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  1. brunom.1954 Rispondi

    Sono monoreddito, con moglie e 4 figli a carico, quest'anno nel presentare la dichiarazione dei redditi ho dovuto constatare che due dei miei figli non erano più a mio carico, hanno lavorato in estate per circa tre mesi superando la fatidica cifra di 2840,00 € ma non hanno superato la cifra di 6500,00 € per cui sono considerati non autosufficienti. Non hanno potuto detrarre alcuna spesa. Io non ho potuto dettrarre alcunchè relativamente alle loro spese. Se non sono a mio carico ma non sono autosufficienti, per i restanti nove mesi a carico di chi sono, stante il fatto che a seguito di una sentenza , in queste condizioni non possono essere mandati via di casa. Se i due figli non risultano a carico, perchè nella richiesta per gli assegni familiari viene chiesto il reddito di tutti i componenti la famiglia, quindi il cumulo. Dove sono gli aiuti alla famiglia?

  2. Luca Rispondi
    E' risaputo che non è nei programmi di questo governo l'introduzione del quoziente familiare nel calcolo dell'Irpef, è altrettanto chiaro, ed eticamente corretto, che tutte le misure di sostegno alle famiglie si concentrino sui redditi più bassi. Vorrei però spezzare una lancia in favore della definizione di qualche misura di compensazione per famiglie numerose anche con redditi considerati alti. Anche nella decisione di introdurre tickets, nei costi per accedere alle università, nell'acquisto dei buoni pasto per le mense scolastiche si continua a ragionare escludendo i cosiddetti redditi alti senza considerare che un reddito che viene considerato alto per un singlo o una coppia non lo è più se si considerano famiglie con più di tre/quatro figli. Credo sia corretto considerare anche il fatto che per il solo fatto di essere famiglie numerose si pagano più tasse in quanto si usufruisce di un maggio numero di servizi, si necessità di abitazioni più ambie di vetture più grandi ecc. Se una famiglia può capire la politica di dare deduzioni solo a redditi cosiddetti bassi diventa difficile accettare di pagare sempre i servizi con le aliquote massime. Credo sia un argomento ineludibile per questo governo e sarebbe una buona idea che sul tema delle famiglie in particolare quelle numerose se aprisse un dibattito con le forze politiche che sostengono il governo. cordiali saluti Luca Gialdini
  3. Pasquale Rispondi
    Citate spesso come ottimo esempio il progetto I care di Tim; peccato che da Tim sono state "esternalizzate anche delle donne in attesa o in congedo di maternità, e che le stesse agevolazioni non siano previste per TelecomItalia che è l'azienda "madre". E per finire, forse non sapete che i nidi Tim sono disponibili solo nelle poche sedi di Direzione Generale, non nelle sedi territoriali: lavoratrici A e B
  4. Spillo Rispondi
    In regione lombardia, ma non solo toscana per esempio, hanno semplificato le procedure, ed anche finanziato le aperture di tali strutture (micronidi). Ragionevolmente le istituzioni pubbliche non devono dare direttamente i servizi (che se producono loro costano esageratamente) ma regolare e controllare le prestazioni " di terzi "liberalizzando" quindi l'offerta. I controlli però, devono essere severi perchè i miei figli voglio, prima di tutto scegliere dove mandarli (che sia per l'educazione, la sanità o altro) ma voglio essere tranquillo sulle prestazioni offerte (alcune le posso valutare io altre no).
  5. Alberto Rispondi
    Vorrei fare due considerazioni, che poi sono sempre le solite: 1) Sarebbe meglio che gli aiuti alle famiglie andassero a tutte le famiglie in parti uguali, perché, in caso contrario, si verificherebbe la solita solfa per cui gli evasori ottengono soldi a palate e i lavoratori dipendenti gliele pagano (con le tasse). 2) E' difficilissimo aprire un asilo nido oggi per problemi burocratici, di permessi sanitari, di adempimenti amministrativi ed altro. Bisognerebbe chiudere un occhio e permettere asili nido in condizioni normali. E pensare che ci sarebbero tantissime ragazze che vorrebbero aprirne uno!