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La falsa liberalizzazione del mercato del gas

Due episodi rivelano come il mercato del gas sia ben lungi dall’essere liberalizzato. E se il ministero fa bene a prendere provvedimenti tampone per garantire le forniture, non possiamo però attendere oltre per incidere sulla posizione dominante delle imprese dei settori energetici. Bisogna arrivare alla separazione delle infrastrutture dal servizio. E’ tardi per inserire qualche provvedimento “strutturale” nella Finanziaria. Ma il paese va avanti, ed è dovere del suo ceto politico favorirne lo sviluppo.

Che noia i decreti legge. E che noia le tavole rotonde. Invece, talvolta ci sono delle sorprese. Fatemi raccontare due episodi.

I fornitori di gas …senza gas

Il 29 settembre scorso il ministro Bersani ha firmato un decreto nel quale si prendono alcune misure per assicurare la fornitura di gas ai piccoli consumatori finali. Nelle (ovviamente noiosissime) premesse al decreto si legge tra l’altro:

“Considerato l’esito sostanzialmente negativo della verifica condotta dalla direzione generale per l’energia e le risorse minerarie del ministero nei confronti dei fornitori di ultima istanza nominati con decreto ministeriale 31 maggio 2004, in quanto 16 dei 17 fornitori hanno dichiarato l’impossibilità di svolgere tale compito per la difficoltà di reperire ulteriori volumi di gas per il mercato civile, anche in considerazione dell’attuale livello dei prezzi del gas, nonché di avere un quadro definito dei volumi necessari, in considerazione dell’esistenza di numerosi punti di riconsegna condivisi con richieste parziali di capacità; (…)”.
Traduciamo. Dal 2003, almeno formalmente, tutti i piccoli consumatori sono liberi di scegliersi da chi comprare il loro gas. A fronte di questa libertà, vi erano dubbi circa il fatto che i distributori locali fossero ancora tenuti a servire clienti, che erano invece liberi di cambiare fornitore. Per evitare che qualche consumatore rimanesse senza gas (alle condizioni di prezzo specificate dall’Autorità per l’energia) nel 2004 si erano individuati alcuni “fornitori di ultima istanza” che avrebbero dovuto garantire tale servizio in casi di assenza di alternative. In altre parole, se nessuno ti offre un contratto per il gas, loro “devono” farlo – ciascuno nella sua zona. Il paese era allora stato diviso tra 17 fornitori, uno dei quali era Italgas, ovvero Eni.
In previsione dell’inverno, il ministero ha controllato che questi fornitori fossero pronti – ovvero avessero il gas necessario. Ma 16 su 17 hanno dichiarato di non avere il gas, anche per difficoltà di accesso alle infrastrutture. Ovvero, a quanto si capisce, di averlo a condizioni che rendevano non remunerativa la fornitura ai prezzi massimi fissati dall’Autorità. Lasciamo al lettore sagace capire quale possa essere l’unico tra essi che non ha potuto dichiarare di non avere gas.
Il ministro ha quindi giustamente adottato dei provvedimenti compensativi. E questo va bene. Ma ovviamente non cambia il punto di partenza. Cioè il fatto che Eni ha il gas, a prezzi che solo Eni conosce, mentre gli altri lo hanno a discrezione di Eni e a condizioni, diciamo, meno favorevoli. Una riprova? Passiamo al secondo episodio.

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Una tavola rotonda finalmente interessante

All’inizio dell’autunno si svolge a Parma una tavola rotonda a cui partecipa un alto dirigente Eni. Questi enuncia la solita tesi dell’azienda, ovvero che se si favorisse la frammentazione del settore le imprese italiane acquisterebbero gas in quantitativi troppo piccoli, e quindi a prezzi elevati – mentre oggi Eni è garante di prezzi bassi perché come grande acquirente può ottenere condizioni migliori. Fin qui, nulla di nuovo. Ma cita un episodio interessante.
Dice, in sostanza, che i fornitori internazionali di gas gli raccontano di ricevere richieste “semplicemente ridicole” da parte di operatori italiani: si sarebbero dichiarati pronti a pagare prezzi follemente elevati per il gas che Eni riesce invece a ottenere a condizioni vantaggiose. Questa semplice dichiarazione ci informa della seguenti cose:

– quando qualche operatore italiano va a comprare gas sui mercati esteri, Eni è informata delle sue offerte;
– questi operatori, credendo di acquistare gas a buon mercato, in realtà pagano molto più di quanto paga Eni.

