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Letture di primavera

Gli sviluppi economici e sociali della crisi della classe media e la nascita di una massa di “neoconsumatori low cost”. Un affresco delle caratteristiche economiche e politiche dell’Africa subsahariana, delineato attraverso i comuni retaggi storici e culturali e le dinamiche economiche e sociali dei singoli paesi. Un pamphlet lucido e ironico a favore del libero commercio, ma soprattutto contro i suoi detrattori. Tre libri e tre recensioni a cura di Jacopo Allegrini, Pierangelo Martinelli e Stefano Tasselli.

Vivere low cost, di Jacopo Allegrini

Vivere low cost

Jacopo Allegrini

Dati essenziali

Massimo Gaggi ed Edoardo Narduzzi, La fine del ceto medio e la nascita della società low cost, , Gli struzzi Einaudi, 2006, pag. 142, 13,50 €.

L’autore

Massimo Gaggi, editorialista del “Corriere della Sera” da New York, si è concentrato nelle sue analisi più recenti sulle conseguenze economiche e politiche della globalizzazione.
Edoardo Narduzzi, manager e imprenditore dell’hi-tech. Oltre alla sua attività di ricerca sugli effetti economici e sociali dell’innovazione, ha pubblicato La rivolta liberale, Il mercato globale e Sesto Potere.

L’opera

Tredici brevi capitoli guidano il lettore attraverso gli sviluppi economici e sociali della crisi della classe media. Mentre in Occidente l’industria si concentra sui servizi, la produzione si sposta verso i paesi a basso costo dove nuovi sistemi di produzione permettono di indirizzare un’offerta a elevata personalizzazione, ma a basso prezzo, verso una massa di “neoconsumatori low cost“.
Questo indistinto aggregato sociale è delimitato prima di tutto dalla borghesia della conoscenza e dalla aristocrazia consolidata dei grandi patrimoni e poi dal precariato dei lavoratori senza specializzazione. Il nuovo consumatore, che veste Zara, vola con RyanAir e arreda con Ikea, diviene matrice di una singolare equazione sociale, caratterizzata da più consumo (con meno spesa) e più squilibri; mentre l’offerta di “consumi potenziali” è in continua crescita, la propensione a risparmiare si assottiglia negativamente e i consumatori iniziano a essere persuasi di poter condeterminare l’offerta aggregata.

Orizzonti critici

Come previsto dall’economista americano Neal H. Rosenthal nel 1985, nel saggio “The shrinking middle class: myth or reality“, la deindustrializzazione e la knowledge-based economy hanno portato all’estinzione i presupposti dello sviluppo della classe media. La crescita dell’industria materiale e quella dei servizi si è fondata sul blocco di domanda aggregata consacrato nell’idealtipo della famiglia media; oggi le stesse ambizioni di miglioramento costante si frammentano in uno spettro di gusti selettivi in continua evoluzione, che l’offerta tradizionale non riesce più a soddisfare. La fine dell’era delle aspettative crescenti e delle certezze occupazionali porta i produttori a confondersi sempre più nella massa di consumatori che chiedono di essere tutelati in quanto tali.
Due sono le caratteristiche da sottolineare di tale istanza sociale.
In primis, il nuovo sistema sociale si fonda, attraverso la ricerca delle opportunità di acquisto più convenienti, sulla massima estensione delle possibilità di consumo e non può accettare forme di protezione e di rendita. L’unico modo per le imprese di sostenere la pressione esercitata dai consumatori, consiste nel presentare un’offerta semplice ed economica, priva di oneri aggiuntivi e inutili costi di intermediazione.
Nel caso dell’offerta dei servizi alla persona, il modello sociale europeo e l’organizzazione classista del welfare state, costruita sulla capacità contributiva della classe media, vivono una crisi di legittimità; i “neoconsumatori” non sono più disposti ad accettare un’elevata imposizione fiscale, anzi si aspettano, mediante l’impiego di innovative tecnologie di produzione ed erogazione, un sistema di protezione sociale “low cost”.
La proposta di un “contratto sociale” capace di erogare servizi personalizzati senza maggiorazione dei costi a carico degli utenti, è responsabilità di una nuova classe politica che sappia governare le dinamiche della nuova società low cost e attenuarne la spinta verso un totalitarismo consumistico.

Guida alla lettura

I capitoli sono brevi ma efficaci, l’esposizione chiara e stringente. L’opera è completata da una ricca bibliografia.

