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Più tasse e più spese: la Finanziaria 2007 dopo il primo assalto alla diligenza

Sono passati due mesi dal varo della Finanziaria da parte del governo. Nel frattempo c’e’ stato, come previsto, l’assalto alla diligenza. Dopo l’approvazione della Camera e il voto del Senato sul decreto fiscale è il momento di fare il punto sulla composizione della manovra. Avevamo scritto a settembre che il rientro dal disavanzo eccessivo avveniva principalmente sul lato delle entrate. Adesso l’aggiustamento è unicamente basato su maggiori tasse e contributi. La spesa non solo non si riduce, ma potrebbe aumentare fino a 6,5 miliardi rispetto allo scenario a bocce ferme. Il contrario di ciò di cui il paese aveva bisogno.

Più tasse e più spese: la Finanziaria 2007 dopo il primo assalto alla diligenza

Sono passati due mesi dal varo della Finanziaria da parte del governo. Nel frattempo c’è stato, come previsto, l’assalto alla diligenza. Dopo l’approvazione in prima lettura della Camera e il voto del Senato sul decreto fiscale è il momento di fare il punto sulla composizione della manovra. Avevamo scritto a settembre che il rientro dal disavanzo eccessivo avveniva quasi solo sul lato delle entrate. Adesso l’aggiustamento è unicamente basato sulle tasse. La spesa non solo non si riduce, ma potrebbe aumentare fino a quasi 6,5 miliardi rispetto allo scenario a bocce ferme. Il contrario di ciò di cui il paese aveva bisogno.

No tagli? Più tasse!

La tabella qui sotto riproduce le cifre della manovra dopo il primo passaggio in Aula. Riportiamo le stime del governo per il 2006 e per il 2007 “a bocce ferme” (il tendenziale), senza la Finanziaria. Poi le stesse grandezze alla luce della manovra. Come si può vedere, il miglioramento dei conti pubblici rispetto al tendenziale è dovuto solo all’incremento delle entrate. La spesa non diminuisce. Anzi aumenta e non di poco: fino a 6,5 miliardi di euro, circa mezzo punto di Pil. Questo significa che il prelievo dovrà aumentare di più di quanto richiesto per rispettare gli impegni presi in Europa. Quel “di più” serve a coprire le maggiori spese previste dalla manovra.
Vediamo come si può arrivare fino a 6,5 miliardi di spese aggiuntive (lo scenario peggiore). Il governo (e il Parlamento a questo punto) prevede un incremento della spesa di 870 milioni. A questa cifra vanno però aggiunti i vari ticket sanitari contemplati dalla manovra (1,2 miliardi). Sebbene una discutibile convenzione contabile li classifichi come riduzioni di spesa, il ticket viene pagato dai cittadini e, quindi, deve essere assimilato a una maggior spesa finanziata da maggiori prelievi contributivi. Inoltre, non ci sembra corretto ignorare il fatto che il Patto di stabilità interno impone agli enti locali che non fossero in grado di ridurre le spese di ricorrere alle addizionali Irpef. In questo caso il prelievo potrebbe aumentare di altri 3,2 miliardi.
Infine, bisogna tenere conto dell’accordo raggiunto sul rinnovo del contratto del pubblico impiego, scaduto da ormai 10 mesi. Questo accordo contempla incrementi salariali per circa 3 miliardi a regime. È stato presentato dal sindacato come esigibile da subito. Ma le stime del governo prevedono che le risorse per il contratto siano a disposizione solo nel 2008, quindi siano esigibili solo da allora. A chi credere? Potrebbe anche trattarsi di un accorgimento per prendere tempo, come avvenuto spesso con metodi poco trasparenti nella passata legislatura (dove si prorogava la vacatio contrattuale per spostare risorse da un esercizio all’altro). Nel dubbio preferiamo iscrivere almeno la metà degli incrementi previsti a regime nel bilancio 2007.

Il conto potrebbe salire

Sono ora al vaglio dell’esecutivo (verrà d’ora in poi richiesta la controfirma di Prodi su ogni emendamento) altri cinquanta emendamenti per circa 500 milioni di euro. Almeno la metà di questi “ritocchi” contempla una crescita delle spese (in particolare quelli su “Mezzogiorno e sicurezza” e su “scuola e ricerca”). Dunque, il conto potrebbe salire nel corso del secondo passaggio parlamentare.