Ma allora, scusate, la questione è la seguente. I piccoli operatori cercano di acquistare gas pagandolo meno di quanto lo pagano oggi (a Eni). Il prezzo che per loro andrebbe bene (la loro offerta) è comunque ridicolmente superiore a quello che paga Eni. Ovvero, anche se sapevamo che Eni ottiene sul gas importato margini clamorosi, li avevamo comunque sottostimati.
E perciò, se anche fosse vero (in realtà, è da dimostrare) che solo Eni riesce ad acquistare a prezzi bassi sui mercati internazionali, vorremmo che Eni servisse il mercato italiano a condizioni decenti, non che tenesse al proprio interno i margini che oggi, in modo ai confini tra l’ingenuo e l’arrogante, afferma di avere…

I segreti di Pulcinella

Nulla di nuovo, per carità. Anche se il tono di certe dichiarazioni dei nostri “monopolisti” è quasi disarmante. Ma non possiamo far finta di non vedere. Fa bene il ministero a prendere provvedimenti tampone per garantire le forniture di gas. Ma non possiamo attendere oltre per provvedimenti che cambino la situazione, che consentano alle imprese diverse da Eni di avere gas, che consentano di farlo arrivare dove deve senza dovere chiedere il permesso a un pezzo di Eni.
Dobbiamo incidere sulla posizione dominante delle imprese dei settori energetici. La separazione tra Snam rete gas e Eni è tale solo dal punto di vista giuridico: quanto dovremo aspettare per avere la separazione delle infrastrutture dal servizio? Mentre nel settore elettrico Enel ha dovuto cedere una parte sostanziale della sua capacità produttiva, non altrettanto è successo nel gas, ove Eni tiene gelosamente i suoi contratti di approvvigionamento: quanto dovremo aspettare per avere un po’ di concorrenza nell’offerta?
È chiaramente tardi per inserire qualche provvedimento “strutturale” nella Finanziaria. Ma il paese va avanti, ed è dovere del suo ceto politico favorirne lo sviluppo, anche dopo la Finanziaria.

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Stabili per legge?

14 commenti

  1. Pie

    Ebbene si, la liberalizzazione tanto decantata non c’è ancora, come confermano sia l’Autorità per l’Energia e il Gas (anche nell’ultima relazione annuale) sia l’Associazione Italiana Grossisti e Trader.
    Nel mercato all’ingrosso i primi ventisei venditori coprono il 71% delle vendite complessivamente effettuate sul territorio nazionale. Per le vendite ai clienti allacciati alle reti di trasporto, Eni detiene ancora il 65% del mercato nazionale, mentre i restanti operatori posseggono quote inferiori al 5%, ad eccezione di Enel Trade che possiede il 20%.
    Ufficialmente, con la liberalizzazione, le società non dovrebbero accorpare l’attività di distributore, trasporto e stoccaggio, ma di fatto la norma viene aggirata creando delle società palesemente legate tra loro e ciascuna delle quali si occupa di una fase del mercato

    • La redazione

      Per certi versi sono d’accordo. Ma tenga conto che la separazione stabilita dalla norma tra distribuzione e vendita è solo di tipo societario, non di tipo proprietario – ovvero, la presenza di società tra loro collegate non è illegale. Il che conferma per altro che la norma attuale non basta…

  2. petrina antonio

    Egr. Scarpa,
    cimentarsi nel tema delle liberalizzazioni del gas e dell’energia è arduo : comunque sarebbe interessante come altri paesi europei abbiano provveduto ( Inghilterra ed altri) perchè se Eni ha fatto l’accordo con GAsprom ( ed Hera per alcuni quantitativi ) allora se l’offerta aumenta , è da presumere che scendedranno i prezzi della distribuzione? Quale è il ruolo che lo Stato avrebbe per garantore questo processo ?

    • La redazione

      l’accordo tra Eni e gazprom lo vorrei capire bene. A me sembra che l’offerta non aumenti per nulla (semplicemente, alcuni quantitativi di gas ora venduti da Eni saranno venduti da Gazprom). E quanto al gas che Eni trovasse in
      Russia, voglio proprio vedere se e come arriverà in Italia… Mi riservo di tornarci a breve.

  3. marcello

    Questa idea della separazione tra rete e produzione è una strana fisima degli economisti… E il mercato a chi lo facciamo controllare allora? Ai consumatori? ma scherziamo? Lo stesso discorso si fa da anni ormai nelle TLC e dopo anni di alte grida sui pericoli dei monopoli privatizzati, i piccoli fornitori di telefonia stanno alla canna del gas. Certo che la separazione si tradurrebbe in maggiore efficienza e prezzi più bassi per i consumatori finali, ma queste due variabili ci sono, nella funzione di utilità del decisore pubblico? Ne dubito. Forse ci vuole un modello di teoria dei giochi per dimostrare che il nostro sistema è inefficiente per i consumatori ma efficiente per i decisori politici (o inefficiente per entrambi, e sarebbe un risultato più interessante). E usare la distanza tra i due punti di ottimo come misura della distanza dalla democrazia economica. Mentre i nostri economisti continuano a studiare, rispetto alle grandi speranze degli anni ’90 stiamo facendo addirittura dei passi indietro.

