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  1. Elio Gullo Rispondi
    Mi permetto di sollevare un "piccolo" problema: la stabilità normativa delle norme e regole che trattano dell'informatica nelle PA. Il famigerato Codice dell'amministrazione digitale è stato già modificato due volte dalla sua emanazione e non ha ancora definitivamente risolto i problemi dell'uso della firma elettronica (quale delle 2 o 4 previste?) da associare ad un documento elettronico (le amministrazioni trattano documenti così come definiti nella L.241/90. La definizione di "documento elettronico" è più povera e sostanzialmente diversa da quella di documento amministrativo) per garantirne una conservazione e validità almeno all'interno del tempo di prescrizione (5 o 10 anni). Finchè non si rimuoverà questo "piccolo" ostacolo, baloccarci con il fatto che il fisco telematico è un successo sarà utile per qualche convegno, ma agli italiani - latu sensu - non ne verrà granchè in termini di risparmi e/o qualità dell'amministrazione. La stabilità delle norme, dei codici e dei comportamenti è un banale incentivo ad osare, ma se queste cambiano costantemente e, quando non lo fanno, è già chiaro che non risolvono i problemi per i quali sono state create, perchè mai le amministrazioni (e i loro funzionari e utenti) dovrebbero adottarle? Non possiamo permetterci di "sperimentare" il cambiamento. Dobbiamo solo farlo e con decisione.
  2. David Harris Rispondi
    Ho apprezzato l’articolo e, condivido i contenuti ma temo che non affronta due degli aspetti più spinosi nel processo di ammodernamento. Visto che l’utilità (anzi la necessità) di accompagnare un processo di informatizzazione con un contemporaneo processo di riorganizzazione sia arcinoto (con almeno 25 anni di ricerca accademica e industriale sull’argomento), mi chiedo perché si continua a procedere senza? Credo inoltre che in Italia la tendenza di spingere per una rapida diffusione dell’informatizzazione (per godere dei benefici di servizi più efficienti) si contrasta con il fatto che non sia sempre possibile realizzare – almeno nel breve periodo – uno dei vantaggi ottenibili con l’informatizzazione di un ente (che sia banca o pubblica amministrazione): la riduzione dei costi operativi (ad esempio la riduzione del personale) a fronte degli investimenti in tecnologia, innovazione dei processi e formazione. Cordiali saluti.
    • La redazione Rispondi
      I temi da lei sollevati sono spinosi per molti motivi. Le pubbliche amministrazioni presentano caratteristiche simili a quelle di qualsiasi operatore in un mercato non liberalizzato, comprese la maggiore rigidità organizzativa e una certa indifferenza ai costi operativi. Ma se l'obiettivo resta la produzione di maggiore valore (pubblico) con minori risorse, mentre un mercato può evolvere attraverso le politiche di liberalizzazione e la concorrenza, le amministrazioni dello Stato possono fare affidamento in ultima analisi solo su leggi e direttive. Può essere consolante notare che in Italia l'evoluzione organizzativa spesso è lenta anche dove le forze sembrerebbero più libere di agire, come nelle piccole e medie imprese o nelle banche, realtà nelle quali l'informatizzazione o non attecchisce facilmente o non va sempre incontro alle attese dei clienti. Ho comunque dei dubbi che dall'e-government sia giusto attendersi vantaggi soprattutto come strumento di riduzione dei dipendenti pubblici che in Italia, secondo dati OECD-PUMA del 2002, non sembrano particolarmente numerosi. Forse i maggiori ritorni, anche a breve termine, si avrebbero da un suo uso per modernizzare la società, ad esempio nella direzione "scandinava" indicata da Anthony Giddens su "la Repubblica" del 7 giugno.
  3. andrea Rispondi
    Va bene guardare avanti, proiettarsi nel futuro, parlare di II e III fase e-government, e-democracy ect., però le "domande" (non è più correct parlare di "istanza") che si possono inoltrare in via telematica sono ben poche, figurarsi la conclusione di negozi o atti giuridici; il processo telematico è lontano da venire. A me pare che il mondo, un certo mondo (quello dell'informatin society) vada una velocità e la p.a. ad un altro. Quanti sono i siti pubblici accessibili? Quanti procedimenti amministrativi possono essere iniziati, trattati e conclusi digitalmente? Quando sarà possibile superare l'obsoleta pratica della notifica di un pezzo di carta?