Un giudizio sintetico

L’economia italiana è gravemente malata. Questa Finanziaria doveva dettare l’agenda di una politica economica per il suo rilancio in questa legislatura, riportando al contempo il deficit sotto il 3 per cento, come richiesto dagli impegni presi con Bruxelles. La manovra dovrebbe permetterci di centrare questo secondo obiettivo, ma solo attraverso l’incremento della pressione fiscale, che potrebbe aumentare fino al 42,2 per cento dal 41,4 del 2006, un anno di entrate boom, e dal 40,6 nel 2005. Nella gestione della spesa non si nota alcuna discontinuità con la politica di bilancio della passata legislatura che ci ha portato al disavanzo eccessivo. Dato che non si affronta il problema alla radice, è probabile che nuovi aumenti di spesa seguiranno agli aumenti di tasse secondo un ben noto e sperimentato meccanismo di “tax push”.
La spesa aumenta perché non solo non si interviene per ridurre gli sprechi nel pubblico impiego, ma si concede un incremento di almeno il 5 per cento delle retribuzioni, dopo cinque anni in cui sono già cresciute quasi del doppio rispetto a quelle dei dipendenti privati. Al contrario degli accordi nel settore privato, si tratta di incrementi delle retribuzioni di fatto, non di incrementi dei soli minimi contrattuali (che sovrastimano l’incremento del monte salari complessivo, dato che le remunerazioni sopra i minimi aumentano di meno).
Non si interviene sulla spesa pensionistica, mentre si spostano accantonamenti per il Tfr all’Inps, un’operazione che non può che avere effetti una-tantum sulle entrate (sfruttando i primi sei mesi in cui il lavoratore deve decidere), ma che rischia di avere effetti permanenti nell’ostacolare il decollo della previdenza integrativa. I fondi raccolti col Tfr saranno molto probabilmente impiegati per finanziare i trasferimenti alle Ferrovie dello Stato. Dato che il passaggio del Tfr all’Inps comporta il passaggio da un sistema a capitalizzazione (pur virtuale) a uno a ripartizione, l’aumento della spesa in conto capitale viene in gran parte annullato dalla riduzione degli investimenti privati.
Il forte incremento della pressione fiscale (+ 1,6 per cento in due anni) rischia di strangolare la fragile crescita in atto (che comunque ci vede in ritardo rispetto al resto dell’Europa). L’unica discontinuità con la legislatura appena conclusa è che, questa volta, assieme alle spese, aumenteranno anche le tasse, in modo permanente. Si tratta per lo più (tranne il Tfr) di coperture vere e non una tantum.

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Ma la diligenza ha retto l’assalto, di Sergio Nicoletti Altimari *

Nell’articolo di Tito Boeri e Pietro Garibaldi sono ribadite alcune critiche alla Finanziaria. Mi sembra che l’intervento sia eccessivamente semplicistico e che si basi su un’analisi perlomeno parziale dei dati.

Le cifre della manovra

I due autori affermano innanzitutto che alla Camera “(…) c’è stato, come previsto, l’assalto alla diligenza”. L’assalto c’è sicuramente stato. Si può rispondere che è l’espressione, talvolta magari accesa, delle prerogative parlamentari di questo paese e quindi parte del normale processo democratico. Ma soprattutto, bisogna riconoscere che in realtà la diligenza ha retto benissimo l’assalto, come dimostra una semplice verifica dei dati. Nonostante il clamore sui giornali, la sensazione che tutto cambiasse ogni giorno, le cifre della manovra sono mutate pochissimo (vedi la tabella sotto ripresa dalle tavole presentate dal ministro Padoa-Schioppa al Senato e pubblicate sul sito del ministero dell’Economia).
Non è neanche corretto affermare che mentre “a settembre avevamo scritto che il rientro dal disavanzo eccessivo avveniva solo dal lato delle entrate. Adesso l’aggiustamento è basato solo sulle tasse”. Gli emendamenti della Camera hanno lasciato pressoché invariata la pressione tributaria e hanno ridotto quella contributiva. Le maggiori spese vengono finanziate per la maggior parte da riduzioni di spese già previste e, in misura minore, da ulteriori provvedimenti di lotta all’evasione.
Ma la tesi principale dell’articolo, già avanzata in altre occasioni, è che la manovra, pur raggiungendo l’obiettivo di ridurre il deficit pubblico, è sbilanciata sul lato delle entrate e comporta un aumento eccessivo della pressione fiscale, con effetti depressivi per l’economia italiana. Inoltre “nella gestione della spesa pubblica non si nota alcuna discontinuità con la politica di bilancio della passata legislatura che ci ha portato al disavanzo eccessivo”.
Ora, e iniziando dal primo punto, è innegabile che l’obiettivo di riduzione del deficit viene raggiunto (cosa peraltro non da poco considerando l’esperienza degli ultimi anni e che in assenza di interventi l’indebitamento netto si sarebbe collocato al 3,8 per cento del Pil) con un aumento delle entrate nette dello Stato (circa 16,5 miliardi). Tuttavia, non tutte le entrate sono uguali e nel fare di esse un unico fascio, l’analisi rischia di essere superficiale.
Innanzitutto, non tutte le entrate rappresentano un aumento di prelievo netto aggiuntivo sul settore privato. I proventi della lotta all’evasione fiscale per esempio, oltre a rispondere a un’ovvia esigenza di equità, non sono un prelievo aggiuntivo su cittadini e imprese che già adempiono al loro dovere fiscale. Hanno effetto recessivo? Non nel medio periodo perché una riduzione dell’evasione fiscale comporta anche una riduzione delle distorsioni della concorrenza tra soggetti altrimenti uguali. Similmente, il trasferimento di parte del Tfr all’Inps, misura che magari può essere criticata da altri punti di vista, non comporta un prelievo aggiuntivo sul settore privato, trattandosi semplicemente del passaggio di un pre-esistente istituto privato a uno pubblico a parità di trattamento dei lavoratori. Queste due voci da sole rappresentano circa 14 miliardi (circa il 65 per cento delle entrate totali).
In realtà, se si effettua un calcolo accurato del prelievo netto aggiuntivo sul settore privato effettuato da questa Finanziaria, si scopre che esso ammonta a circa 4,5 miliardi nel 2007, quindi meno di un terzo dell’aggiustamento di bilancio effettuato (15,2 miliardi) e scende ad appena 1,5 miliardi a partire dal 2008. È chiaro che si tratta di entità ben diverse da quella rappresentazione della Finanziaria di solo “lacrime e sangue” che si tende a dare.
Nel calcolo sono inclusi peraltro i ticket sanitari, che effettivamente vengono pagati dai cittadini. Non è chiaro però perché dovrebbero rappresentare un aumento della spesa pubblica, dato che permettono, e vengono introdotti a fronte di, una riduzione della spesa sanitaria tendenziale delle Regioni. Si tratta inoltre di un provvedimento importante per stimolare un più responsabile comportamento di consumo e quindi un contenimento dei meccanismi di spesa sanitaria.