    • La redazione

      Mi spiace, ma non ci siamo proprio…
      Quello che si verifica oggi nel gas è più o meno quello che lei lamenta nella telefonia, ove infatti la stessa inmpresa controlla la rete e ha una posizione dominante nella fornitura del servizio finale. La ragione per la quale i concorrenti di Telecom Italia sono – come dice lei – “alla canna del gas” è la
      non separazione tra rete e servizio. E’ per questo, in primo luogo, che i concorrenti faticano ad affermarsi sul mercato. Se per raggiungere un cliente devo aspettare che il mio principale rivale me lo consenta, è dura…
      E quello che vorrei eliminare nel gas è esattamente questo.

  4. antonio petrina

    Caro Scarpa
    è venendo incontro a questa domanda che molti problemi delle liberalizzazioni potrebbero risolversi per es. nel settore della pubblica illuminazione cui gli eell non sono fomalmente proprietari dell’impiantistica avedola realizzata prima l’Enel e poi la Sole.
    Domanda :
    La riduzione di energia derivante dai progetti di uso razionale di energia nel settore della pubblica illuminazione e i conseguenti risparmi economici ripagano gli interventi con tempi anche brevi?

    • La redazione

      E’ impossibile dirlo in generale – ce ne sono troppi e troppo differenti tra loro. Ma in generale i risparmi ci sono solo nel medio lungo periodo (dai 5 anni in su) a parte quando ci sono incentivi pubblici (che sono infatti un modo per “far tornare i conti” anche ai privati in un orizzonte temporale ragionevole.

  5. mikecas

    Mi piacerebbe sapere come e’ lo stato di liberalizzazione negli altri paesi europei, perche’ spezzettare funzioni, limitare le dimensioni, imporre suddivisioni, nella speranza di riuscire a ridurre i costi per l’utente finale ha comunque il risultato di indebolire la capacita’ contrattuale internazionale delle nostre aziende, e sappiamo di quanto gia’ siamo in debito.

    • La redazione

      La situazione varia molto da paese a paese e – se credo che potremmo fare molto meglio – è vero che non siamo gli unici a favorire i campioni naizonali, anzi.
      Quanto alla capacità contrattuale, il problema è che se il beneficio di questa capacità non arriva però al consumatore ma si ferma nelle casse di Eni allora perchè dovremmo difendere l’attuale situazione…?

      carlo scarpa

  6. gasvictim

    A tutto ciò, è disarmante il silenzio di Confindustria di fronte a una politica del gas che ha messo fuori concorrenza interi settori di associati, dal vetro, alla carta, all’acciaio.
    L’anno scorso un giornalista imprudente del Sole aveva denunciato tutto in un articolo, mi pare anche azzardando un prezzo di acquisto da parte dell’ENI di 90 dollari per mille metri cubi.
    Silenziato.
    Molto più prioritario discutere ad oltranza di una riforma del TFR con un impatto da qualche milione di euro.
    In realtà guardando i prezzi comparativi del gas in Europa il modello dovrebbe essere la Spagna più che altri paesi. L’industria spagnola lo riceve ad esattamente la metà di quella italiana. Uno stato che gioca per le proprie imprese invece che per le proprie controllate?
    D’altronde, anche se Bersani si decidesse ad intervenire, cosa direbbe Visco, che riceve dall’ENI oltre 10 miliardi annui tra IRES e dividendo?

    • La redazione

      Sui confronti internazionali dei prezzi, l’Italia
      non esce poi tanto male (e comunque il mercato è
      “libero” ovvero i contratti sono contratti tra
      privati le cui condizioni sono molto difficili da analizzare.
      Quanto a Eni e Visco, con me sfonda una porta
      aperta. E mi chiedo quando i dividendi di queste
      imprese saranno considerati alla stregua di
      entrate para-fiscali (una sorta di imposta addizionale)?

      carlo scarpa

  7. antonio petrina

    Che si tratti di “falsa” libeeralizzazione del gas non so , ma dopo l’accordo Eni Gasprom l’Eni fa una politica di shopping legittima anche per frenare l’invadenza della società russa.Il governo d fronte a questa ed altre partite (vedi Telecom, Alitalia, ecc) dovrebbe agevolare il mercato
    concorrenziale e non emanare norme anticoncorrenziali (leggi decreto milleproroghe che ha di fatto allungato ope legis a tutela dell’e imprese esistenti il periodo transitorio al 2009) che il TAr ha rinviato per il giudizio innanzia alla corte di giustizia. Inoltre il provvedimento Bersani che chiede prezzi agevolati per le imprese enegeivore va nella direzione del mercato concorrenziale o della concorrenza double face (Editoriale de Il Foglio del 22.11)?

    • La redazione

      Sono piuttosto d’accordo. Manca purtroppo una politica coerente. Si pensi poi che la politica di shopping di Eni (legittima, come lei dice) è avvenuta nel periodo in cui a gran voce da Roma si reclamava una guida europea per l’energia.
      mi piacerebbe capire in quale direzione si vuole andare, ma non so dare risposte…

      carlo scarpa

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