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  1. Giovanni Arosio Rispondi
    Credo che debba essere sottolineato il ruolo centrale della tecnologia, implicito nel riferimento degli autori alle "economie di scala e di scopo" riferite sia all'ambiente di negoziazione, sia alle funzioni di regolamento e custodia. Borsa italiana dispone di costi di tecnologia significativamente inferiori a quelli dei potenziali partner (sia tedeschi che francesi). Appare arduo, per evidenti motivi di "peso" politico, che la tecnologia italiana possa essere adottata nel quadro di un'integrazione europea. Per tale ragione i vantaggi per i consumatori (intermediari e investitori) italiani potrebbero rivelarsi una chimera e l'integrazione finirebbe per sostanziarsi nella perdita di sovranità (non inganni la raffinata cosmesi del "modello federale") senza vantaggi di efficienza.
  2. Flavio Borio Rispondi
    E' certamente vero che nei singoli paesi europei le borse valori tradizionali detengono ancora una posizione dominante, per non dire monopolistica. E' pur vero però che dal punto di vista dell'utente finale (l'investitore) il costo complessivo delle transazioni in borsa dipende, oltre che dai costi di custody e settlement, anche dagli spread denaro lettera e dalla modalità di gestione delle proposte di negoziazione e dell'execution. Ora, in base alla mia esperienza personale (resp. equity & derivatives desk), ritengo che i mercati order driven (quello italiano e la maggior parte di quelli europei) dia maggiori garanzie di trasparenza ed efficienza rispetto a quelli quote driven (americani). La Mifid (assai influenzata dai broker anglosassoni), eliminando l'obbligo di concentrazione degli scambi, spingerà inevitabilmente verso un'organizzazione del mercato di tipo quote driven. Secondo me sarebbe un argomento degno di approfondimento.