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La discontinuità col passato

Veniamo quindi all’accusa di una presunta mancanza di discontinuità rispetto al passato in materia di spesa pubblica. Boeri e Garibaldi sostengono che la spesa è destinata ad aumentare anche nelle previsioni del governo (circa 870 milioni) rispetto allo scenario a ‘bocce ferme’, cioè il tendenziale a legislazione vigente. Ebbene, è chiaro per chiunque abbia seguito l’evoluzione dei conti pubblici in questi anni che si tratterebbe comunque di un risultato di grande importanza. Per due motivi. Innanzitutto, perché ci si confronta con un tendenziale estremamente stringente. Nell’ultima Finanziaria della passata legislatura, che esplica i suoi effetti per il triennio 2006-08, erano infatti previsti tagli molto sostanziali di spesa, peraltro mai effettuati negli anni precedenti, che si sono per di più dimostrati in buona parte insostenibili. Un esempio per tutti: i finanziamenti per le infrastrutture stradali e ferroviarie erano stati più che dimezzati e si sarebbero dovuti chiudere i cantieri.
In secondo luogo, il raffronto cruciale va fatto in chiave storica (anche perché il tendenziale non è necessariamente un buon benchmark). La spesa pubblica corrente primaria (al netto degli interessi sul debito pubblico) in rapporto al Pil è aumentata di oltre due punti e mezzo negli ultimi cinque anni. Con la Finanziaria, il governo si propone di stabilizzarla e anzi di ridurla leggermente dal 40,2 al 40,1 per cento del Pil nel 2007 e progressivamente in maniera maggiore negli anni successivi, fino al 39,2 per cento nel 2009. In termini reali si avrebbe una crescita della spesa corrente primaria dello 0,8 per cento contro una crescita media annua nell’ultimo quinquennio pari al 2,1 per cento. Si tratterebbe di un notevole successo poiché si tratta di fermare un treno in piena corsa. La spesa sanitaria, per esempio, è aumentata negli ultimi dieci anni a un ritmo medio del 7 per cento all’anno. Con la Finanziaria ci si propone di bloccarne l’espansione il prossimo anno e di farla tornare a crescere a un ritmo più sostenibile (circa il 3 per cento annuo) a partire dal 2008. Aumenterebbe invece leggermente, dal 4,4 al 4,6 per cento del Pil, la spesa in conto capitale, che è cruciale per migliorare le infrastrutture pubbliche. Si attua quindi un forte contenimento e una riqualificazione importante della spesa.
L’articolo ipotizza infine che la spesa potrebbe aumentare di più di quanto previsto dal governo, se gli enti locali non fossero in grado di ridurre le loro spese, e a causa dei contratti del pubblico impiego. Non entro nel merito qui perché è difficile valutare l’effettiva consistenza di queste ipotesi. Ma si tratta al più di rischi, su cui l’articolo pone un’enfasi forse eccessiva.
Un punto però mi sembra difficile ignorare: dagli enti locali dipende ormai circa il 30 per cento della spesa totale delle pubbliche amministrazioni, più della metà se si esclude la spesa previdenziale e per interessi sul debito pubblico. È quindi impensabile contenere la spesa pubblica senza chiamarli a fare altrettanto, pur rispettando, come fa la Finanziaria 2007, la loro autonomia decisionale.
Si deve certamente fare di più sul lato della spesa, il che richiede di intervenire sui meccanismi generatori di spesa e di inefficienze e quindi sul funzionamento degli apparati pubblici con profonde riforme e di rivedere le priorità dei programmi di spesa: un processo arduo che è stato possibile solo avviare in questo breve arco di tempo, ma che dovrà esser perseguito tenacemente nei prossimi mesi.

