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Il tormentone del bollo auto

La riforma della tassazione in senso ambientale del settore dei trasporti conosce un nuovo capitolo. A essere radicalmente cambiata è la tassa sui Suv, ora trasformata in un aggravio aggiuntivo del bollo auto commisurato alla potenza degli autoveicoli. Una nuova versione che va giudicata molto negativamente sia nel merito che nella forma. Perché rende manifesto il fatto che non si avevano le idee chiare. E perché le modifiche sono state guidate unicamente dall’esigenza di reperire risorse finanziarie aggiuntive, andando a prelevarle laddove la domanda è più inelastica.

Curioso. Proprio nel giorno della notizia di un black-out elettrico che investe a macchia di leopardo l’Europa continentale, la stampa riferisce che tra gli emendamenti alla Finanziaria 2007 vi sarebbe lo stop al fondo statale per i rigassificatori e l’introduzione di una tassa sul biodiesel. Il tutto a pochi giorni poi dalla pubblicazione da parte del governo britannico della Stern Review sulle conseguenze dei cambiamenti climatici, un rapporto di cui si sono subito occupati tutti i maggiori organi di stampa del mondo. (1)
Quanto a messaggi contraddittori l’iter di questa Finanziaria lascia perplessi gli osservatori, se non anche i cittadini qualunque. Uno degli esempi più eclatanti è quello del bollo auto.

Il peso dei Suv

Nel testo originale il governo aveva deciso un inasprimento della tassa di possesso sulle automobili commisurato alle emissioni inquinanti dei motori che le equipaggiano, classificati secondo un criterio di valenza europea, da Euro 0 – i mezzi più inquinanti e tipicamente i più vecchi – fino ad Euro 4/5 – i mezzi più recenti e quindi più efficienti. In realtà quest’ultima categoria era stata totalmente esentata dall’aumento del bollo. Vi si aggiungeva una disposizione assai più controversa, di un ulteriore inasprimento del bollo per i mezzi con peso superiore a 2.600 chilogrammi e con non più di sette posti omologati.
Il dibattito dei giorni successivi si era centrato prevalentemente proprio sul “superbollo sui Suv”, un aspetto che per numero di mezzi e entità monetaria coinvolti, era di rilevanza minore. Ma che ovviamente aveva finito per dividere la pubblica opinione tra il “vero odio di classe” verso gli automobilisti da una parte e il furore ideologico-ambientalista dall’altra. Assai più importanti e sostanziali erano quelle parti del dispositivo che favoriscono lo svecchiamento del parco automobilistico esistente e la sua trasformazione in senso più eco-compatibile tramite un sistema di incentivi e disincentivi monetari.
Ciò nonostante, in un’ottica di lotta all’inquinamento, la “famigerata” tassa sui Suv una sua logica l’aveva. Tuttavia, sono state avanzate molte controdeduzioni e difficoltà, spesso di segno opposto. Da una parte, si suggeriva di estendere la platea dei Suv colpiti a quelli più piccoli, abbassando la soglia a 2.200 chilogrammi. Dall’altra, si osservava che molti Suv sono utilizzati per lavoro, specialmente nelle zone alpine, appenniniche e rurali, e come tali andrebbero esentati. In pratica era il criterio del peso a lasciare dubbiosi.
Il governo ha però deciso un repentino cambiamento di strategia. L’emendamento conferma l’aumento generalizzato del bollo per tutte le auto in base alle emissioni prodotte dal motore, ma introduce altresì una maggiorazione dello stesso per vettura con motore al di sopra dei 100 kw di potenza (ma la maggioranza proporrebbe di innalzare la soglia a 120 kw). Una misura che riguarda anche le cosiddette Euro 4, prima non toccate dai rincari.
Nel complesso, sono interessate al rincaro del bollo 33 milioni di auto su 36 (il 90 per cento) e al superbollo 3 milioni di veicoli (l’8 per cento). Risulta infine che “il rincaro nel rincaro” sia motivato dalla necessità di reperire nella Finanziaria fondi per finanziare gli sgravi Irpef per i pensionati ultrasettantacinquenni, pari a un importo stimato di 86 milioni di euro.

