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  1. martino Rispondi
    con la suddetta proposta. lasciamo i soldi nelle tasche dei cittadini (i.e. taxpayers) che poi sapranno ben scegliere loro le università dove mandare i loro figli. così le università dovranno migliorarsi altro che bandire concorsi con i candidati "incrociati"...
  2. Sandro Rispondi
    Ritengo che, sono molti i metodi che potrebbero essere usati per "misurare" il livello di una università a cui legare erogazioni pubbliche. Il peggiore metodo di tutti è quello di metterle tutte sullo stesso piano, come avviene da sempre in Italia. Ma chi vuole veramente cambiare questa situazione (al di là di ciò che annuncia ufficialmente)? Nessuno, perché nessuno ha voglia di affrontare l'ira di chi sarebbe penalizzato, da un sistema di valutazione. Per questo Mussi, dice di fare l'agenzia di valutazione, (con tempi di attuazione millenari), ma rinuncia ad usare le valutazioni del CIVR che sono già lì belle e pronte. Per questo è meglio riformare in modo radicale, per rilanciare alla grande (che richiede tempo, vedi anche CNR) che non aggiustare migliorando l'esistente in tempi brevi. Come il buon Tommaso di Lampedusa insegna, il miglior metodo per non cambiare nulla è fare una bella rivoluzione. Conviene creare continuamente stati di transizione in cui santorie e colpi di spugna la fanno da padrone, che non bandire concorsi seri, in numero ragionevole ma con continuità. Conviene lanciare un tozzo di pane per attirare i cervelli fuggiti (con benefici titoloni sui giornali), che creare seriamente e silenziosamente le condizioni che rendano appetibile un ritorno. Avviso ai naviganti: fa più rumore un albero che cade, che una foresta che cresce, ma quando, come sull'isola di Pasqua l'ultimo albero sarà caduto, nessuno potrà più procurarsi notorietà tagliando alberi- Forse però sarà troppo tardi.
  3. riccardo Rispondi
    Interessante analisi, io però oserei un poco di più. Perché non spostare i finanziamenti dalle università ai cittadini?diciamo per esempio dimezzare i finanziamenti alle università e l'altra metà darli ai cittadini. Allo stesso momento aumentiamo le tasse universitarie in maniera che chi può pagarsele lo fa da sè, chi invece non può è coperto dallo stato. In questo modo le università saranno obbligate a combattere inefficienze e carenze,perchè il valore di uno studente, intendendo in euro, salirà e le università necessiteranno di quegli studenti. Gli studenti sceglieranno le università migliori e così anche le altre saranno stimolate al miglioramento. Sul problema della scelta non credo che ci sia da discutere,già ora si conoscono le università migliori e quelle peggiori. Abolendo il valore legale della laurea solamente le università di valore produrrano laureati appetibili sul mondo del lavoro e questo mi sembra la migliore informaione. Questo unito ad una agenzia di valutazione composta da italiani ed europei in egual misura,senza membri che debbano giudicare università con cui hanno avuto contratti o contatti negli ultimi anni,penso possano dare una sterzata all'università.
  4. oreste gallo Rispondi
    opinioni che condivido in gran parte. una domanda riguardo ai sistemi di valutazione esistenti sulla qualita' dell'insegnamento universitario. cosa viene misurato? la qualita' dei professori? La competenza acquisita dagli studenti (come si sembra avvenga in Francia)? O il successo degli studenti (come mi sembra avvienga in Inghilterra)? Riguardo alla distribuzione di informazioni, quali soluzioni sono state adottate in altri paesi Europei?