* Consigliere del ministro dell’Economia e delle Finanze


Composizione della Manovra finanziaria per il 2007 dopo l’approvazione alla Camera
(Valori in miliardi di euro)

La replica degli autori

Se effettivamente la composizione della manovra non è cambiata durante il primo passaggio parlamentare, questo significa che nei nostri calcoli di fine settembre eravamo stati troppo ottimisti, sottostimando il contributo delle entrate (o sovrastimando il contributo dei tagli alle spese) alla manovra. In effetti, anche la bozza presentata dal Governo a fine settembre non contemplava riduzioni della spesa rispetto al tendenziale e prevedeva un aumento della spesa primaria corrente rispetto al 2005, nonostante il miglioramento delle condizioni congiunturali.
Quando abbiamo scritto l’articolo di fine settembre la relazione tecnica alla Finanziaria non era disponibile.
Speriamo che la declamata volontà di questo governo di aumentare la trasparenza dei conti pubblici si traduca nell’impegno a presentare la relazione tecnica contestualmente al testo della Finanziaria, e a renderle disponibili al paese.

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29 commenti

  1. DM

    Classificare l’aumento dei ticket sanitari come diminuzione di spesa tout court è sicuramente sbagliato, ma calcolarli addirittura come aumento della spesa mi sembra una vera forzatura. Un maggiore costo per il cittadino di determinate prestazioni porterà verosimilmente ad una riduzione della loro domanda, e quindi ad una diminuzione (anche se probabilmente molto limitata) dei costi sostenuti dal servizio sanitario per erogarli. Gli autori sembrano ignorare completamente questo effetto, e dare per scontato che l’aumento degli introiti grazie al ticket si trasformerà automaticamente in un corrispondente aumento delle spese, invece che in riduzione del forte deficit del sistema sanitario delle regioni italiane; una simile semplificazione catastrofistica mi pare francamente esagerata.

    • La redazione

      la sua osservazione e’ parzialmente giusta. in effetti, con
      l’introduzione del ticket la domanda di questi servizi
      dovrebbe diminuire. Il nostro calcolo contabile non ne tiene
      conto, ma indubbiamente si avvicina di piu’ alla realta’
      rispetto a quanto fa il governo.

  2. Gaetano Criscenti

    Sempre eccezionalmente chiara e lucida l’argomentazione che va dirtta sul bersaglio , inchiodando Prodi e Padoa Schioppa alle loro responsabilità !
    L’articolo , sicuramente per scelta , non individua il motivo per cui , da una campagna elettorale impostata verso il coraggio e l’intervento sulle inefficien, si è passati ad una finanziaria di basso profilo innovativo , e fortemente punitiva verso il contribuente.
    Ma , visto che io non mi sono posto alcun limite , posso , senza tema, dire ciò che sta sotto gli occhi di tutti: il peccato originale di questa coalizione , unito agli effetti perversi della legge elettorale, sta dando i suoi avvelenati frutti; il poco coraggio nel non aver voluto distaccarsi elettoralmente dalla sinistra radicale, cosa che ha limitato la capacità del centro sinistra di attirare consensi e voti tra i moderati, è stata una scelta che sta ora obbligando Prodi ed i suoi a concessioni alla sinistra estrema , di ogni tipo, in cambio , quasi unicamente , della possibilità di esistere , memori , come sono , delle cotellate alle spalle , che un certo Bertinotti, diede ,nell’affossare i precedenti governi di centro sinistra!!!!
    E poichè questo ricatto permane , e no si vede all’orizzonte alcun progetto politico , nè tattico, nè strategico, capace di mutare le cose , mi aspetto, e vorrei sbagliare , una legislatura fatta di continue concessioni alle anime più con sevatrici della coalizione ; e già , perchè questa situazione corrisponde ai desiderata, neanche tanto nascosti, di una parte della coalizione , felice di poter rifare il vecchio gioco delle clientele e della finanza pubblica allegra. Non sono forse in molti , in questa , come nell’altra , coalizione , ad essere eredi del consociativismo di Craxiana memoria?
    Peccato che non si può più aumentare a piacimento il debito pubblico, ma forse hanno trovato la strada di fare affari per 5 anni, facendo pagare il conto ai ceti produttivi e dandone la colpa ai sinistri!!!

    • La redazione

      grazie del commento. Noi preferiamo concentrarsi sulle scelte di politica economica.