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Un capitolo poco edificante

Forse non sarà quello definitivo, ma questo pezzetto della storia è davvero assai poco edificante per l’esecutivo per una serie di ragioni.
Sostanzialmente, viene confermato un doppio regime di inasprimento della tassa di possesso delle automobili. Ma se prima il criterio per la maggiorazione era individuato nel peso e nell’ingombro, ora viene trovato nella potenza. Peso e ingombro potevano fare pensare all’intento di correggere con lo strumento fiscale un’esternalità riconducibile al consumo della strada e alla ridotta sicurezza/visibilità di passanti e guidatori di altri mezzi. Il nuovo criterio, commisurato alla potenza, rappresenta essenzialmente un doppione rispetto a quello del primo regime, basato sull’inquinamento dei mezzi, essendo la potenza strettamente correlata alle emissioni prodotte dai motori. L’introduzione di una soglia introduce un doppio binario, per cui lo stesso mezzo Euro 0 (molto inquinante) o Euro 4 (pochissimo inquinante) pagherà somme differenti se all’interno di ciascuna categoria sarà sopra o sotto i 100 kw di potenza. Questo fatto contribuisce alla sindrome del tartassato di cui soffrono molti automobilisti italici.
Mentre la precedente soglia per la maggiorazione del bollo era facilmente comprensibile e compresa, l’attuale non sembra altrettanto motivabile sulla base di considerazioni come la lotta all’inquinamento
La precedente modalità per il superbollo poteva essere vista come giustificata ideologicamente, piacesse o meno; l’attuale previsione appare giustificabile essenzialmente in base all’esigenza di fare cassa. In realtà sono addirittura i cronisti a confermarlo. Questo è un segnale estremamente negativo per il pubblico, perché alimenta la sensazione che la tassazione dei trasporti obbedisca a finalità che non sono esclusivamente quelle di correggere le esternalità negative come impatto ambientale, congestionamento, pericoli per la salute, eccetera.
Il governo dimostra di non avere le idee chiare circa la tassazione ambientale e la lotta all’inquinamento. Mentre il viceministro Visco minimizza e sostiene di avere accolto “un suggerimento della maggioranza” modificando l’aumento previsto inizialmente per i Suv, il ministro Bersani intervistato sui temi dell’ambiente precisa che nelle decisioni recenti “c’è un elemento di non razionalità. Un’impostazione più utile dovrebbe prevedere un meccanismo interno alla fiscalità dell’auto a carico dei mezzi che consumano di più e sono più inquinanti, con un incentivo alla sostituzione verso autovetture che consumano e inquinano meno”. “È prevalso [invece] un concetto di fiscalità differenziata e si è perso il concetto di incentivo alla sostituzione”. (2)
Se riprendiamo in mano il programma elettorale dell’Unione ci imbattiamo nell’intenzione di incrementare l’uso dei biocarburanti che oggi si vorrebbero tassare. Notiamo poi che si puntava alla costruzione di nuovi gasdotti e terminali di rigassificazione, il cui fondo statale di finanziamento si vuole invece ora ridurre.
Al comma 1 dell’articolo 2 del cosiddetto disegno di legge Bersani il governo chiede al Parlamento la delega ad adottare uno o più decreti legislativi aventi l’obiettivo, tra l’altro, della “ridefinizione del sistema fiscale sugli autoveicoli anche a fini di efficienza e risparmio energetico”.
La storia del bollo auto ci sembra emblematica di ciò che non andrebbe e non andava fatto: si è reso manifesto il fatto che non si avevano le idee chiare o la volontà sufficientemente ferma e si è reso manifesto il fatto che le modifiche apportate sono state guidate unicamente dall’esigenza di reperire risorse finanziarie aggiuntive andando a prelevarle laddove la domanda è più inelastica.

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(1) Il rapporto Stern è scaricabile all’indirizzo www.hm-treasury.gov.uk/independent_reviews/stern_review_economics_climate_change/stern_review_report.cfm. A breve lavoce.info si occuperà di questo tema.
(2) Vedi “Bollo auto, rincari per tutti” e “Bersani, l’inquinamento è la prima emergenza”, La Stampa Web del 2 novembre 2006.

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16 commenti

  1. Zatti Andrea

    Tutto il dibattito inerente la tassazione sugli autoveicoli appare in effetti mal posto e frequentemente carico di contenuti ideologici ed emotivi. Lo schema di tassazione sulle auto vigente in Italia è in effetti identificabile come una schema a “più parti”, con alcune componenti indipendenti dall’uso (la tassa d’acquisto e quella di possesso) ed altre legate all’utilizzo (tra cui le accise, le tariffe di parcheggio e i nascenti pedaggi d’ingresso) che introducono un disincentivo marginale alle percorrenze aggiuntive. Se vogliamo effettivamente ragionare in termini di tassazione ambientale, il problema è principalmente quello di modulare meglio le due componenti, incidendo maggiormente sull’uso, e in particolar modo sull’uso nelle collocazioni spazio-temporali ove questo produce diseconomie esterne maggiori. La tassa di possesso, per quanto differenziata per tipo di veicolo, non è in grado di perseguire questi obiettivi e introduce solamente un (per altro blando) incentivo al ricambio dei mezzi più vecchi. Un ricambio che, da un lato, può generare impatti redistributivi indesiderati (visto che chi possiede ancora auto euro 0 non lo fa generalmente per diletto, ma perchè ha scarse possibilità di cambiare l’auto) e, dall’altro, può persino avere ripercussioni ambientali perverse, visto che diverse esperienze hanno mostrato che incentivando il ricambio si tende a generare un maggior uso delle auto (che diventano più confortevoli, sicure ed efficienti). Da questo punto di vista, la tassa di possesso può servire soprattutto per internalizzare alcune tipologie di effetti esterni che sono indipendenti dalle percorrenze (occupazione di spazi, intrusione visiva), ma è proxy troppo debole e insoddisfacente per quanto riguarda i costi esterni legati all’uso. In questa direzione servono strumenti più flessibili e divisibili dal punto di vista spaziale, che necessitano inevitabilmente un maggiore coinvolgimento delle autorità locali e un passo indietro del fisco nazionale.

