logo


Rispondi a Franco Oriti Annulla risposta

1500

  1. antonio badalamenti Rispondi
    Aldilà degli aspetti tecnici, risorse proprie o meno, mi chiedo quale sia la mission di questa importate istituzione. Se ,stando alle intenzioni del caro Keynes, l'obiettivo del Fondo è quello di evitare le crisi finanziarie nei PVS sostenendo la domanda nel BP, mi chiedo come è possibile che negli ultimi 10 anni ci siano state 2 (Est Asiatico e Argentina) delle più grandi crisi del dopoguerra (e sto considerando solamente più gravi)? Suggerirei la lettura del premio nobel J.Stiglitz (mi sembra si intotili " in nemici della globalizzazione") per comprendere meglio quale sia il reale problema di questa importante istituzione. La vera riforma delle istituzioni internazionali parte dall'alto ed è una questione prevalentemente politica.
  2. antonio gasperi Rispondi
    a Bretton Woods un certo Keynes propose una sorta di moneta bancaria internazionale per venire incontro alle crisi di liquidità dei PVS (e allora anche l'europa poteva definirsi tale). la sua proposta non venne accettata e il FMI iniziò ad "operare" (la cura?) con i meccanismi descritti nell'articolo e cioè prestando ad interesse mezzi finanziari per le esigenze di breve periodo; questo portò alcuni paesi a crisi finanziarie che li costrinse a politiche "stabilizzatrici" anche più cruente di quelle che avrebbero potuto fare usando la "prevenzione", che allora mi sembra si usasse poco. Poi eruppe sulla scena il mercato privato dei capitali internazionali nel quale i paesi a corto di denaro potevano indebitarsi a costi inferiori (ma a rischi superiori), rubando il mestiere di "cura" al FMI, che si mise finalmente a "prevenire". Forse però era troppo tardi...
  3. Franco Oriti Rispondi
    Occorre ormai dotare l'ONU e l'FMI di risorse proprie autonome (pr es. EUR 1 per ogni abitante delle terra) che permettono di intraprendere azioni ed adottare decisioni seconde le regole elementari della democrazia senza dover dipendere dalla volonta' o meno di un determinato paese per il bene comune dell'intera umanita'.
  4. michele Rispondi
    Si chiedono i due autori a proposito dei destini del FMI: "Ma, al di là delle diverse possibili soluzioni tecniche, il problema, come suole dirsi, è politico, e si riduce a una semplice domanda: la comunità internazionale quanto crede nel bene pubblico della sorveglianza di un’istituzione multilaterale, e quanto è disposta a pagare per averla?" La risposta è nei fatti, in quanto il FMI non si comporta diversamente da altre istituzioni internazionali (ad es. l'Onu) nelle quali le pressioni dei membri non hanno certo lo stesso peso. Non penso siano mai esistite - se non nella fantasia fervida di molti storici o di mistici della politica - istituzioni realmente multilaterali, ed è, anzi, semmai proprio la richiesta di una maggiore pluralità che va emergendo al seguito delle nuove dislocazioni di potenza che fa emergere la crisi delle istituzioni precedenti. Si moltiplicano, infatti, organismi di ogni sorta a geometria variabile, nei quali di volta in volta ogni protagonista cerca di giocare al meglio partite che, altrove, sarebbero perse. Luoghi che si configurano e riconfigurano secondo il momento. Penso che lo stesso FMI, più che ad esser riformato per divenire veramente un organismo di controllo o contrattazione multialterale, sia destinato a diventare uno dei tanti soggetti/luoghi di confronto/conflitto, probabilmente nemmeno il più importante nel suo ruolo che già oggi, a ben vedere, è concretamente alquanto ridimensionato, almeno quando non siano in questione gli affari di paesi piuttosto marginali. Le cose, insomma, si decidono dove è plausibile o anche solo ipotizzabile deciderle: e l'orizzonte del FMI non è più sufficientemente ampio, se non proforma. Esattamente, del resto, come l'Onu appena citato. E' sempre per questo motivo che ci si può imbattere in G5, G7 e G8. dipende cosa si ritiene utile in un dato momento. Non esiste più il multilateralismo utopico di singole istituzioni, ma la loro moltiplicazione strumentale.