  3. Giuseppe

    apprezzo molto e condivido pienamente l’analisi condotta nell’articolo.Quello che mi stupisce profondamente è che l’attuale maggioranza non tenga conto di contributi così autorevoli,lapidari e disinteressati come il vostro,che non proviene certo dall’area dell’opposizione di destra.Come è possibile spiegare tanta sordità e miopia? Sarebbe interessante conoscere il vostro autorevole parere.

    • La redazione

      Juncker dice che i politici sanno benssimo le riforme che devono fare, ma non sanno come essere rieletti una volta
      fatte. Noi speriamo di aiutarli a ricordare quello che si deve fare.

  4. Alessio Calcagno

    Ho letto con molta attenzione all’articolo. Sono cose risapute, anche da coloro che stanno al governo. Mi e’ difficile immaginare Padoa Schioppa che non sappia di spesa corrente crescente, del 42% di pressione fiscale, del 50% del PIL gestito dallo stato, dei trucchi del trasferimento del tfr etc.
    Il punto della Voce sta diventando ripetitivo e monotono, in quanto si concentra all’obiettivo ideale da raggiungere senza fare un minimo sforzo sul capire perche’ tale obiettivo non venga ripetutamente (sia con la destra che con la sinistra) raggiunto.
    “Un conto e’ conoscere la strada, un altro e’ prenderla”, sono le parole di un filmetto americano.
    Il punto e’ che in Italia prima di pensare a giocare (con DPEF e Finanziarie) bisognerebbe ridefinire le regole del gioco.
    Sono le regole che non funzionano ed il parlamento non e’ in grado di modificarle. Questo conduce alla dittatura.
    La legge elettorale maggioritaria e’ arrivata dopo il grosso scandalo Tangentopoli e un referendum popolare. L’inconsistenza dei governi dopo la seconda guerra mondiale, a seguito della modifica da parte di Giolitti della legge elettorale che aumento’ la base elettorale a scapito della governabilita’ clientelare dei suoi precendenti mandati, porto’ allo stallo e poi a Mussolini.
    Bisogna condurre una campagna ed uno studio che portino nella popolazione la consapevolezza di un nuovo modo di giocare alla politica.
    Maggioritario a doppio turno. Del genere “one party goverment” (come avviene qui in UK, dove le coalizioni sono bandite e schifate). Dire che “votare un partito” che stia per un mandato intero, che riesca a realizzare quello per cui e’ stato votato, e’ meglio della non-decisione, dei programmi elettorali che in centinaia di pagine non dicono niente, dell’annacquamento italiano.
    Far propria l’idea che 5 idee diverse in uno stesso governo non sono democrazia ma anarchia. Prima le regole, regole, regole. Poi tutto il resto.
    Spero di essere stato chiaro.

    • La redazione

      Riteniamo che l’aumento di spesa rispetto al tendenziale non
      fosse cosa pubblica, e che quindi i nostri calcoli aiutano a
      fare chiarezza.

  5. Marco Solferini

    Gli emendamenti che aumentano la spesa sono qualcosa di astratto al concetto di pianificazione economica.. io non li capisco così mi pare che l’iter per l’approvazione di una legge finanziaria sia troppo farraginoso e burocratico. Pur non potendo esprimere un giudizio dotto come quello degli autori, mi limito ad osservare che la c.d. classe media, quella maggioranza silenziosa e per alcuni versi costante pensatrice che nel domani non vi sono certezze (poichè sempre Popolo di poeti siamo e rimaniamo), quella maggioranza alla quale arriva dopo il dibattimento mediatico una percentuale minima di contenuti, diciamo circa il 10% ad essere generosi, perlomeno consideriamo chi legge almeno una volta la settimana un quotidiano economico, questa maggioranza che però determina un altra maggioranza cioè quella di Governo questa finanziaria non la può oggettivamente capire. Senza malizia e con neutralità di intenti. A parte la evidente discrasia e le considerevoli differenze con il programma di Governo (quel libro giallo che l’Unione aveva in mano nella foto di gruppo prima delle elezioni), ma è chiaro che aveva contenuti propagandistici, se vogliamo assumere un tono serioso, per rispetto verso la democrazia del dialogo, è inutile raccontarci mezze verità, ma quel poco di economico che si rinveniva in quel libro indicava ai lettori un altra cosa, parecchie altre cose. La classe media capisce che è una finanziaria di tasse, che non conteniene la spesa pubblica, che calmiera le acque in sede Unione Europea, ma non risolve i nodi cruciali dell’economia, i grandi temi che sono un pò le spade di Damocle all’Italiana e poichè ritengo Confindustria e l’Ocse due istituzioni di grande prestigio e serietà, non sostiene la crescita come da questi dimostrato ormai nero su bianco stampato.
    De-politicizziamo i contenti del pro e del contro e forse meglio sarebbe se questa materia entrasse nell’esclusivo limbo dei tecnici.

