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  1. Francesco Scaramellini Rispondi

    I calciatori di serie A dovrebbero autoridursi l'ingaggio del 50%.

  2. Giovanni Perucca Rispondi
    Gentile Dott. Ascari, mi sembra che la strada indicata come possibile soluzione per guarire i mali del calcio sia la creazione di un campionato europeo tra le squadre più forti. Da profano di questioni economiche legate al calcio, ho qualche dubbio a proposito. Temo che questa soluzione, che credo auspicata dagli stessi grandi club, porterebbe in tempi brevi ad un’ulteriore concentrazione del potere delle squadre più forti, così come avvenuto nella serie A degli ultimi anni. Ciò perché anche tra le squadre più forti (ad esempio quelle che disputano la Champions League) la distribuzione delle risorse (e dei bacini di tifosi) non è omogenea. In sostanza si correrebbe il rischio che a retrocedere e a giocarsi il titolo siano sempre le solite squadre. Inoltre i campionati nazionali perderebbero d’interesse e l’attenzione mediatica sarebbe concentrata sulla lega europea, con la conseguenza di un sempre maggior numero di tifosi e quindi di risorse per le squadre che vi fanno parte. Se il principale problema del calcio odierno consiste nella sproporzione dei mezzi economici delle diverse squadre, temo che una lega europea non farebbe altro che aumentare questi divari. D’altra parte mi pare che la storia recente insegni proprio questo: con la creazione della Champions League si sono svuotate di importanza ed interesse altre competizioni come la Coppa Uefa (per non parlare delle coppe nazionali) e si è cancellata la Coppa delle Coppe. Ciò ha comportato la nascita di una sorta di trust di grandi squadre che, anno per anno, si sono spartite il grosso della torta. L’esistenza di diverse competizioni importanti non costituiva un meccanismo di ripartizione delle risorse efficace, dal momento che non appariva come una sorta di “regalo” da parte dei club più forti? Io penso di sì e credo che un’ ulteriore concentrazione delle competizioni porti nella direzione opposta rispetto a quella auspicata. Cordiali saluti
  3. Alberto Vanni Rispondi
    Gent.mo dott. Ascari, dalla natura degli articoli da lei pubblicati su La Voce a partire dal 2002, intuisco che possiede una certa conoscenza degli aspetti finanziari del nostro calcio e di ciò che vi ruota intorno. Premetto: non le scrivo per sentirmi dire “sì, lei potrebbe aver ragione”. Sarebbe assurdo. Piuttosto chiedo un istante di confronto con chi è molto più preparato di me. E eventualmente una secca smentita per aspetti che non ho valutato. C’è un aspetto di tutta la vicenda che mi appare piuttosto nebuloso. Se non ricordo male, e qui mi correggano gli esperti di calcio, non molti mesi fa si parlò di un incontro tra Moggi, Giraudo e la dirigenza del Milan. Nel clamore tutto italiano che fece la notizia, si ventilava l’ipotesi del passaggio dei due dirigenti della Juventus alla società milanese. Mi ripeto, questo non molti mesi fa. Non saprei citare la data in cui venne siglato l’affare, ma è noto inoltre che la Juventus vendette i propri diritti televisivi a Mediaset. Sono però sicuro che questo accadde prima del citato incontro tra la dirigenza Juve e la dirigenza Milan. Avendo addirittura ventilato l’ipotesi di un avvicendamento dirigenziale, non posso credere che il Milan non fosse al corrente dei vari livelli di collusione in cui si trovavano i dirigenti della Juventus. E soprattutto non posso credere che la posizione dominante e potente dei dirigenti della Juventus non facesse gola alla stessa persona a cui interessano, in modo particolare, tanto l’andamento finanziario del Milan quanto l’andamento finanziario di Mediaset. Chiariamoci. Non sono di quelli che vedono nella citata persona l’origine di tutti i mali del mondo. Ma mi chiedo: se l’esito delle ultime elezioni fosse stato diverso, o se qualcosa che mi sfugge e che non mi sarai mai dato di sapere fosse andato diversamente, sarebbe suonata ugualmente la campana per Moggi & C.? Grazie per l’attenzione.
    • La redazione Rispondi
      La ringrazio molto per il suo interessamento di lunga data verso i miei articoli. Purtroppo però riguardo al punto da lei sollevato, io non ho molto da dirle. Nella filosofia di questo sito, i miei interventi vorrebbero offrire al lettore un'interpretazione dei fatti che cerca di essere originale e interessante, usando gli schemi teorici dell'economia e della recente Football Economics (uno dei miei filoni di ricerca). Quindi parlando di comportamenti anticompetitivi che tendono ad emergere naturalmente in mercati con imprese dominanti, mi riferisco ad accordi che riguardano situazioni di mercato. L'illecito non ha niente a che vedere con la teoria economica e, di conseguenza, non mi interessa. In altre parole, se in un mercato una delle imprese sabotasse gli impianti delle altre, questo ha poco a che fare con l'economia. Men che meno ragionare sull'ipotesi se qualcuno l'ha aiutata nel sabotaggio, o se qualcun altro, e chi, ne fosse al corrente. Mi spiace ma non mi interessa: si passa su un piano differente, c'è un'indagine in corso, vedremo.
  4. Lorenzo Monticone Rispondi
    Tutto quanto affermato nell'articolo sarebbe incontrovertibile se stessimo parlando di una normale attività produttiva. Siccome però il calcio è business, si, ma lo è grazie alla passione dei tifosi (nel resto del mercato la gente non fa il tifo per la Luxottica o per la Irisbus...) la Superlega è una soluzione che escluderebbe una discreta fetta del potenziale mercato, ovvero tutti i tifosi delle "piccole". Meglio cercare un' altra soluzione: sport professionistico concepito come materia separata in sede europea (finalmente ci si sta lavorando, su proposta della Gran Bretagna), redistribuzione dei proventi televisivi più equa e regolata per legge (ancora in sede europea). Detto questo, la spoprozione tra grandi e piccole nel calcio è sempre esistita, anzi in passato abbiamo assistito a serie di vittorie (massimo cinque nel campionato italiano) non più riproposte in tempi recenti. Quello che si deve evitare, come in ogni settore economico, è la realizzazione di cartelli oligopolistici, come nel caso juve-milan. E Guido Rossi lavorerà proprio in questa direzione.
    • La redazione Rispondi
      La ringrazio del commento. D'accordo sui comportamenti anticompetitivi e altissime aspettative da una figura come Rossi in questo senso, come già discusso nell'articolo. La spoprozione tra grandi e piccole nel calcio è sempre esistita, ma non in queste proporzioni, qualunque indicatore si prenda. Ed il motivo come sostengo nell'articolo è tecnologico, difficilmente reversibile, che comporta i meccanismi della Superstar Economics (per alcuni riferimenti bibliografici può vedere sulla voce il mio articolo del 2002). Se così è, la risposta non può essere quella che dice lei. Per massimizzare domanda e profitti dell'industria bisogna creare il massimo spettacolo possibile: ossia equilibrio competitivo, ma con i più grandi campioni. Questo garantisce un'audience globale. I tifosi delle piccole riempiranno lo stadio comunque e vedranno anche loro le partite di Superlega (anche se è ovvio che per loro sarebbe meglio poter giocare con le grandi).