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  1. Paolo Gabriele Rispondi
    Bisogna dirlo l'unità monetaria è monca quando quella economica è lontana dal verificarsi. Se ogni Paese applica le imposte a modo proprio e secondo le proprie esigenze di cassa (vero italiani soggetti all'IRAP?) non si raggiungerà mai un vero e proprio punto di equilibirio e ci saranno sempre Stati che consentiranno alle imprese ed ai consumatori di avere vantaggi fiscali, e di conseguenza saranno più competitivi. Quelli come il nostro non possono permettersi, a causa dell'impossibile debito pubblico, una manovra di radicale riduzione delle imposte indirette ed in particolare dell'IVA, ma neanche l'eliminazione di una doppia imposta sul valore aggiunto come l'IRAP, giudicata da troppe parti, anche in sede europea, illegittima perchè, appunto duplicazione di imposta. Più complesso, invece, è il tema dell'equità dell'imposizione sul valore aggiunto, che, per sua natura, resta in capo al consumatore finale. E' appena il caso di osservare che, tolti i consumi ordinari, quelli di auto, moto, barche ed altri beni di lusso sono indicatori di una capacità di spesa maggiore di quella di chi acquista pane e companatico. Pertanto in un sistema dove i pazienti si guaradano bene del richiedere uno straccio di fattura al medico, è forse l'unico mezzo per fa pagare qualcosa agli evasori paratotali o totali, che sono i "big spender" sul mercato dei beni di lusso o immobiliare, anche se a nome di mamme o suocere ultraottantenni. Quello che, pertanto, andrebbe monitorato, e non "spiato" è l'incremento patrimoniale ingiustificato, unico mezzo per far venire fuori le incongruenze. Accompagnato da un rigido controllo delle somme "esportate" in maniera ingiustificata attraverso spalloni reali o telematici a secondo della cultura tecnologica del soggetto.
  2. Carla Capelli Rispondi
    L'analisi di Arachi, Zanardi e Florio sembra interessante...ma assolutamente identica a quanto gli stessi autori avevano gia' avuto modo di esporre sul Sole 24 ore il 9 giugno 2005. Si deve trarre la conclusione che nulla e' cambiato? L'attenzione agli aspetti redistributivi e' pregevole ma andrebbe sostenuta da analisi ben piu' robuste. Forse qualche riferimento piu' puntuale ai lavori degli autori renderebbe la proposta piu' credibile. Una precisazione: con indice di redistribuzione ci si riferisce all’indice di Reynold-Smolensky? L’effetto incidenza ([g/(1-g)] ?) moltiplicato per l’effetto progressivita’ (Kakwani?) non sembra portare all’effetto redistributivo indicato. Perche’?
    • La redazione Rispondi
      L’analisi degli effetti redistributivi di possibili manovre sulle aliquote Iva riportate nel nostro articolo è, come peraltro chiaramente sottolineato, ancora a livello preliminare e necessita di ulteriori verifiche ed approfondimenti. In specifico, ringraziamo per l’utile commento che ha evidenziato un errore di calcolo dell’effetto di incidenza implicato dalle varie manovre proposte. Rimangono tuttavia invariate, in termini qualitativi, le conclusioni a cui giungeva il nostro intervento: rispetto all’Iva attuale, l’applicazione delle varie manovre ipotizzate (soprattutto della terza, consistente in un aumento dell’aliquota super-ribassata dal 4% al 5% e di quella ribassata dal 10% al 13%) comporta, ovviamente, un aumento dell’incidenza dell’Iva, ed è questa la componente che spiega in gran parte il peggioramento degli effetti redistributivi.
  3. Hominibus Rispondi
    Non pensate che somigli ad un cane che si morde la coda la riduzione del cuneo fiscale e l'aumento dell'Iva? E poi, l'Iva non é equa perché applica diverse aliquote ma perché colpisce in modo indiscriminato, giacché non tiene conto della capacità contributiva del soggetto che compra beni e servizi. Quindi, le imposte medievali come Ici, Iva, Ire, Monopoli, Accise, Lotterie sono incostituzionali perché violano l'art.53. L'equità si raggiungerebbe con i seguenti provedimenti: 1) Eliminare tutte le imposte sopra citate; 2) Considerare la sommatoria dei redditi e rendite di qualsiasi natura, al netto degli oneri di produzione, come incremento patrimoniale da aggiungere al patrimonio mobile ed immobile, al valore corrente di mercato (ricchezza reale); 3) Istituire la Borsa dei cespiti fiscali con obbligo di pubblicità per tutte le operazioni di trasferimento, con offerte di vendita al migliore offerente, salvi naturali diritti di prelazione; 4) Autorizzare le offerte pubbliche di acquisto per cespiti dichiarati al fisco per valori sottostimati, allo scopo di realizzare la sinergia tra interesse pubblico e privato; 5) Eliminare tutti i cunei sulla retribuzione e considerare i lavoratori come persone adulte, capaci di valutare la giusta remunerazione del lavoro prestato, a tariffa intera, e provvedere al proprio futuro, liberi da pastoie e gravosi tutele politiche, che generano solo sommerso e lavoro in nero. Insomma, parecchi testi di finanza ed economia pubbliche andrebbero riscritti !