lavoce.info ha già dedicato attenzione al nervoso, talvolta gridato dibattito che si è acceso in questi mesi sulla misura dellinflazione in Italia (vedi Baldini). Tra laltro, ha documentato in maniera chiara le caratteristiche del ‘processo di produzione dellindice dei prezzi al consumo (vedi La spesa di una grande famiglia). È un processo che segue definizioni e protocolli definiti a livello comunitario, poggia su un impianto di rilevazione imponente e collaudato, si svolge con metodi rigorosi e trasparenti.

Una marcata variabilità

Innanzitutto, tornano utili due osservazioni.

  • Il recente, vistoso infortunio in cui è incorso lIstat nel calcolo dellindice di gennaio 2003, con lerrata collocazione appunto a gennaio – invece che a febbraio – di una riduzione dei prezzi di vendita di farmaci e con la pronta rilevazione dellerrore da parte di utilizzatori esterni, è, non paradossalmente, la migliore riprova di queste caratteristiche di rigore metodologico e di trasparenza (vedi Guiso).

  • Il giudizio di affidabilità dellindice dei prezzi al consumo trova conferma nelle valutazioni espresse da organismi con compiti di controllo sulloperato dellIstat. In Italia la Commissione per la garanzia dellinformazione statistica, a livello internazionale il FMI si sono espressi in termini positivi sullattività dellIstat in materia di indice dei prezzi al consumo (anche se hanno accompagnato questa valutazione con suggerimenti migliorativi).

Ma come dare conto del(lasserito) divario fra linflazione misurata dallIstat e quella percepita dai consumatori? Vi è un punto che, a mio avviso, non è stato messo bene in luce. Sottostante a una dinamica media dellinflazione che negli ultimi mesi si è attestata attorno al 2,8 per cento (in termini di variazione rispetto ai corrispondenti mesi dellanno precedente), vi è una marcata variabilità.

  • Essa risalta nitidamente anche se ci si limita al livello nazionale (e si prescinde quindi dalle differenze territoriali), e si guarda alle differenze nella dinamica dei prezzi per grandi capitoli di spesa e, con un maggiore dettaglio, per alcune voci di prodotto nel comparto alimentare. Il prospetto che segue è significativo, e non necessita di particolari commenti.

  • Analoghi riscontri si hanno se si guarda alla sola variabilità spaziale (e si prescinde quindi dalle differenze fra prodotti): fra città, quartieri, canali distributivi – con la grande distribuzione contrapposta a quella tradizionale.

Non c‘è dunque motivo di sorprendersi se, per uno specifico bene in uno certo punto di vendita di un certo Comune, si registrano incrementi di prezzo anche molto alti. Data la marcata variabilità appena evidenziata, essi sono del tutto compatibili con la dinamica media registrata dallindice dei prezzi al consumo.

Per falsificare laffermazione Tutti i cigni sono bianchi, basta un cigno nero (dato che, con certezza, sia un cigno e sia nero). Ma possiamo ragionare in maniera analoga in tema di inflazione? La vecchina che esclama: Dal mio pescivendolo, sottocasa, le vongole sono cresciute del 40 per cento. Che cosa ci vengono a raccontare? Altro che aumenti del 2-3 per cento! Qui tutto costa una volta e mezza quel che costava prima!: ebbene, fa riferimento a un dato di fatto vero, ma dice una cosa falsa. Questo modo di argomentare – guardare a un solo bene, comprato in uno specifico negozio, in un dato giorno –, se applicato allindice dei prezzi al consumo, è palesemente privo di senso.

Questi i dati di fatto. Ad essi va aggiunto che la percezione dellinflazione è un processo sociale, che da un lato sconta asimmetrie e imperfezioni percettive (siamo sensibili allo stesso modo a variazioni dei prezzi in aumento e in diminuzione? e a variazioni nei prezzi di beni acquistati di frequente e raramente?) e dallaltro è influenzato dai ‘media e dagli opinion makers. Quel che è accaduto, e in parte continua ad accadere, nel dibattito nostrano sullinflazione rimanda proprio a fattori di questo tipo: in particolare, a ‘media e opinion makers che, invece di favorire una divulgazione obiettiva e una discussione argomentata, hanno aperto il vaso di Pandora delle percezioni e degli umori irrazionali.

Lindagine Eurispes

A dare corpo allopinione di uninflazione vistosamente più alta di quella misurata dallindice dei prezzi al consumo, è stata sovente invocata lindagine Caro …cibo condotta dallEurispes nel dicembre 2002. Lodevolmente, lEurispes ha messo a disposizione, nel proprio sito Internet, una nota di presentazione sullindagine (chiunque può scaricarla versando il simbolico obolo di un Euro) che da sola inficia lattendibilità dei risultati. Restando agli aspetti salienti, e affiancando le citazioni con qualche scarno commento, risulta quanto segue.

  • Circa la dimensione dellindagine: Numero di rivendite contattate: 304. Numero interviste valide: 182. Commenti: Il 40 per cento delle rivendite contattate si è rifiutato di rispondere: che tipo di selezione vi è stato? I punti di vendita sono 182, a fronte degli oltre 4.800 dellIstat.

  • Circa la modalità di rilevazione dei prezzi: Per ognuno dei 150 prodotti presi in esame i rilevatori dovevano registrare i prezzi applicati al momento della loro visita nel punto di vendita prescelto. Ma soprattutto (con unoperazione delicata e difficile, che ha comportato non poche difficoltà e della quale siamo particolarmente orgogliosi) ricostruire, sulla base di testimonianze certe, i prezzi degli stessi articoli al dicembre 2001. I prezzi al 2001 dovevano essere ricavati da: listini prezzi …, scontrini e ‘strisciate di spese compiute lanno precedente, inserti pubblicitari pubblicati sui giornali …, gruppi di discussione (composti dai clienti e dallo stesso venditore) davanti ai banchi dei mercati o dentro le rivendite. Commenti: sul fatto che si sia trattato di unoperazione delicata e difficile, come non convenire? Le rilevazioni retrospettive si scontrano con seri problemi di documentazione e di memoria (e – si badi – qui non si trattava di ricordare eventi di grande rilievo per linteressato, ma il prezzo del burro o degli insaccati). Per soprammercato, tra dicembre 2001 e dicembre 2002, di mezzo c‘è stato un cambio di moneta!

  • Circa la modalità di calcolo dellindice: LEurispes lavora sulla media delle variazioni dei singoli prezzi, mentre lIstat sulle variazioni dei prezzi medi. Commento: dunque, lEurispes non pesa le variazioni dei prezzi per limportanza economica dei singoli beni, mentre lIstat le pesa; detto altrimenti, per lEurispes le variazioni del prezzo del pane e del pepe nero hanno la stessa importanza.

Unultima notazione. Lattendibile stima di un tasso dinflazione tendenziale dellordine del 2,8 per cento non è motivo di ottimismo. Da parecchi mesi linflazione italiane è tornata ad essere più alta della media europea, con uno differenziale di 0,4-0,6 punti percentuali (cioè, dellordine del 20 per cento), che per di più tende a dilatarsi. Il segnale è chiaro: vi è il rischio di ulteriore, progressiva perdita di competitività del paese.

Per saperne di più

In allegato la presentazione di Ugo Trivellato al seminario tenutosi a Padova il 24 febbraio.

Informazioni sull’indagine Eurispes sono scaricabili dal sito http://www.eurispes.it/sitoeurispes/default.htm al costo di un Euro.

In allegato, la composizione del consiglio direttivo dell’Istituto.

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