    • La redazione Rispondi
      Informatizzare significa introdurre i sistemi informatici in una certa attività. Le banche si sono informatizzate molti decenni fa, ma la maggior parte dei loro clienti sono ancora costretti a rivolgersi agli sportelli per compilare moduli del tutto analoghi a quelli della pubblica amministrazione. Poche banche italiane hanno messo i clienti in condizione di svolgere tutte le proprie pratiche online, e quasi nessuna si astiene dal fare pagare un sovrapprezzo per questi servizi (che alle banche procurano rilevanti economie). In altri settori l'informatizzazione è anche meno avanzata e di servizi online non se ne parla neanche. Un grande produttore europeo di automobili sollecita sul proprio sito italiano a richiedere informazioni sulle promozioni in corso via e-mail, ma se uno prova a farlo gli rispondono di passare in filiale. Sono d'accordo con lei: l'information society va ad un'altra velocità ma a mio parere lo Stato, almeno in Italia, non è particolarmente lento.
  4. Manzi Rispondi
    Che occorra una rivoluzione elettronica della P.a è vero.uno dei presupposti è la carta di identità elettronica che permette di dialogare fra cittadino e stato.ma c'è un ma la carta nonostante tutte le garanzie della privacy contiene dati biometrici impronte e immagini del volto che possono essere usate anche in modo poco democratico.Una costituzione democratica deve pensare che uno strumento possa essere usato una volat introdotto anche senza la vigenza della costituzione.Immaginatevi un colpo di stato e la polizia che cerca ad esempio solo i marocchini( borghezio docet) per metterli al rogo.In un paese dove non si sa chi a messo le bombe alal stazione di bologna e a piazza fontana e ministri sono accusati di aver violato anagrafi ( vedi la vicenda di roma) non credo che ci potra mai essere fiducia fra cittadino e stato.Io non cedero mai le mie caratteristiche biometriche Vi saluto
    • La redazione Rispondi
      E' difficile non condividere le sue preoccupazioni. Subito dopo la loro adozione le nuove tecnologie vengono spesso gestite male, magari quel tanto che basta per motivare i peggiori timori. Si potrebbe rispondere che in passato in regimi più oppressivi se la sono cavata egregiamente anche senza carta d'identità elettronica. Credo però che siano proprio le nuove tecnologie ad offrire le migliori garanzie contro un loro cattivo uso, a patto di comprenderle e di usarle saggiamente. Grazie alla diffusione, nei secoli scorsi, delle registrazioni anagrafiche oggi ha senso parlare di diritti del cittadino. Certo, inizialmente le tecnologie erano elementari (registri, timbri, firme) ma hanno prodotto comunque effetti negativi. Ad esempio, chi sfoglia un registro anagrafico non lascia alcuna traccia. Con la creazione di archivi anagrafici informatici diventa invece possibile perseguire violazioni come quella da lei citata. E comunque se il custode della casa apre intenzionalmente la porta ai ladri non è più un problema né di tecnologie né di organizzazione.
  5. alessia Rispondi
    Buongiorno, ho letto con molto interesse l'articolo e mi trovo pienamente daccordo con quanto indicato. L'avvento dell'informatica nella pubblica amministrazione è paragonabile alla rivoluzione industriale. Ahimè però siamo ancora agli albori. L'ostacolo maggiore ritengo però sia da annoverare nel cambio di mentalità che tale rivoluzione implica. Senza dimenticare che l'utilizzo delle nuove tecnologie porta, inevitabilmente, ad una riduzione della forza lavoro. Quindi è facile immaginare chi siano i più accaniti difensori dello status quo attuale. Cordiali saluti Alessia
    • La redazione Rispondi
      Grazie per il suo commento. Francamente non so da che parte provengano le maggiori resistenze all'e-government. Se comunque derivassero dalla paura di perdere il lavoro sarebbero resistenze di tutto rispetto, anche se forse non paragonabili ai traumi sociali della rivoluzione industriale. A mio parere, finché gli obiettivi dell'e-government non verranno fissati con riferimento alle vere potenzialità di una moderna pubblica amministrazione, non è neanche appropriato parlare di resistenze ma piuttosto di carenza di visione. Un problema politico, quindi, oltre che culturale.