    • La redazione

      il problema della formazione della legge di bilancio e’ un
      problema molto serio e intendiamo nei prossimi mesi
      occuparci dell’argomento, che risulta cruciale per la qualità delle decisioni pubbliche

  6. Fabrizio

    E’ indubbio che quanto detto nell’articolo corrisponde ad assoluta verità. Ma non c’è da meravigliarsi ricordando i precedenti di Prodi e Visco: tasse, tasse e ancora tasse. Purtroppo gli italiani sono stati davvero c…ni a credere a questo centro sinistra, che di centro ha poco e ha molta sinistra.
    Basti guardare la rimodulazione delle aliquote Irpfef, misura che rende poco (circa 480 milioni su 35 miliardi di finanziaria) e che è puramente ideologica (penalizzare i ricchi a favore dei poveri, considerando i ricchi coloro che percepiscono un reddito di quarantamila euro!!!), e quindi particolarmente invisa a tutti. Chi ci guadagna non se ne accorgerà nemmeno e chi ci perde se ne accorgerà e contrarrà i consumi.
    E l’anno prossimo saremo da capo.

  7. Massimo D'Antoni

    Trovo piuttosto sconcertante l’affermazione per cui considerare un aumento dei ticket una riduzione di spesa sia una discutibile convenzione contabile.
    Con la stessa logica, se aumentassero i prezzi dei biglietti ferroviari, o le tasse universitarie, gli autori ci direbbero che questo corrisponde ad un aumento delle tasse perché aumenta l’esborso dei cittadini? O viceversa dovremmo concludere che un’esenzione completa dal pagamento del ticket sia da classificare come una riduzione delle imposte?

  8. Pierluigi

    Bisogna sperare che l’anno prossimo arrivino le vere riforme. Anche io provo a convincermi con questa spiegazione.
    MA SE NON ARRIVANO CHE FACCIAMO?
    Cordialmente.

  9. Giovanni Fazio

    La documentazione del “disastro” della Finanziaria 2007 non poteva essere più completa e convincente, e credo abbia fatto sorgere nei lettori di questo articolo (e dei numerosi altri precedenti) il desiderio di conoscere una sintesi di quali avrebbero potuto essere le misure più idonee a raggiungere quegli obiettivi che il Governo ha così rovinosamente (e colpevolmente) mancato.
    Di qui la proposta, che mi auguro possa essere in qualche modo accolta, che gli estensori dell’articolo vogliano dedicare un po’ di tempo all’illustrazione, nel concreto e al di là delle generiche indicazioni spesso fornite dalle fonti giornalistiche, su quali misure specifiche avrebbe potuto essere impostata la manovra per il 2007 per evitare l’attuale del tutto insoddisfacente risultato.
    Grazie anticipate per l’attenzione che vorrete dedicare a questa proposta.

    • La redazione

      L’obiettivo del nostro pezzo era solo quello di dare un
      quadro “macro” piu’ possible realistico e veritiero.
      Speriamo di esserci riusciti. E’ vero che e’ importante
      indicare specifiche aree di intervento, ma in molte aree lo
      abbiamo fatte (noi in particoalre sul mercato del lavoro).
      CERCHEREMO DI FARE DI PIU’ ANCHE NELL’AREA DEL PUBBLICO impego, della sanita’ e degli enti locali.

  10. gp

    Sinceramente mi risulta assai difficile capire la posizione dei due autori dell’articolo.
    Innanzitutto mi sembra che i due autori propongano una tipica soluzione di un governo di destra (meno tasse e meno welfare opposto al più welfare più tasse) e dovrebbero essere consci che al governo c’è anche un po’ di sinistra e che quindi un aumento dell’imposizione fiscale fosse immaginabile.
    Saluti

    • La redazione

      Il fatto e’ che da noi tutti i governi — sia quelli di sinistra che quelli di destra — aumentano la pressione fiscale, che grava su una parte limitata dei potenziali contribuenti. Su questi che pagano le tasse, la pressione fiscale e’ gia’ molto piu’ alta di paesi che garantiscono comunque un livello molto piu’ alto dei loro servizi. Cordialmente