Per saperne di più

Baumann, Z., In search of Politics, Polity Press, Cambridge, 1999.
Bell, D., The coming of Post-Industrial Society, Basic Books, New York, 1973.
Dornbusch, R., “Bye Bye Middle Class”, 1997.
Rosenthal, Neal H., “
The shrinking middle class: myth or reality“, 1985.

Gli Stati, la politica e i conflitti in Africa, di Pierangelo Donatello Martinelli

Gli Stati, la politica e i conflitti in Africa

Pierangelo Donatello Martinelli


Dati essenziali

Giovanni Carbone, L’Africa. Gli stati, la politica, i conflitti, Universale Paperbacks il Mulino, Bologna, 2005, prima edizione, pp. 224, euro 11,5

L’autore

Giovanni Carbone affianca all’attività di docenza presso l’Università degli Studi di Milano quella di ricercatore associato presso l’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) di Milano. Inoltre è “visiting fellow” presso la London School of Economics.

L’opera

La prima parte dell’opera è dedicata alle origini degli Stati dell’Africa subsahariana e, in particolare, alla disanima degli assetti politici delle società precoloniali e delle istituzioni coloniali. L’analisi prosegue con la descrizione dei processi politico-amministrativi che hanno decretato la nascita degli attuali Stati indipendenti al termine della seconda guerra mondiale, soffermandosi sulle eredità del colonialismo. Quindi vengono esaminate, da un punto di vista politologico, le condizioni di debolezza strutturale delle fragili democrazie e dei sistemi politici autoritari dell’Africa subsahariana: la loro interpretazione permette di comprendere le cause delle guerre civili e i presupposti di un approccio ispirato alla “political economy”. Il capitolo conclusivo sulle “riforme democratiche: tra continuità e mutamento” prospetta possibili scenari evolutivi dei sistemi politici esaminati, elencando le condizioni strutturali che presiedono alla costruzione di stabili e durature democrazie.

Orizzonti critici

Il volume disegna un affresco nitido delle caratteristiche economiche e politiche dell’Africa subsahariana attraverso un impianto analitico che si articola lungo due principali direttrici di approfondimento: la prima indaga i comuni retaggi storici e culturali che possono spiegare la fragilità delle istituzioni e l’elevata diffusione dei conflitti e delle guerre civili; la seconda approfondisce le dinamiche economiche e sociali dei singoli paesi. Nell’Africa subsahariana la ricerca e il riconoscimento di un’identità nazionale condivisa, prerequisito di ogni effettiva democrazia, confligge con l’aspirazione all’egemonia di singoli gruppi di potere clientelari che ricercano il controllo delle risorse per condizionare la politica e piegarla ai propri interessi: l’opera permette di comprendere come e perché agiscano queste reti clientelari che perseguono, con ogni mezzo, la personalizzazione della “cosa pubblica”.

Guida alla lettura

L’analisi dell’evoluzione dei confini degli Stati africani è agevolata dal confronto fra carte geo-politiche relative a diversi periodi storici mentre le numerose schede paese, collocate all’interno dei paragrafi, approfondiscono la storia recente e le vicende politico-economiche interne. La valutazione dei processi di diffusione “a cascata” delle crisi negli ultimi decenni è condotta a partire da tabelle e grafici, che fotografano nel tempo la dinamica dei conflitti e dei riflessi sulle modalità di cambiamento delle leadership al potere.

Link utili

United Nations: http://www.un.org/
African Development Bank:
www.afdb.org/
Schede dei paesi “Acp-Africa” sul sito della Commissione europea: http://europa.eu.int/comm/development/body/country/country_africa_en.cfm
Transparency International: http://www.transparency.org/

Contro il protezionismo, di Stefano Tasselli

Contro il protezionismo

Stefano Tasselli


Dati essenziali

Jagdish Bhagwati, Contro il protezionismo, Editori Laterza, 2006, 126 pgg, 15 euro (titolo originale: Free trade today, Princeton University Press).

