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La Grameen fa bene al credito. Micro

Inventando un modo nuovo di fare credito, il premio Nobel per la Pace Muhammed Yunus ha contribuito a dotare i paesi in via di sviluppo di nuove istituzioni che facilitano non solo il superamento contingente della povertà, ma pongono le basi per un suo superamento duraturo. Il meccanismo su cui si basa la Grameen Bank crea infatti uno stock di capitale sociale che rende la promessa di restituzione del prestito credibile anche senza il ricorso al troppo costoso sistema legale. Non a caso a beneficiare dei crediti sono soprattutto le donne.

Nei paesi in via di sviluppo la disponibilità di piccole somme di denaro in prestito può fare una differemza fondamentale per la possibilità di sopravvivenza di milioni di persone. Un prestito di cinquanta euro può consentire ad un artigiano di acquistare la raffia e i giunchi per fare cestini e salvarlo dalla fame; oppure ad un agricoltore con un piccolo appezzamento di terreno di ottenere le sementi e programmare un raccolto o irrigarne uno già in essere, consentedogli di mantener in vita se stesso e la famiglia. Piccole iniziative, ognuna potenzialemnte profittevole ma che non trovano modo di essere finanziate sul mercato. Questi minuscoli imprenditori non sono clienti appettibili per un intermediario bancario tradizionale. Trattandosi di prestiti mirati a iniziative molto specifice l’alea e quindi la probabilità di default sono elevati. D’altra parte la dimensione del prestito è cosi piccola da non rendere conveniente iniziare le azioni legali di recupero in caso di default. E senza una minaccia credibile di azioni di recupero da parte della banca, il debitore non avrebbe incentivo a ripagare il prestito, neanche quando i suoi affari dovessero andare bene. Trattandosi di persone indigenti, non posseggono beni e non hanno niente da offrire in garanzia. Rimangono condannati alla esclusione dal mercato del credito e quindi alla povertà.

Il “miracolo” di Muhammed Yunus

Muhammed Yunus, economista nativo del Bangladesh educato negli Stati Uniti, oggi meritato premio Nobel per la pace, agli inzi degli anni settanta, durante una carestia che affliggeva il suo paese, ebbe un assillo. Come alleviare la fame di molti facendo arrivare piccoli finanziamenti alle persone che necessitavano un prestito garantendosi al tempo stesso la restituzione del capitale e degli interessi, così da poter riprestare quei quattrini ad altri bisognosi.
Egli iniziò a concedere piccoli prestiti a una persona che ne aveva necessità a condizione che facesse parte di un gruppo di altri debitori, appartenenti alla stessa comunità. Il prestito veniva concesso senza garanzie e sulla parola. Il debitore si impegnava alla sua restituzione, che in genere avveniva a piccole rate con frequenza elevata, ad esempio ogni settimana.
Inizialmente i prestiti erano destinati sia agli uomini che alle donne. Molto presto si scoprì che la probabilità di restituzione del prestito era molto più elevata per le seconde che per i primi. Si decise così di prestare specificamente e principalmente alle donne. Oggi la quasi totalità dei prestiti concessi dalla Grameen Bank – la banca di Yunus – va ad esse. E’ stato argomentato che la ragione per cui le donne sono debitori più affidabili è perché gli uomini bevono e sciupano i soldi al bar, pregiudicando le possibilità di ripagamento. Probabilmente vi è anche questo. Ma si tratta della manifestazione di un tratto più generale che differenzia maschi e femmine: la ricerca emprica ha mostrato che le donne sono più avverse al rischio degli uomini. In generale, è quindi meno probabile che facciano scelte cosi rischiose da pregiudicare la possibilità di ripagare il debito. Una seconda ragione è che le donne, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, hanno meno opportunità degli uomini. L’accesso al credito ha maggior valore per le donne che per gli uomini. Pertanto avranno forti incentivi a preservare una reputazione di buone ripagatrici per garantirsi l’accesso al credito nel futuro.
Ma il successo del microcredito e del meccanismo messo in piedi da Yunus riposa su una intuizione più profonda e rivoluzionaria. Ciò che Yunus capisce è che le azioni legali – la richiesta di far rispettare il contratto di credito davanti a un giudice o un tribunale – non sono l’unico meccanismo per garantire il rispetto di una promessa. Noi essere umani siamo sensibili al giudizio che delle nostre azioni danno i nostri colleghi, i nostri vicini, i concittadini, gli amici. La visibilità delle nostre azioni da parte delle persone che appartengono alla nostra cerchia sociale funziona da deterrente e disciplina le nostre scelte. Ciò vale anche per la decisione di onorare o meno la promessa di restituzione di un prestito.