  11. yaroslav gargiulo

    Molti (e tra questi io) si aspettavano una finanziaria un po’ diversa, ma il governo Prodi si trova a dover fare dei veri e propri equilibrismi tra un’impostazione – diciamo così – socialista classica dell’ala sinistra dell’unione e il conservatorismo diffuso della società italiana, così tanto ben cavalcato dal centrodestra (escluso, a quanto si può capire, l’udc). d’altro canto la composizione della finanziaria è fondamentalmente operazione di semplice copertura di saldi negativi, e non di revisione degli “stock” di spesa. questa revisione, a sentire il presidente Prodi, dovrebbe riguardare l’attività governativa e parlamentare del 2007. Speriamo…tuttavia, per quel poco che posso capire, non sono i livelli di pressione fiscale e di spesa pubblica tout court a strangolare o a incrementare la crescita (mi riferisco in particolare a quella di lungo periodo). molto, secondo me, dipende dalla composizione “qualitativa” delle stesse: una cosa è il prelievo sui rendimenti degli strumenti finanziari, altro è il prelievo sugli utili destinati a riserva; o ancora, una cosa è la spesa per enti e attività inutili, altro è la spesa per ammortizzatori sociali e per la dotazione infrastrutturale e tecnologica. etc.
    Da questo punto di vista, ad esempio, è sicuramente positivo l’aumento dell’imposta sulle cosiddette rendite finanziarie accompagato dall’ormai famoso taglio del cuneo fiscale.
    infine, due cose mi piacerebbe chiedervi:
    1) è possibile calcolare l’effetto negativo della manovra sulla crescita del 2007 (prevista, se non sbaglio, all’1,4%), ferma restando, chiaramente, la possibilità di modifiche al senato?
    2) sarebbe un fatto positivo trasferire le prestazioni assistenziali a enti diversi da quelli previdenziali?

  12. Maria Agata Cappiello

    Mi pare che non ci ricordiamo mai abbastanza per quale motivo molti di noi hanno fatto la scelta di votare per una coalizione di nove partiti, che, ha ragione il vostro lettore, è più simile all’anarchia che alla democrazia. Mi sembra anche che il primo problema di questo governo non sia quello di farsi rieleggere, ma piuttosto di continuare a esistere come governo, a esercitare il mandato. Ma da una coalizione intrinsecamente così fragile non credo sia possibile aspettarsi scelte di politica economica tanto coraggiose e coerenti, da meritare il plauso o per lo meno l’approvazione di economisti illuminati e rigorosi come voi. Ci dovremo accontentare di qualche ciliegina, di qualche buffetto – dell’introduzione di incentivi ambientali, di spese per gli asili nido – ma variabili determinanti della spesa, come le retribuzioni del pubblico impiego, continueranno a crescere come crescevano con il precedente governo. Perchè il problema è alla base, è quello delle regole. Questi accrocchi non possono funzionare e va cambiato il sistema. E probabilmente anche la Finanziaria così com’è non va più bene e va cambiata.

    • La redazione

      Vero. Torneremo presto sulle procedure di approvazione della legge di bilancio.

  13. Gianmarco Bonfanti

    Come vi ho già dimostrato ieri mattina, l’aumento di spesa rispetto al 2006 è sostanzialmente dovuto all’inflazione di cui i vostri conti non tengono conto. E poco importa se il tendenziale era più basso (è stato fatto sulle previsioni di spesa del governo precedente, you know?).
    State più attenti a fare i conti!
    Altra cosa sono i giudizi: è vero, risanano il debito con il metodo più semplice, maggiori entrate.
    Da economisti è giusto farlo notare; da politici è giusto dare ancora tutto il 2007 perché intervengano sulle spese.
    Dopo, il giudizio potrà essere completo.

    • La redazione

      Il tendenziale e’ stato fatto dalla RGS (Ragioneria Generale
      dello Stato) a luglio, due mesi dopo l’isediamento del
      governo. La spesa teiene conto dell’inflazione, come anche
      le entrate, che crescono anche in funzione del PIL nominale.

  14. Costanzo Pazzona

    Due richieste di chiarimento flash. 1) E’ poi così certo che questa finanziaria determini un effetto depressivo sulla domanda. Mentre ciò sembrerebbe certo per la componente interna, quali valutazioni è invece possibile fare su quella estera?
    2) riguardo alla promessa di Visco – relativa alla redistribuzione fin dal prossimo anno dei risultati della lotta all’evasione fiscale – appare realistica o non potremo invece assistere ad una riedizione del vecchio e collaudato copione che prevede alleggerimenti fiscali e/o aumenti di spesa in occasione delle elezioni per il rinnovo del parlamento?

  15. antonio petrina

    Anche oggi sul Corriere si da la notizia di boom di entrate e la cabina di regia del governo ha stabilito che solo dal 2008 si potrà parlare di abbassare le tasse.Ma la domanda che mi faccio è la seguente: la finanziaria 2007 prevede una riduzione del debito pubblico o solo una stabilizzazione?
    Perchè se non fosse ridotto il debito come potremmo domani nel 2008 ridurre le tasse se il debito continua a crescere?
    Saluti!
    antonio petrina

  16. Corrado Tizzoni

    Vorrei evidenziare alcune cifre e considerazioni che sono totalmente ignorate nel vostro articolo e che non mi permettono di condividere la vostra posizione critica sulla Finanziaria 2007:
    – la spesa 2007 in percentuale sul PIL diminuisce rispetto al 2006 di oltre un punto percentuale; mi sembra che sia una novità importante rispetto agli ultimi anni
    -il confronto rispetto al 2007 a “bocce ferme” non ha senso perchè il tendenziale non teneva conto di alcune spese prevedibili e obbligatorie ( Anas, FFSS) e del contratto del pubblico impiego firmato poco prima di sciogliere le Camere
    – l’incremento delle entrate è dovuto sostanzialmente alla lotta all’ evasione e al trasferimento dl TFR all’ INPS; non mi sembrano interventi penalizzanti per nessuno se non per gli evasori fiscali.
    Con profonda stima Corrado Tizzoni

