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  1. Principe Myskin Rispondi
    Ritengo del tutto velleitaria l'ipotesi di introdurre in Italia regole del tipo "salary cap" per la semplice ragione che un tale tipo di regole, così come tutte le altre - già esistenti e bellamente violate negli scandali che sono alle attenzioni delle cronache - richiederebbero un serio "enforcement" amministrativo. L'Italia è gravemente carente soprattutto di una pubblica amministrazione che sia fedele al suo nome, e cioè sia contemporaneamente "pubblica" e "amministrazione". Invocare l'intervento salvifico e metafisico di "nuove regole" è operazione che prima ancora del Gattopardo rievoca la vuota ipocrisia delle gride manzioniane. Non è cambiato nulla dal Seicento ad oggi, non sarei così ottimista ora. Di certo non si può essere ottimisti se si vive di fiducie in interventi metafisici quali quelli di un salvifico e mitico Legislatore Principe Myskin
  2. michele Rispondi
    Scrivono Montanari e Silvestri: "Nel caso non venisse approntata alcuna modifica sostanziale, alcuni già immaginano una situazione nazionale di collasso del sistema, con il possibile esito di una rottura della Lega attuale e la formazione di leghe alternative: un super-campionato a livello europeo sul modello della Champions League e vari campionati nazionali privi delle squadre più forti." E' esattamente quanto i presidenti delle grandi società sostengono da tempo, a malapena trattenuti dal dover comunque dividere, anche se in modo diseguale, i proventi dei diritti televisivi da loro sostanzialemente controllati. Stiamo attenti, quindi, a dire che da questa situazione - come afferma Guido Rossi - si esce per forza grazie ad una evoluzione positiva, resa necessaria proprio dalla gravità dei fatti. Non è per niente detto, il viluppo che ha caratterizzato la vicenda è molto affine - se pur con obiettivi rivolti prevalentemente al controllo del mercato calcistico e delle sue istituzioni - a quello ipotizzato nel piano P2. Pare assurdo, ma si tratta di un analogo modello di occupazione di tutti i luoghi decisionali per i quali passa la possibilità di influire su questa o quella scelta, occupazione fatta manu politica,"miliatare", economica. Non è cosa da poco, poichè - ricorderete - dopo la scoperta della P2 nessuno o quasi dei protagonisti è uscito di campo e, semmai, è arrivato Berlusconi. La superlega europea, in altri termini, sarebbe solo un modo più raffinato per far confluire nelle tasche delle solite grandi squadre i proventi maggiori dello "spettacolo" calcio, e lasciare alle altre le briciole, oltretutto in nome di una competitività sportiva più equa. Sarebbe come curare la malattia - cioè la trasformazione del calcio in strumento assoluto di potere economico e politico - inoculando il germe senza aver predisposto alcun vaccino. Ha ragione chi, invece, sostiene che bisogna recuperare correttezza fiscale e contabile, anche giungendo ai fallimenti.