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  1. Alberto Rispondi
    Ringrazio dell’attenzione riservata alla mia proposta. Intendo rispondere all’obiezione. Credo che i meccanismi burocratici aleatori, nei confronti degli stranieri, siano migliori perché sono meno difficili da mettere in pratica. Richiedono meno burocrazia, meno spese, meno graduatorie, meno commissioni che ne decidono i parametri… Direi che il ragionamento sarebbe questo: sei un giovane cinese o indiano laureato in una materia spendibile con un voto accettabile? Fai domanda al consolato italiano e, se sei fortunato, vinci un viaggio in Italia (di andata E ritorno), un corso di italiano per sei mesi, un po’ di soldi ed il permesso di soggiorno di 5 anni. Il lavoro che ti trovi è affar tuo. Giriamo il ragionamento: sei un’azienda manifatturiera che non trova un tecnico che programmi i tuoi PLC o i tuoi microcontrollori (le aziende italiane faticano a trovarne, so che sembra strano ma è così)? Beh, cerca fra questi cinesi o indiani, fai il colloquio di persona, scegli quello che fa per te e scarti gli altri. Per l’azienda sarebbe ottimo. Inoltre, ritengo che molti giovani neolaureati americani, giapponesi o canadesi gradirebbero lavorare in Italia qualche anno, anche quasi gratis. Oggigiorno devono fare domande in programmi di scambio difficili da gestire. Se alcuni di loro venissero in Italia potrebbero trovarsi il lavoro che cercano senza grossi problemi (anche in un ristorante, se lo desiderassero, per aiutare i turisti stranieri che non sanno mai cosa ordinare). Avremmo grossi vantaggi, in quanto questi ragazzi conoscerebbero e amerebbero l’Italia. Invece forziamo le aziende a assumere prima che i lavoratori vengano in Italia… ma come fanno, se non lo conoscono?
    • La redazione Rispondi
      D'accordo sulla ricerca di soluzioni non costose. Nel caso italiano, pero', non si vede quale sia la necessita' di accogliere certe domande di soggiorno per lavoro, respingendone altre. Le cose, dal 1986 ad oggi sono andate cosi': ammissione formalmente striminzita; inserimento di stranieri nel mercato del lavoro molto piu' cospicuo di quanto formalmente ammesso; sanatoria ex post delle situazioni reatesi in modo illegale. Se stiamo pensando alla porzione di immigrazione ad alta qualificazione, perche' aggiungere l'elemento fortuna, quando si puo' fare prevalere quello di merito? Questo dell'immigrazione giapponese o canadese o americana e' comunque un problema di scarso rilievo. Niente in contrario che per questo si usi il meccanismo lotteria. La mia attenzione e' pero' rivolta all'immigrazione "vera". La pretesa di un incontro a distanza tra domanda e offerta e' il baco della normativa sull'immigrazione, e risale al 1986. La soluzione richiede una riforma legislativa, incardinata sulla possibilita' di ingresso per ricerca di lavoro per quesgli stranieri che dimostrino di disporre di disponibilita' di mezzi di sostentamento propri o garantiti da terzi. Cordiali saluti sergio briguglio
  2. Alberto Rispondi
    Vorrei segnalare una piccola possibilità accessoria, che potrebbe affiancarsi a quelle da voi argomentate. Perché non fare qualcosa di simile alla Green Card americana? Potremmo estrarre a sorte 2000 permessi all’anno con biglietto aereo e corso di italiano in omaggio. Questi permessi sarebbero quinquennali non rinnovabili, a meno che uno trovi un lavoro stabile. Le estrazioni potrebbero essere pilotate, in modo da favorire certi Paesi e sfavorirne altri. Logicamente, i Paesi favoriti sarebbero quelli che collaborano di più con l’Italia. Infine, potrebbero essere date quote di precedenza, nelle estrazioni, a persone con eccellenze (ad esempio ingegneri indiani o cinesi) o che svolgono lavori che ora mancano (tecnici specializzati).
    • La redazione Rispondi
      Le Sua proposta richiede una riforma della normativa. Credo sia una proposta intelligente, a condizione - come Lei stesso sottolinea - che si guardi all'istituto della Green Card come ad una via complementare, e non alternativa, ad altre forme di ingresso piu' adatte ad una immigrazione meno qualificata, ma numericamente assi piu' cospicua. Un'obiezione: se si tratta di immigrazione qualificata, perche' farla regolare da un meccanismo aleatorio come il sorteggio?