  17. Paolo Debortoli

    Ho letto diverse cose, ma conservo sempre un certo scetticismo su tante. Si parla, tra il resto, di consumi. La pressione fiscale influenza sicuramente i consumi, ma non in modo determinante. Difficile aspettarsi che lavoratori precari, lavoratori a singhiozzo e chi (come me) ha un contratto di pochi mesi spendano tutti i loro guadagni per rilanciare l’economia. Ancora più difficile pensare chiedano un mutuo per acquistare la casa o l’automobile…. Non sono convinto basti rilanciare i consumi per assicurare lo sviluppo. La bilancia commerciale sta migliorando, ma continuiamo ad importare un sacco di merci da paesi asiatici e in via di sviluppo. Il pericolo è che un rilancio dei consumi aggravi nuovamente il deficit commeriale (oltretutto meno tasse non significa necessariamente più competitività, lezione tratta dall’America reaganiana). Il protezionismo non potrebbe essere una soluzione, dato che carica parecchi costi sui consumatori e rinvia semplicemente i problemi. Il precedente Governo aveva spostato l’imposizione dalle imposte dirette alle indirette, favorendo (tra il resto) i singles rispetto alle famiglie numerose (cosa notata dalla stessa cdl quando parlava di coefficiente familiare). Ci sono più automobili e natanti in circolazione, in sostanza, ma non si sa cosa fare di rifiuti, smog e simili. Conosco una donna finlandese che riea mantenere 4 figli con uno stipendio da parrucchiera, grazie ai trasferimenti pubblici (provateci in Italia..). Secondo l’Ocse il sistema di istruzione è arretrato. Le imprese italiane non innovano (salvo qualche eccezione). Chi ha soldi e problemi di salute va a farsi curare all’estero (Bossi e Berlusconi tra gli altri). In Italia sembra si vogliano sempre avere servizi scadenti (come il trasporto ferroviario) purché gratuiti o quasi. La vera critica mi sembra quella sulle riforme….

    Buon Lavoro.

  18. Matteo MARIANI

    1.- Possibile che voi nel vostro scambio di cortesie, NON avete preso in minima considerazione l’aumento di 38 Miliardi di Euro di maggior gettito fiscale a nov. 2006, definito da Visco strutturale per almeno 25 miliardi negli anni a venire. Questi bruscolini, che da soli valgono una finanziaria bis (già incassata) NON ha alcun effetto sulle analisi e proiezioni?

    2.- Non fate altro che scrivere cifre, più o meno tonde, sulla lotta all’evasione !!! Mi spiegate per quale fantasioso miracolo, la macchina fiscale, che come quella pubblica, nei decenni precedenti ha accertato, con le risorse che ha, non più del 10% del dichiarato, di cui veramente incassato qualcosa come +1% ? Perchè questa macchina, così sgangherata, demotivata, piena di amici ed amici degli amici a far carriera (si dia un’occhiata alle sentenze della Consulta sulle modalità di assunzione e promozione all’Agenzia delle entrate) dovrebbe improvvisamente diventasre un gioiello di funzionamento e far entrare nelle casse dello Stato nientemerno che 8 miliardi di Euro ? O pittosto, come tante altre promesse di Berlusconi prima, e di Prodi ora non sono invece cifre scritte sulla sabbia ?
    Grazie per un eventuale commento

  19. Hominibus

    Si assiste sempre allo scatenarsi di un interesse eccezionale sugli aspetti marginali delle manovre fiscali, ma assenza completa di spirito critico sulla corretta realizzazione della definizione, una volta per tutte, della corretta capacità contributiva, che é la base di qualsiasi ragionamento sulla materia?
    E’ possibile che a nessuno dei super esperti non viene il dubbio che essa rimanga la causa della precarietà e criticità di qualsiasi provvedimento in materia?
    Quanti anni bisognerà aspettare affinché siano messe al bando le attuali modalità classiste, coordinate solo allo scopo di perpetuare il benessere, più o meno onesto, in questo Stato dei benestanti?
    A quando uno Stato di tutti? E’ possibile che dal confronto di tante intelligenze non scaturisca almeno un principio di ragionamento onesto?
    L’onestà, eccezionalmente in questo caso, coincide con una grande razionalizzazione del rapporto Stato-Cittadino ed un immenso risparmio di risorse pubbliche e private, oltre a realizzare la moralizzazione nella coesistenza di ricchi e poveri in un unico contenitore sociale.

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