Di recente là a Livorno,
nel guardarmi un po’ d’intorno,
vidi al porto un grande slargo,
dove sbarcano dai cargo

mille e mille cilindrate
tutte all’estero sfornate.
Qui s’ammassano i conteineri
pien di robe e vari generi,

in gran flusso dalla Cina,
poi dal Cile ed Argentina;
con i kiwi di Zelanda,
mille Nokia da Finlanda

C’è nei pressi la centrale
che va ad olio minerale,
importato dall’Oriente,
lo si paga cassa o niente.

Pur si compra un gran metano,
col caffè del brasiliano,
il salmon dello scozzese
e la scarpa vietnamese.

Ora un dubbio qui m’assale,
e qualcosa forse vale,
io ci penso da stamani
e lo pongo al Pier Bersani.

E cioè se vò a importare
lo dovrò pure pagare,
vale a dire che l’exporto
pari uscir dovrà dal porto.

Rosso fuoco è la bilancia!
Ma non duole al Pier la pancia?
Forse è il caso di pensare
al di più ch’è da esportare,

e non parmi che il tassista
sia il problem per primo in lista:
ben più urgente è per l’Ulivo

che del gas non può star privo.
La bilancia non perdona,
di poltrone è piena Roma,
la Bonin ce l’ha piccina,
basterà mandarla in Cina?

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