    • La redazione

      Grazie, Zatti, del contributo, un contributo di un esperto e
      collega. O non l’avrei saputo raccontare meglio.

  2. Filippo Crescentini

    Qualunque cosa proponga questo Governo, c’è sempre qualcuno che si alza per dire che non va bene o che non basta; stiamo alla tassa di circolazione: pagano di più tutti i veicoli con oltre 100kw di potenza (SUV, quindi, ma anche Ferrari, Maserati o Prsche Carrera), senza stare a distinguere peso e capacità di carico e senza riferimenti al grado di inquinamento: servirà ache a fare cassa ma dandosi che bisogna risistemare i conti (a meno che non si creda a Tremonti che dice di averli lasciati in ordine) non mi pare proprio un modo improponibile per tirare su un po’ di quattrini (visto che poi è pieno di gente che sproloquia sui tagli alla spesa che non ci sarebbero, salvo poi accodarsi a tutti coloro che lamentano il taglio nel proprio orticello; meno tassa di circolazione, più tagli). Pagano di più, poi, le macchine con meno di 100 kw che non siano euro 3 o euro 4: solo per fare cassa anche questo o c’è anche un possibile effetto ambientale? Un po’ e un po’, quindi, com’è naturale che accada, se si vuole governare contemperando il massimo di esigenze. Per me questi sono bravi. Nonostante la cacca che tanti presuntuosi censori gli tirano addosso. Io non me ne curo: mi basta che Prodi e Padoa-Schioppa tengano botta, come hanno fatto finora. Li vedremo, tra un po’, gli incensatori del Governo…

    • La redazione

      Un messaggio molto ideologico di un evidentemente
      “incondizionato” sostenitore di questo governo. Io potrei anche essere d’accordo con lei, sa? Ma personalmente, occupandomi di energia e ambiente, ritengo che la tassazione del bollo così come tutto ciò che riguarda i trasporti, a partire dalla tassazione dei carburanti, vada pensato e modificato esclusivamente – e ripeto esclusivamente – in funzione della correzione delle esternalità che essi provocano.
      L’esigenza di fare cassa non doveva essere alla fine, sotto le mille pressioni di ministri e parlamentari, rivolta a quelle che sono considerate micro-tasse. Ricorda troppo, se me lo consente, i governi democristiani di una volta…

  3. Alberto

    Sono convinto che la potenza rappresenti meglio l’esuberanza, in senso negativo, di molte macchine attuali.
    100 KW (136 CV) sono bastanti a muovere più che dignitosamente ogni autovettura, in ogni situazione, la potenza in più non migliora la sicurezza, aumenta i consumi e rappresenta l’accessorio più costoso e meno utile.
    Ritengo che l’aumento del bollo via via che si scende di Euro posssa incentivare, non da solo è vero, l’aggiornamento del parco macchine.
    Poteva essere previsto uno sconto per le Euro 5.

    • La redazione

      Sono d’accordo con quello che lei dice. Continuo a non capire le ragioni di una soglia precisa, che finiscono per dividere anche la pubblica opinione. Che 100KW sia “bastanti” a muovere più che dignitosamente ogni vettura” è un’opinione soggettiva.

  4. angelo

    E che ne dite delle auto con impianto GPL, addirittura incentivato dallo “stato”, che possono circolare anche con il blocco “anti inquinamento” e quindi equiparate alle auto elettriche anche se euro 0?

    • La redazione

      Credo che il punto sia quanto inquinano. Non ne so abbastanza, ma se Euro 0 vuol dire che inquinano molto e come tali non dovrebbero essere esentate dall’inasprimento del bollo solo perché a GPL.

