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  1. Massimiliano Claps Rispondi
    Caro Professor Faini, condivido a pieno il suo intervento, però ritengo sia importante sottolineare un punto che lei giustamente ha messo in grassetto, ovvero quello delle lobbies settoriali. Penso sia importante chiedersi perché il round di negoziati è giunto al fallimento e penso che il problema delle lobbies settoriali sia fondamentale e strettamente legato alla perdita di "trendiness" del multilateralismo. Per essere più specifici vorrei fare un esempio e legarmi ad un interessante articolo di un paio di giorni fa apparso sul Financial Times. L'articolo citava la questione dei medicinali generici e le continue pressioni del governo americano (ma probabilmente anche di altri G7) per indurre paesi piccoli a siglare accordi che estendano i brevetti oltre i limiti esistenti. L'articolo in particolare parlava di accordi già raggiunti con paesi minori del Medio-Oriente e di crescenti pressioni in Thailandia, Malaysia e South Korea. Tali pressioni non vengono esercitate direttamente dalle multinazionali del farmaco, ma da esponenti del governo federale americano incaricati di tutelare le lobbies farmaceutiche. Senza voler entrare nel merito della questione farmaci generici, che peraltro ha ricadute umanitarie che vanno ben al di là dei vantaggi di prezzo per il consumatore, mi pare che l'esempio serva a dimostrare che sempre più i vari istituti governativi che si occupano di commercio ed investimenti internazionali siano preoccupati di soddisfare queste lobbies e non si occupino invece di valutare i vantaggi del multilateralismo per i consumatori finali... Sarà che le lobbies finanziano le campagne elettorali (di qualsiasi schieramento politico) a piene mani, mentre il cittadino medio non cambia certo il suo voto per il fallimento del Doha Round... Di più, la tutela delle lobbies settoriali (farmaci, sementi GM, etc.) ritengo abbia un impatto negativo anche sullo squilibrio della distribuzione dei benefici della globalizzazione, giustamente citato nel precedente commento.
  2. m. gomellini Rispondi
    Caro professore, imparo sempre molto dai suoi interventi. Il tema del multilateralismo mi convinve, come anche la necessità per l'economia europea e italiana, di un mutamento strutturale "market induced": liberalizziamo gli scambi, paghiamo meno alcuni prodotti e ridirezioniamo risorse verso altri settori. Lei, tra le altre cose, afferma che l'aumento degli scambi deve molto al Gatt/Wto. Un'affermazione apparentemente condivisibile, messa tuttavia in dubbio da recenti studi che si interrogano sulla reale efficacia del Gatt/wto nella promozione di maggiori flussi commerciali, che avrebbero beneficiato maggiormente di accordi men che multilaterali (e il caso dell'Italia, almeno fino agli anni 70, mi sembra confermare: molto OECE, molta CEE, poco GATT...) Inltre, e questa è una vecchia questione, tali studi riaffermano che se ci sono vantaggi dal multilateralismo, essi hanno avuto una distribuzione altamente concentrata e iniqua, cosa che oggi nel mondo globalizzato dove anche la periferia è al centro, non è più sostenibile. Questa è forse una delle ragioni del fallimento di Doha: non solo il multilateralismo è purtroppo "fuori moda" e alcuni governi ne sottovalutano l'importanza sistemica, ma forse il meccanismo non riesce a comporre gli innumerevoli interessi. Riformare le istituzioni internazionali è cosa ardua, e questo chiaro. Ma mi pare che il tema debba essere messo all'ordine del giorno perché contribuisce al fallimento del negoziato multilaterale. Lei ha suggerimenti sulla direzione di marcia? Con stima, m. gomellini