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  1. patrizio prato Rispondi
    L'imposta di successione è una tassa che non si giustifica nè in termini di giustizia sociale nè di equità fiscale ma, nell'ambito di una finanziaria fortemente sbilanciata sul versante delle entrate, e che è fondamentalmente il rifinanziamento di un apparato burocratico esausto ed impoverito, è solo una delle tante modalità di prelievo di reddito dai contribuenti, e una delle più inique (mettendo inoltre a rischio per tante famiglie proprio l'integrità del patrimonio). Anche la destinazione al no-profit non appare felice: la carità è una scelta individuale e privata e non dovrebbe essere regolata da una norma burocratica; sembra di scorgere ancora la vecchia concezione di stampo sovietico (mai sopita in Italia) in cui è sempre lo stato a decidere per il cittadino cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Senza contare che il mondo no-profit presenta molte luci ma anche tante ombre, ricordiamoci la poco edificante corsa al 5/1000 dell'ultima dichiarazione dei redditi e recenti cronache giudiziarie (e la soluzione? un'altra struttura burocratica ....).
  2. hominibus Rispondi
    Si prosegue, anche con governanti 'seri' a imporre balzelli a casaccio. C'é un motivo plausibile per cui il patrimonio deve essere protetto, rispetto al reddito lungo tutta la sua lunga vita di formazione per dargli un buffetto o un cazzotto solo nella successione o donazione? Non sarebbe più accettabile per tutti se questa ricchezza partecipasse in misura più decente vita natural durante, anziché permettere a qualunque pellegrino che si trova a governare di dare prova della propria stoltezza per il solo motivo che deve far quadrare dei conti in piena libertà? Quando avverrà che i sani principi della equa ripartizione delle spese comuni costituiranno gli unici ed insostituibili strumenti per amministrare la spesa pubblica indivisibile? .... Deve pagare chi possiede, perché l'unico vantaggio per i poveri é quello di dover pagare in proporzione a quello che hanno, alrimenti é meglio fare una Italia dei ricchi ed una per i poveri.
    • La redazione Rispondi
      In realtà, come accennato nell'intervento, il sottoscritto non è favorevole alla reintroduzione della tassa di successione che porta ad effetti redistributivi assai dubbi e non ha impatti significativi sulla mobilità sociale. Oltretutto è un'imposta che i grandi patrimoni eludono con relativa facilità. Proprio per questo motivo ho cercato di suggerire dei correttivi per perseguire più efficacemente gli obiettivi dichiarati, recuperando oltretutto in tal modo "imponibile" per i fini indicati.
  3. Tommaso Federici Rispondi
    Sono pienamente d'accordo con la sua impostazione, che (per essere credibile e non elusiva) si regge però tutta sull'ultimo punto, quello della creazione di un'Authority per il no-profit efficace. La sua necessità in realtà va molto oltre l'ambito tassa di successione vs. donazioni, dal momento che il no-profit si è esteso fino a incorporare molti profili incerti e molte zone d'ombra. Come giustamente lei afferma, tra le tante altre, questa Autorità non è stata ancora varata. Mi sembra però che persino il dibattito su obiettivi, linee d'azione e modello organizzativo, è inesistente. Sarebbe assai utile sollevarlo e coltivarlo. Cordiali saluti Tommaso Federici
    • La redazione Rispondi
      Assolutamente d'accordo. E queste zone d'ombra si riverberano negativamente anche sui tanti soggetti che operano in modo encomiabile.
  4. Agata Solinas Rispondi
    Ho apprezzato molto il suo articolo, anche se vorrei sottolineare una cosa. Spesso i genitori muoiono lasciando ai figli non contanti, ma beni immobili, o azioni. Nel mio caso, ad esempio, il mio papà è morto improvvisamente un anno fa lasciandomi alcuni immobili, ma nessun soldo liquido. Se avessi dovuto pagare la tassa di successione, sarei stata costretta a svendere (proprio a svendere, per la fretta, perchè i beni sono completamente ammortizzati ecc.) il patrimonio che mio padre aveva impiegato una vita a mettere insieme. Non trovo che questo sia giusto, anche perchè mio padre su tali immobili aveva sempre pagato le tasse con molti sacrifici, contribuendo all'intento redistributivo dei redditi. La tassa di successione, pertanto, potrebbe portare all'assurdo di costringere gli eredi a smembrare il proprio patrimonio familiare. Con quale risultato? A mio parere con la perdita di risorse preziose, con la perdita della voglia di investire da parte dei genitori e con l'ingresso degli eredi nelle categorie verso cui redistribuire i redditi. Mi piacerebbe poter avere un suo parere in merito. Grazie.
    • La redazione Rispondi
      Come ho scritto in precedenza, non ritengo la tassa di successione un mezzo idoneo alla redistribuzione della ricchezza (o almeno sono molti i dubbi, e scarse le evidenze, sulla sua effettiva capacità a cogliere questo obiettivo) e altri sono gli strumenti per favorire la mobilità sociale. Riconosco poi che è particolarmente pesante quando si associa ad una scomparsa improvvisa. Io parto dall'assunto che si è deciso di reintrodurre l'imposta e che per raggiungere gli obiettivi predetti è preferibile almeno favorire il no profit.
  5. carlo genco Rispondi
    Trovo la Sua proposta estremamente interessante, soprattutto se si tiene conto dell'attuale effettivo beneficio per le casse dello stato (costo del controllo, elusioni, etc.). Vorrei però segnalarLe che: 1) non tutti sono Bill Gates; 2) bisogna individurae serie procedure di controllo in capo alle onlus destinatarie delle donazioni; 3) occorre semplificare il trasferimento mortis causa delle tante imprese individuali sparse sul nostro territorio, magari rendendo gratuita la costituzione di società con i familiari, agevolando così la successione anche da un punto di vista civilistico; 4) quando si parla di successioni, ci si dimentica sempre del costo delle trascrizioni immobiliari la cui incidenza, forse, appare ingiustificata in relazione agli adempimenti che lo stato deve porre in essere. La saluto cordialmente. Carlo Genco - Pescara
    • La redazione Rispondi
      Grazie. In realtà sono d'accordo con lei.. In particolare ho sottolineato l'importanza di un'Authority snella e nel contempo rigorosa e severa (negli Stati Uniti si è attentissimi alla composizione del Comitato esecutivo, alla retribuzione dei soggetti deputati alla gestione della fondazione, alle spese di mantenimento della struttura, e così via, per evitare abusi). Aggiungo che l'esperienza, evidentemente irripetibile, di Gates e Buffet dimostra oltretutto come sia auspicabile un processo di concentrazione delle Onlus (per aumentarne l'efficacia) ed una loro maggiore proiezione internazionale (mantenendo la testa e il "cuore" in Italia).