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  1. Ettore Andreani Rispondi
    Ho letto con estremo interesse il Suo intervento pubblicato su LaVoce.info ed avente ad oggetto la Governance Bancaria ed il Sistema Dualistico. In un saggio pubblicato nel Dicembre 2003 sulla Rivista Banca Impresa e Società ho analizzato la composizione dei Consigli di Sorveglianza di un campione 40 banche tedesche, analisi che, tra le altre cose, utilizzo per delineare una breve riflessione in merito al Suo contributo. I dati da me raccolti dimostrano che una delle principali distorsioni al funzionamento del Consiglio di Sorveglianza è dovuta alla presenza nello stesso degli ex amministratori (ovvero gli ex membri del Vorstand) che rappresentano circa il 7% del totale dei membri nominati dagli azionisti. A titolo di esempio cito il caso, di scuola, di un Consiglio di Sorveglianza, del quale è membro un ex amministratore cessato il 31/12 dell’anno N, che nell’anno N+1 sia chiamato ad approvare il bilancio dell’anno N. Il conflitto di interessi mi sembra evidente. Ovviamente abbondano i casi giurisprudenziali, e gli aneddoti, relativi a questo ed altri casi di evidente conflitto di interesse, in particolar modo relativi alle operazioni straordinarie (questione da Lei stesso sollevata). Ettore Andreani
    • La redazione Rispondi
      La ringrazio per il commento e ricordo bene il Suo articolo. In effetti il problema che Lei richiama è di estremo rilievo e andrà attentamente valutato nella sperimentazione in Italia. Proprio con riferimento alla autonomia statutaria, si potrebbero, ad esempio, prevedere particolari requisti per i membri del consiglio di sorveglianza che o pongano espliciti divieti, o quantomeno garantiscano adeguati periodi di "raffreddamento" rispetto alle cariche ricoperte nel passato in organi di gestione.
  2. Navida79 Rispondi
    Aiutatemi a capire, si discute di Consiglio di Gestione e Consiglio di Sorveglianza, vengono fatte proposte su come meglio poter evitare i "mancati controlli", al riguardo vorrei invitarVi a riflettere sulla cronologia su ciò che sta avvenendo... primo, c'è un continuo aumento dei tassi d'interesse da parte della BCE per contenere l'inflazione, questo dovuto soprattutto all'aumento del prezzo del petrolio, di conseguenza peggioramento del debito pubblico italiano; secondo, avviene la fusione tra due grandi banche italiane; terzo, il governo subito dopo l'accordo tra quest'ultime decide di diminuire di 5 miliardi la manovra finanziaria. Alla luce di questo, non Vi sorge il dubbio che dietro il tutto ci sia la politica? riflettete un attimo, siamo di fronte al controllo-non controllo dei due Consigli, gestione e sorveglianza, questo fa pensare che alla fine la banca fa ciò che vuole, allo stesso tempo, le menti più maliziose potrebbero pensare che, il nuovo governo, avendo il "controllo" su una banca di questa portata, potrebbe: 1) aumentare le pressioni in seno alla BCE per cercare di attenuare la politica intrapresa del continuo aumento dei tassi d'interesse, 2)grazie a questo evitare di attuare un dpef rigido trovando così l'accordo con le varie forze politiche ed evitare a sua volta un aumento del debito pubblico. E' vero che non esiste solo l'Italia all'interno dell' UE, ma è anche vero che uno stop della BCE sui tassi farebbe comodo a molti paesi. Forse mi sbaglierò... ma ci sono troppe coincidenze.
  3. Lukas Plattner Rispondi
    Speriamo che l'adozione del modello dualistico sia l'occasione per trasferire in seno al consiglio di sorveglianza le prerogative ora attribuite agli organi del patto parasociale tra i maggiori di Intesa.
    • La redazione Rispondi
      Grazie per l'osservazione. Bisogna, peraltro, tener conto che oltre a quelle indicate nell'articolo lo statuto non può attribuire altre competenze "gestorie" al Consiglio di sorveglianza.
  4. Federico Parmeggiani Rispondi
    In seguito ad una fusione di cospicue dimensioni come quella tra San Paolo e intesa, se davvero detta fusione ha come finalità quella di un'espansione oltre confine e di un'affermazione come banca dal respiro europeo, si potrebbe arguire che forse il mercato europeo ed internazionale stesso rappresenterebbe la spinta per risolvere eventuali problemi di governance. In altri termini potrebbe essere lo stesso mercato a spingere ad adottare una governance più efficiente e affidabile. Perchè posto che una governance che garantisca una sana e prudente gestione è un grande valore aggiunto, nè l sistema a tre aorgani nè quello dualistico di per sè mettono la società al riparo da evenutali abusi, dipende dal modo in cui sono modellati sulla singola impresa. Se infatti si guardano i modelli di corporate governance adottati dalle maggiori multinazionali italiane (non solo bancarie, si pensi ad es. all'Eni) si vede come il sistema classico a tre organi è una struttura basilare sulla quale sono necessariamente innestati apparati organizzativi propri del sistemi anglosassoni, quali l'internal audit o il compensation committee. Perchè se ci si vuole imporre come soggetto di mercato internazionale è inevitabile essere spinti ad adottare gli standards di governance che richiedono i regolamenti dei mercati finanziari, le autorità di vigilanza, le società di rating e soprattutto gli investitori. Forse la penalizzazione e l'esclusione dal fruttuosi investimenti operata dal mercato può configurarsi come la "compulsory rule" più efficace.
    • La redazione Rispondi
      La ringrazio per le osservazioni. Indubbiamente il "controllo" del mercato può avere eefftti positivi , aggiungo, però, che non sempre gli attori del mercato hanno dimostrato adeguate capacità di spingere le società verso strutture di governace più efficienti. E' da tempo, ad esempio, che si discute dello scarso attivismo degli investitori istituzionali, anche se alcune recenti iniziative mostrano positivi segnali. Un cordiale saluto.