  5. angelo agostini

    Non sono d’accordo. Non discuto il fatto che ci siano contraddizioni ed illogicità nelle pieghe della finanziaria riguardo alla tassazione dei veicoli, ma ritengo giusto ed addirittura necessario che, nella forma e nella sostanza, debbano passare il principio ed il messaggio: chi possiede veicoli che per TIPO, FORMA, DIMENSIONE e/o POTENZA superano limiti ragionevoli DEVE venire tartassato. Ed il termine tartassato è proprio quello giusto, perchè insieme al ragionevole e civilissimo principio del “tanto consumo (o occupo, o sono ingombrante e pericoloso) tanto pago”, si deve avvertire la ferma disapprovazione della società che può appena ancora tollerare chi, dopo il rapporto stern, ancora gira con il macchinone. I nostri centri storici angusti e delicati, le nostre città inquinate, le nostre autostrade intasate, la nostra pericolosa arroganza al volante non sopportano altri panzer o fuoriserie, tra l’altro nelle mani per lo più di “rampanti”, termine che racchiude già in sè l’aggressività insita nella categoria. Il voler discernere e distinguere fino al quarto di capello non giova a nessuno, non possiamo morire di bizantinismi. Gravissimo, invece, l’aver tassato il biodiesel e ridotto i fondi per i rigasificatori.

    • La redazione

      Concordo sul merito, non certo sulla forma. Mi auguro che chi ci governa non abbia tra le categorie del suo pensiero il termine “tartassare”. Così come mi preoccuperebbe che un governo utilizzasse riferimenti a categorie sociologiche come quella dei rampanti, sbruffoni, prepotenti, identificate come possessori di SUV e quindi “tartassarli”. I prepotenti possono non piacerci, ma vanno puniti solo se violano la legge. La prepotenza può anche essere verbale…

  6. Carlo Orecchia

    Sicuramente sul bollo si è fatta confusione, ma ci vuole un bella faccia tosta a travisare il tutto parlando di efficienza di un motore euro quattro per nascondere il fatto che queste sono automobili di lusso e che se si deve cercare soldi, perché il problema è solo quello, questi vanno cercati da chi i soldi ce li ha e basta.
    Io la mia macchina l’ho pagata venti milioni di lire. E’ dignitosissima: europea, supera ampiamente il limite di velocità, con un pieno (38 litri) fa più di mille chilometri, ha cinque comodi posti ed un ampio bagagliaio. Chi ne spende il doppio, se può farlo, faccia pure: nessuna invidia. Ma che paghi le tasse di conseguenza. Anche perché si dovrebbe lamentare di più del -20% sul vaolre della macchina (cioè sul capitale investito) che butta al momento del passaggio di proprietà.

    • La redazione

      Il bollo auto è una tassa di possesso e non più di circolazione.
      Come tale è una forma di tassa sulla ricchezza. Inoltre era già da prima progressiva in base ai KW, cosicché pagava di più chi aveva un’auto più potente, e quindi presumibilmente più costosa e lussuosa. Che si debba far pagare di più ai più ricchi è una questione che si può dibattere.
      Personalmente ritengo che non si dovrebbe usare il bollo auto come strumento per fare pagare di più ai più ricchi – si usi la tassazione sui redditi o altre forme di ricchezza. Ritengo che si dovrebbe usare il bollo auto o simili, anzitutto per far pagare agli automobilisti (tutti) per i costi che l’impiego del loro mezzo impongono alla collettività, e che pagano anche coloro che l’auto nemmeno ce l’hanno: costi in termini
      di congestionamento, salute, inquinamento.

  7. AntiSuv

    Se il Prof. Galeotti si è comprato il Suv adesso paghi anche le tasse! I Suv consumano 5 volte quello che consumano le altre auto e la storia che siano diffuse soprattutto nell’appennino è ridicola. Dite al Prof. Galeotti di farsi in giro per Roma e Milano, notoriamente posti privi di strade asfaltate

    • La redazione

      Interessante il suo nome e cognome. Sono proprietario di una
      monovolume del 1999 con sette posti, con cui porto in giro i miei cinquefigli. Se andiamo via per le vacanze non ci stanno tutti i bagagli.
      Essendo un Euro 2 o 3, non ricordo, dovrò pagare come moltissimi altri un bollo maggiorato da quest’anno. Come vede non pare esservi una relazione precisa, né direttamente né inversamente proporzionale, tra l’intelligenza del proprietario e il tipo di auto posseduta.

  8. tartassato

    E allora ammettiamo, una volta per tutte, che il solo fine è quello della contapposizione fra classi dove il benestante (se si può chiamare tale un proprietario di un’auto di grossa cilindrata vecchia e magari alimentata a gpl) deve pagare un ulteriore balzello finendo di nasconderci dietro a “fantomatici” spiriti ecologisti.

    • La redazione

      Non concordo. Il benestante dovrebbe sostituire la sua auto conuna più moderna e meno inquinante. Se non lo fa deve pagare, come i non benestanti, un “balzello” (salvo naturalmente integrare il provvedimento con opportuni incentivi alla rottamazione e all’acquisto di auto non
      inquinanti, come ibride, GPL ecc.).

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