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  1. luigi antonelli Rispondi
    leggo addirittura su un'intera pagina di repubblica di lunedi 5 feb 2007 la storia di un rumeno emofiliaco che è venuto in italia solo perchè nel suo paese non gli passano un medicinale che costa 30 mila euro mensili cioè 360 mila euro l'anno. Il rumeno pretende che l'italia si faccia carico della sua infermità e ne paghi le spese !!! Ovviamente sullo stesso giornale immediatamente il giorno successivo Mario Marcone capo dip. immigrazione del viminale ,si è affrettato immediatamente a confermare che questo è un suo diritto. Ecco mi chiedo e chiedo a chi ne sà più di me come affrontiamo pragmaticamente (senza falsi buonismi nè spot di maniera)queste situazioni che iniziano a pesare significativamente sulla nostra sanità pubblica a causa ormai del passa parola instaurato nei paesi dell'est di venire in italia per curarsi su malattie importanti aggiungo che si sta creando anche in questo caso e specie per le frangie di cittadini italiani con minor reddito una nuova competizione su welfare sanitari con gli stranieri! Per parte mia non ritengo minimamente giusto che in un contesto di gerarchia delle priorita' il povero cittadino italiano non debba subire costi aggiuntivi ne peggioramento dell'assistenza a causa dell'incapacità storica del nostro paese nel prendere posizione sera sul fenomeno stranieri.
  2. fabrizio Rispondi
    Vi siete mai chiesti se la scelta del farmaco da parte del medico sia la più efficace ed appropriata? Quanto di questa scelta deriva da conoscienze scientifiche e quanto da pressapochezza o interessi personali. I sospetti sono forti poichè con l'indicazione ad utilizzare stesse molecole, ma generici, si sono sollevate proteste dai medici. Ma di che medici?
  3. loredano milani Rispondi
    Ho letto con interesse l'articolo Farmaci, spendere meglio è possibile. Concordo con gran parte delle affermazioni ma mi permetto alcune osservazioni: si afferma che : Il rimborso dei farmaci potrebbe avvenire a livello di categoria terapeutica, lasciando ai pazienti il pagamento delle eventuali differenze: come per i farmaci equivalenti, il prezzo di riferimento potrebbe influenzare tutti i medicinali della classe. Si assume il principio dell'equivalenza di classe ,che non sempre è vero ( in letteratura ci sono numerosi esempi; uno per tutti beta bloccanti simili dal punto di vista farmacologico non hanno confermato la riduzione della mortalità nello scompenso cardaco). A mio parere l'equivalenza di classe dev'essere dimostrata e devono essere rimborsabili i farmaci con maggiore evidenza di letteratura ( che tra l'altro costano in genere di meno perchè piu' vecchi) e non quelli che per quanto simili non hanno studi di supporto sufficienti. Non va poi dimenticato che le indicazioni delle schede tecniche riportano spesso delle indicazioni non uniformi all'interno della stessa classe con problemi di ordine legale nella prescrivibilità per levarie condizioni. Grazie per l'attenzione loredano milani
  4. Adriano Sala Rispondi
    Concordo: farmaci, spendere meglio è possibile. Specialmente in presenza di deficit pubblico. Ma la spesa per farmaci mi risulta essere inferiore al 15% della spesa sanitaria, mentre la spesa ospedaliera mi risulta essere maggiore del 50% della spesa sanitaria. Allora perchè incidere sui farmaci e non anche sulle spese ospedaliere con la stessa intensità? non sarà che non si fa per non toccare amici degli amici degli amici? Cordialità.
  5. Paolo Manzoni Rispondi
    Mi permetto segnalare un problema che da tempo mi chiedo come mai nessuno vuole affrontare, o forse è facile capire perchè! Quando in Italia ad un malato vengono prescritte dosi di farmaco inferiori alle confezioni ( e cioè quasi sempre ) il sistema sanitario nazionale si fa carico del costo relativo anche ai farmaci inutilizzati. Negli U.S.A. dove i farmaci sono sovente rimborsati dalle assicurazioni private questo è impossibile in quanto il farmacista ( non a caso laureato e competente come da noi ) non può vendere un numero di dosi maggiori di quelle prescritte ed all'uopo quindi le confeziona ad hoc prima della consegna all'utilizzatore finale. Proviamo ad immaginare quindi l'enorme risparmio che si trarrebbe adottando anche da noi questa procedura che eviterebbe il continuo spreco del 20% /30% almeno dei farmaci che i contribuenti pagano. Tra l'altro possiamo immaginare che le case farmaceutiche risparmierebbero costi nella distribuzione in colorate piccole scatole, in costosi blister, etc. che potrebbero contribuire al compenso dovuto alle Farmacie per questo maggior onere, che giustamente dovrebbe essere riconosciuto per il confezionamento. In teoria sarebbe un vantaggio per tutti, o quasi, dal momento che vendere un po' di prodotto in più non dispiace mai al produttore !
  6. Fabio Camilletti Rispondi
    si dice, non so se è vero, che i farmaci all'estero costano di meno e che in Italia le lobby farmaceutiche siano molto forti. Perchè non autorizzare le ASL all'acquisto di farmaci suml mercato europeo? mentre questo non è possibile per il consumatore finale (ad esempio per il foglio informativo che deve essere comprensibile), i medici operano con il principio attivo e il farmaco potrebbe essere utilizzato anche se acquistato all'estero. Si avrebbero 2 effetti, una riduzione della spesa sanitaria pubblica e una introduzione di concorrenza che non può fare che bene al nostro sistema.