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  1. enzo ruggieri Rispondi
    Gentile Signora Fornero, desidero ricordarLe che prima c'erano i fondi della previdenza degli statali accatonati dal Ministero del Tesoro. Con i governi del Centro Sinistra dal 1996 al 2001 il fondo pensioni degli statali è sparito. Come sono spariti o fondi GESCAL e "fondo credito". Un tempo per gli statali non vigeva la previdenza ad onere ripartito perchè i fondi c'erano. Poi la gestione delle pensioni degli statali, dal 2001 passò dal Tesoro all'INPDAP. Passò la gestione senza il fondo che era stato azzerato. Questo purtroppo nessuno lo dice. Grazie per l'attenzione.
  2. Luigi Battezzati Rispondi
    Mi permetto di rilevare che le affermazioni dell'articolo sono molto qualitative e un pò generiche forse per ragioni di spazio non certo per competenza. Non mi pare che si possano paragonare facilmente le gestioni della diverse casse. Non sono un esperto del settore ma un iscritto a una cassa con un pò d'informazioni e un Ph. D. in Economia. Per esempio le casse dei Notai, Ingegneri, Medici, Geometri hanno composizione, trend di crescita, logiche di gestione e d'investimento che mi paiono diverse. Mi piacerebbe avere qualche valutazione più specifica per capire quanto le affermazioni dell'articolo siano generalizzabili e in che misura.
    • La redazione Rispondi
      Le affermazioni qualitative sono volute. Dato il vincolo dello spazio, entrare nel merito di singole casse avrebbe fatto perdere di vista il punto importante che vale per la generalità delle stesse, ossia l'inadeguatezza del disegno previdenziale che le caratterizza, indipendentemente dagli avanzi di breve periodo, dalle riserve più o meno ampie e dalla bontà dei rendimenti finanziari. Tale inadeguatezza dipende dall'impropria distribuzione del rischio e, per quelle casse che ancora sono legate alla formula retributive, dall'eccessiva generosità di tale formula. Una visione più dettagliata sulle singole casse - inclusa quella dei medici - si può trovare in una ricerca del CeRP di Torino, realizzata da Luca Inglese e pubblicata da Guerini editore in un volume dal titolo "Il sistema previdenziale dei liberi professionisti. L'autonomia a quale prezzo?". Sulla base di un metodo di analisi rigoroso (cfr. O. Castellino, Le casse di previdenza dei liberi professionisti: un ottimismo da rivedere, in Moneta e credito, dic. 1998), il volume mostra come tutte le casse siano, nel volgere di qualche lustro o decennio, destinate ad assorbire il patrimonio. Chi pagherà allora le pensioni? Se il legislatore è stato poco prudente, ciò non esime gli amministratori delle casse dal prendere provvedimenti per rafforzare la sostenibilità. Il passaggio al metodo contributivo rappresenta la condizione minima; il rafforzamento della capitalizzazione è la strada da intraprendere per garantirla; l'unificazione delle casse, infine, migliorerebbe la distribuzione del rischio.
  3. fabrizio vignali Rispondi
    vorrei segnalare la unicità e nel contempo il demagocico impianto della cassa di previdenza dei medici (ENPAM.). In un sistema pubblico e privato contributivo a partire dal 31/12/95 che dovrebbe valere per tutti( il consiglio di stato a gennaio 2006 sez VI n°182 sulla direttiva CEE 92/50 ha espressamente sentenziato la casse dei professionisti enti di diritto pubblico), questa cassa riesce ancora a sostenere il metodo a ripartizione grazie ai contributi versati dai medici dipendenti INPDAP,in virtù della iscrizione all'ordine, per avere il nulla( 150 euro netti/mese).All'interno di una categoria spezzata in due, ENPAM e INPDAP, prevale la prima a dettare le regole.Potrebbe essere una soluzione travasare contributi da una cassa all'altraa a seconda di voler mantenere a tutti i costi livelli di pensione prestabiliti a prescindere da tutto e finchè la barca và, lasciala andare.All'INPDAP vengono sottratti, destinati all'ENPAM, ogni anno, 1200 euro moltiplicati per i 90.000 medici dipendenti.Qualcuno può svipuppare meglio questa e renderla pubblica? Dott Vignali Fabrizio.