logo


  1. michele Rispondi
    La Francia aveva semplicemente la squadra più vecchia ai mondiali perchè questi giocatori erano stati negli ultimi anni i più forti in assoluto per un paese che mai aveva vinto nel giro di 2 anni una coppa del mondo e un campionato europeo.Se si andasse ad analizzare nel dettaglio si vedrebbe che i risultati calcistici hanno influito molto di più che un ipotetico indicatore economico.Le convocazioni dell'Inghilterra sono state decise più da necessità tecniche che da opportunità strepitose offerte dall'isola anche nello sport ;tanto più che a decidere le sorti della nazionale dei bianchi è stato fatale l'insistenza dell'allenatore Erikson nel convocare l'ex talentoprodigio ormai 27 enne Owen benchè infortunato, piuttosto che lanciare veramente le giovani promesse di sua maestà.L'Articolo è divertente ma inconcludente e anche un pò ridicolo dal momento che nel calcio più che in altri settori l'esperienza di giocare ad alti livelli anche per molti anni si acquisisce con il talento manifestato in un palcoscenico seguito e visto da milioni di appasionati.
  2. federico russo Rispondi
    Credo ci sia un errore di validità nella misura che lei utilizza. Per testare la sua affascinante teoria non bisogna considerare la difficoltà dei giovani ma la loro discriminazione nei confronti degli anziani. Quindi non il tasso di disoccupazione dei giovani ma la differenza tra questo e quello dei più anziani.
  3. antonio gesualdi Rispondi
    Intanto complimenti per l'analisi. Io sono un giornalista molto critico nei confronti de La Voce perché ritengo che i cosiddetti "esperti" sono tali quando si rivolgono al vasto pubblico soltanto se attraverso la mediazione giornalistica. Ovvero bisogna che essi accettino il contradditorio o perlomeno le domande più scomode possibili. Quanto ai calciatori io ho analizzato la provenienza di coloro che militano nella serie A (gli amici di Mappemonde in Francia l'hanno fatto per i francesi). Per l'Italia si tratta di giovani "coltivati" nell'area del bergamasco e soprattutto nelle regioni "rosse" del Centro Italia. Di fatto si riesce a produrre in Toscana, Umbria ed Emilia-Romagna (ma anche in Lombardia) un calciatore di serie A ogni 15.500 giovani tra i 15 e 24 anni. Nel Meridione, addirittura, 1 ogni 46.000. Come si vede si tratta di un "prodotto" che è scarso (o che viene tenuto scarso, ma questo è un altro discorso) per poter essere venduto a caro prezzo. Siete voi economisti che insegnate questa regola :-))) Dunque è evidente che una volta fatto un campione si tenti di sfruttarlo il più a lungo possibile. E oggi sono disponibili algoritmi per insegnare ai portieri a parare i rigori e anche bio-medicine per il fisico. Vi siete dimenticati Cannavaro attaccato ad una flebo? A prescindere da cosa contenesse la flebo. Quanto tabella pubblicata c'è il caso inglese, ma c'è anche quello polacco o quello spagnolo. E dunque il ragionamento non regge. L'età media della squadra, poi, ha uno scarto massimo di 3 anni circa. Troppo poco per dire che ci sono barriere di accesso generazionali. Solo la Svizzera ha una forte correlazione con il tasso di occupazione giovanile. Ma a questo punto è chiaro che è un caso. Damanda: ma chi lo dice che l'età dei calciatori (se è vero che si alza) non dipenda, invece, dalla forte riduzione delle classi demografiche 15-24 anni che accomuna tutti i paesi? Società di vecchi avranno squadre più vecchie.
  4. Paolo Pasqualis Rispondi
    Tanto per stare al gioco (se l'ho capito bene, sperando di non confondermi tra calcio e disoccupazione): la qualità ne ha guadagnato! Accidenti, proprio come dicono i professionisti! Francia e Italia in finale, le squadre con età più elevate (=barriere all'accesso?!).