Come si costruisce un capitale sociale

Ma come costruire questo meccanismo quando, come spesso accade nei paesi in via di sviluppo, vi è notevole carenza di capitale civico? Questa la risposta di Yunus: inserendo il debitore all’interno di un gruppo, con cui interagisce e condivide le difficolta gli ostacoli a portare avanti la sua inziativa. In questo modo, non solo Grameen Bank contribuisce ad accrescere gli investimenti e lo stock di capitale fisico, ma crea anche lo stock di capitale sociale che rende la promessa di restituzione del prestito credibile senza il ricorso al troppo costoso sistema legale. Nei paesi in via di sviluppo può essere meno oneroso costruire fiducia che cercare la protezione dei tribunali.
La rilevanza di questa intuizione travalica l’ambito del credito. Il capitale sociale ha due importanti caratteristica: in primo luogo, una volta in essere si deprezza molto lentamente; se internalizzato da una comunità tende a perpetuarsi di generazione in generazione. Non vi è capitale fisico che possa vantare un tasso di deprezzamento cosi basso. In secondo luogo, è capitale non specifico: una volta in essere serve per ottenere credito più facilmente ma è utile per ottemperare a qualunque tipo di accordo tra membri di una comunità, favorendo la cooperazione tra individui.
Inventando un modo nuovo di fare credito, Yunus ha contribuito a dotare i paesi in via di sviluppo di nuove istituzioni che facilitano non solo il superamento contigente della poverta ma pongono le basi per un superamento duraturo.

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Sommario 20 ottobre 2006

  1. Francesco Millo

    Apprezzo molto il progetto di Yunus e la sua implementazione, e come giustamente riportato nell’articolo è stato, ed è tutt’ora, di fondamentale importanza per le aere è presente.
    Mi sento però di sottolineare come la paternità del microcredito non sia da attribuirsi al neopremiato Yunus. Difatti, dopo un paio di secoli passati a riflettere sul valore ed il senso della ricchezza, furono i Francescani a fondare nel 1472 il concetto di Monte di Pietà, sulla cui falsa riga si muove la moderna esperienza di Yunus.

  2. Tommaso Reggiani

    Il premio Nobel conferito a Yunus, è senza alcun dubbio attribuibile al suo mirabile sforzo in ambito tecnico/pratico, teso a proporre una nuova modalità di gestire e concepire il sistema creditizio. Tuttavia è altrettanto importante ribadire come l’interpretazione del successo di Yunus, si presti ad essere analizzata in maniera molto più ampia ed in prospettiva squisitamente teorico/culturale: non solo ha contribuito a salvare milioni di persone da una disumana condizione di povertà, al “banchiere dei poveri” va anche riconosciuto il grande merito di aver fatto emerge in modo empirico e pratico l’opportunità e l’urgenza di far rientrare, presso le categorie proprie del fenomeno economico, ‘principi altri’ rispetto il puro egoismo assiologico (self interest) che a partire dal XIX sec. è stato inopportunamente ritenuto -dalla massima parte dei teorici- come la sola “legge di gravità” in grado di regolare ogni aspetto dell’agire economico.
    Yunus ha profuso tutte le sue energie nel mostrare, all’intero establishment ‘ politico-accademico-finanziario ‘, in modo tangibile e pratico -alle nuove generazioni di economisti si pone ora la sfida definitiva in termini di dimostrazione logico/formale- come la genuina ‘fiducia’ che egli accorda da più di 30 anni “ai più poveri fra i più poveri”, costituisca effettivamente un elemento irrinunciabile e fondamentale se seriamente si vuol mirare all’implementazione di politiche e pratiche di sviluppo economico dal volto umano ed inclusivo, “uno sviluppo economico e sociale creato dal basso”!

  3. Donato Marchesani

    Replico al commento di Francesco Milo: non credo proprio che il concetto di “Monte di Pietà” abbia potuto influenzare, dato il contesto storico-geografico di Yunus, le teoria del microcredito. Inoltre, ad essere precisi, i concetti di “microcredito” e “monte di pietà” sono, concettualmente e tecnicamente molto diversi tra loro.

  4. vittorio Campanelli

    Vorrei chiedere al dr Guiso, se ritiene ripetibile l’esperienza della Grameen Bank in un contesto italiano e se esistono di queste esperienze in Italia e dove, quali.

    • La redazione

      1. L’italia fortunatamente non si trova nelle condizioni di un paese in via di sviluppo; ha mercati del credito relativamente sviluppati e un funzionamento della giustizia accettabile
      2. Cio nonostante, differenze nella dotazione di capitale sociale tra le regioni italiane influiscono sull’accesso al credito delle persone.
      3. Inoltre, sia il funzionamento della giustizia che i mercati finanziari sono in ritardo rispetto ad altri paesi e vi sono notevoli margini di miglioramento.
      4. Le liberalizzazioni degli anni 90 e la’umentata concorrenza e
      deregolamentazione ha reso molto aa molte persone ottenere credito; pensi al mercato dei mutui.
      5. Dovessi dire su quali margini oggi occorre agire per migliorare ulteriormente il funziomamento del mercato del credito in Italia, direi il miglioramento della giustizia e inizieni di concorrenza nelle banche. In particolare un netto miglioramento della governance di queste ultime.
      Un mio lavoro sull’rgomento puo’ fornirle altre informazioni “Regulation, Formal and Informal Enforcement and the Development of the Households’ Loans market. Lessons from Italy”, with L. Casolaro and L. Gambacorta, in G.Bertola, C. Grant and R. Disney (editors), The Economics of Consumer
      Credit: European Experience and Lessons from the US, MIT Press, 2006.

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