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  1. Francesco Pirone Rispondi
    Condivido pienamente il richiamo ad una maggiore informazione dei lavoratori per permettergli di scegliere con consapevolezza il momento e le modalità di pensionamento. Più in generale l'allargamento dei margini di scelta individuali sulle modalità di gestione del risparmio previdenziale e, contestualmente, l'aumento dei gradi di flessibilità relativi al momento e alle condizioni economiche del pensionamento (al limite dell’individualizzazione) richiedono una capacità di reperire e manipolare informazioni molto più elevata rispetto a quella che era richiesta alle coorti di anziani andati in pensione non molti anni addietro. Risulta, quindi, necessario, oltre ad una campagna pubblica d'informazione, un impegno maggiore delle organizzazioni sindacali nel campo della consulenza previdenziale (utilizzando anche strumenti informatici ad hoc in grado di delineare scenari previdenziali personalizzati) che aiuti costantemente il lavoratore principalmente a perseguire strategie previdenziali opportune nel corso di tutta la vita lavorativa.
  2. A. Battista Rispondi
    L'informazione ha un valore intrinseco per l'individuo che ha di fronte scelte previdenziali: questa potrebbe essere la sintesi dell'articolo. Se ciò é vero, ne consegue che chi produce questo metavalore (che si traduce nella la c.d. - impropriamente - consulenza) non genera un mero costo di transazione / intermediazione ma é semplicemente il generatore di un servizio essenziale in materia di previdenza. Se la finalizzazione del risparmio ha dunque un valore, bisogna essere disposti ad accettarne i costi, compresi quelli informativi. E' evidente che la campagna pubblica può definire le informazioni generali e dare ai più - ad essere comunque ottimisti - il quadro interpretativo di riferimento. Non può che spettare alla reti commerciali lo sviluppo di un approccio professionale che svolga correttamente questa fondamentale funzione. Se tale quadro é anche solo parzialmente condivisibile, é evidente che anche l'approccio alla minimizzazione dei costi " a tutti i costi" dovrà essere parzialmente rivisto da parte di tutti, regolatore e fondi pensione chiusi in testa.
    • La redazione Rispondi
      Gentile Signor Battista, molto delle cose che Lei scrive sono condivisibili. La produzione di informazione è costosa e non è evidente che il mercato dia gli incentivi che servono a produrre la quantità ottimale di informazione. In ogni caso, è bene che resti fermo il principio per cui non si mettono "le volpi alla guardia del pollaio". Cordiali saluti, Mario Padula
  3. Stefano Crimì Rispondi
    All'interno dell'articolo è stato sostenuto che il tasso di sostituzione col vecchio sistema previdenziale arrivava al 71% dell'ultima retribuzione netta, valore che scenderebbe di 10 punti col nuovo sistema. Ora, fermo restando che il nuovo sistema è sicuramente meno "generoso" del vecchio (ma alla fine più equo per la società, ottenendo l'uguaglianza tra versamenti attualizzati e prestazioni percepite), mi pare che il tasso di sostituzione dipende in maniera fortissima dall'evoluzione della crescita salariale: chi ha fatto carriera avrà un tasso di sostituzione sull'ultima retribuzione più basso, visto che la pensione sarà calcolata su tutti i contributi versati nel corso della vita lavorativa, ma chi ha avuto un'evoluzione sostanzialmente piatta della retribuzione (che è il caso più frequente). Ho provato a fare una simulazione con le regole attuali (incluse le percentuali per il calcolo della pensione partendo dal montante). Ipotizzando l'inflazione al 2%, la crescita reale del PIL all'1,5% e l'incremento reale del salario dell'1% annuo, con 40 anni di contributi e 65 di età il tasso di sostituzione sarebbe 98%, che scende a 85% con 35 anni di contributi...
    • La redazione Rispondi
      Gentile Signor Crimì è vero che la dinamica delle retribuzioni (e dei redditi), del PIL, cosi' come gli anni di contribuzione e l'età del pensionamento sono ingredienti fondamentali nel calcolo della pensione con il sistema contributivo. Infatti, ipotesi diverse sulla dinamica di retribuzioni (e dei redditi), del PIL sugli anni di contribuzione, e sull'età del pensionamento generano tassi di sostituzione diversi tra di loro. L'articolo fa riferimento ad un esempio che è descritto nel lavoro intitolato "Retirement expectations, pension reforms, and their impact on private wealth accumulation", che Renata Bottazzi, Tullio Jappelli ed io abbiamo scritto e che il Journal of Public Economics ha pubblicato in Dicemnbre. Dal lavoro e dall'esempio che Lei propone emerge in modo chiaro che il sistema contributivo comporta una vera e propria rivoluzione copernicana nel modo in cui si calcola la pensione. E rende cruciale la funzione informativa che gli enti previdenziali possono assolvere presso gli assicurati. Cordiali saluti, Mario Padula