L’autore

Jagdish Bhagwati è uno dei più autorevoli economisti mondiali. Attualmente è docente alla Columbia University; tra le sue cariche principali, quella di consigliere speciale dell’Onu sulla globalizzazione e di consigliere della Wto. Vincitore di numerosi premi per le sue pubblicazioni, tra le quali citiamo Protezionismo (1988) ed Elogio della Globalizzazione (2005)

L’opera

Il libro, rielaborato a partire dai testi di un ciclo di lezioni tenute dall’autore presso la Scuola di Economia di Stoccolma, si compone di tre capitoli:
Il primo propone un quadro teorico delle ragioni economiche a sostegno del libero mercato, e delle principali eccezioni sollevate nel dopoguerra, incentrate sulla necessità di un intervento diretto dello Stato volto a correggere le distorsioni del mercato.
Il secondo capitolo analizza i fondamenti della politica commerciale americana, accusata da Bhagwati di seguire inesorabilmente come input decisionale il criterio monofonico della “fairness”, che conduce a un protezionismo difensivo e aggressivo. L’autore suggerisce come soluzione il ricorso a una governance multilaterale, garantita dal riconoscimento di potere arbitrale alle istituzioni internazionali.
Il terzo capitolo descrive invece le quattro possibili strategie normative per progredire verso la liberalizzazione dei commerci: due di carattere unilaterale (unilateralismo aggressivo e consensuale) e due di tipo reciproco (accordi preferenziali e negoziati multilaterali).

Orizzonti critici

Il libro propone un approccio logico di tipo induttivo, ma rivela ben presto un’anima fortemente deduttiva: parte infatti dal riconoscimento della superiorità del libero commercio sulle dottrine protezionistiche, citando poi esempi che confermano questa tesi.
In questo modo rischia di caricare di significato ideologico uno strumento economico, quale il libero mercato, di per sé neutro, e di utilizzare tale forza ideologica come arma principale di opposizione a quelle teorie alternative accusate a inizio testo proprio di pregiudizio ideologico verso il libero commercio.
Una scelta metodologica che ha l’effetto di concentrare tutte le attenzioni sulla disputa tra differenti modelli di politica commerciale, trasformando l’oggetto formale (il modello) in corpo sostanziale (la realtà modificata dall’applicazione del modello) e dimenticando così la reale sfida strategica odierna della politica commerciale: contemperare gli interessi dei paesi industrializzati e di quelli del Sud del mondo, consentendo ai primi di assorbire i costi sociali del mutamento del tessuto produttivo e della delocalizzazione, e promuovendo la crescita dei secondi, con il duplice scopo di combattere la povertà e di ridurre a un tempo la minaccia congiunta per il mondo occidentale costituita da pressione migratoria e terrorismo.
La soluzione proposta, di scuola funzionalista, rischia però di rivelarsi inefficace: le istituzioni internazionali, in primis le Nazioni Unite, dimostrano quotidianamente la loro binomiale incapacità di porsi a perno della governance mondiale e di risolvere il dramma della povertà, un po’ per assenza di delega di potere da parte degli stati, un po’ per la sindrome inerziale dell’idealista da salotto catapultato dal campo scout all’area di crisi.
La verità, per quanto sia amaro confessarlo, risiede forse ancora una volta nel perpetuarsi dell’adagio realista, secondo cui la chiave del potere risiede nelle mani degli Stati.
In questo scenario la dottrina liberale, come già ispiravano le teorie classiche, può consentire a ciascuna area del mondo di crescere e svilupparsi seguendo la vocazione dei rispettivi “vantaggi comparati”, a patto che il libero commercio, da verità dogmatica, riassuma la neutralità critica di “strumento economico”.

Guida alla lettura

Il libro, con una frase di R. Solow, si presenta “breve, vivace e di semplice lettura”.
La sua struttura richiama il pamphlet argomentativo-polemico alla Voltaire, quasi un panegirico a favore del libero commercio e soprattutto contro i suoi detrattori. Punti di forza sono perciò la brevitas e l’incisività argomentativa, la lucidità logica della struttura e una buona dose di ironia, che consente di stemperare il tono spesso acceso della disputa tra libero mercato e protezionismo.

Link utili

Home page di J. Bhagwati: http://www.columbia.edu/~jb38/
Millennium Development Goals delle Nazioni unite: http://www.un.org/millenniumgoals/
Portale della Cooperazione italiana allo sviluppo: http://www.cooperazioneallosviluppo.it/index.shtml
Global issues proposte dal sito del Governo americano: http://usinfo.state.gov/gi/

 

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  1. Alessandro

    Un utile bussola per capire e/o focalizzare le dinamiche socio-economiche dei nostri tempi.
    Lettura agevole e appassionante consigliata sia all’esperto di marketing e sia al cittadino “medio” che ha voglia di informarsi e di conoscere.
    Complimenti agli autori e grazie per la segnalazione

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