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  1. Gianluca Cocco Rispondi
    La proposta è condivisibile, ma parlare di maggiore uniformità di trattamento tra collaborazioni autonome e lavora subordinato non ha senso, dal momento che il ricorso alle prime trova una cospicua diffusione principalmente a causa del minor costo del lavoro cha caratterizza le stesse. Per cui si dovrebbe parlare direttamente di abolizione del lavoro a progetto e di collaborazioni riservate ai professionisti. Quanto alla flessibilità in uscita, la proposta ispirata al modello tedesco sarebbe auspicabile più per i lavoratori che per le imprese. Nel senso che appare, per queste ultime, molto più rigida del sistema attuale. I dati dicono che licenziare in Italia è tutt’altro che impossibile, salvo dimenticarsi i 2 milioni e mezzo di licenziamenti operati tra gli inizi degli anni novanta e i primi anni di questo secolo. Dicono che solo 2 lavoratori su 100 ricorrono al giudice invocando l’assenza di un giustificato motivo oggettivo e che più della metà di questi perdono la causa, soprattutto al Sud. Dicono, pertanto, che non è vero che la disciplina sui licenziamenti individuali è rigida. Per cui, prevedere un’indennità cospicua per i lavoratori che non impugnano il proprio licenziamento appare più costoso per le imprese e più vantaggioso per i lavoratori: se le imprese sono in grado di farsi carico in questo modo dei periodi di disoccupazione dei loro ex lavoratori ben venga questa proposta. Piuttosto è auspicabile estendere la tutela reale a tutti i lavoratori e soprattutto l’esercizio dei diritti sindacali. Saluti