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  1. Gianni Carlucci Rispondi

    Scusi ma De Franco non metteva in predicato la funzione delle associazioni sindacali ma il fatto tutto italiano che il sindacato è parastato cioè è a carico del bilancio dello Stato svolgendo una politica sindacale dirigista. Insomma in Italia il soggetto economico delle OO.SS. non sono gli iscritti bensì lo Stato proprio secondo l'impostazione del sindacato corporativo fascista. Non condividere l'analisi di Antonio De Franco vuol dire o non conoscere il sistema italiano o essere in malafede e difendere l'indifendibile.

  2. Guido Di Massimo Rispondi
    Caro Professore, come anche Lei scrive nel suo articolo, le associazioni di categoria si preoccupano dei loro interessi (e aggiungerei “innanzitutto” o “solamente” dei loro interessi, e di conseguenza anche in genere oggettivamente a danno degli “esterni” all’associazione). Se intervengono contro qualche iscritto è solo perché e quando l’iscritto ha recato un danno pubblico di immagine controproducente per la categoria stessa. L’autoregolamentazione difficilmente dà buoni risultati per il semplice motivo che il gruppo di controllo dell’associazione, che deve proporre e applicare il codice di autoregolamentazione, deve in genere avere l’assenso degli iscritti che difficilmente darebbero il loro assenso a chi li costringerebbe a regole diverse da quelle del loro interesse; in pratica in ogni autoregolamentazione si annida un conflitto d’interessi. Né l’intervento dello Stato risolverebbe; anzi, peggiorerebbe il legame – oscuro e quindi negativo – che lega le associazioni allo Stato. A me sembra che l’unico modo per garantire la moralità e trasparenza di un’associazione sia quella – una volta stabiliti “standard di comportamento” sani - di demandarne la verifica ad organi esterni privati, indipendenti e che siano sostituiti con una certa frequenza: questo ad evitare sia la nascita di “incrostazioni” e collegamenti troppo “familiari” tra controllori e controllati, sia l’intervento della magistratura (la società dovrebbe funzionare autonomamente evitando di diventare una società “vigilata” ovunque da giudici e poliziotti che dovrebbero avere altro a cui pensare). Cordialmente. Guido Di Massimo
    • La redazione Rispondi
      Caro Di Massimo, La ringrazio per le osservazioni e sono assolutamente d'accordo. L'autoregolamentazione, per non risolversi in una mera operazione "promozionale", presuppone non soltanto buone regole, ma anche, e soprattutto,buone sanzioni per chi le regole non le rispetta. Sotto questo profilo, la presenza di comitati esterni alle associazioni, formati da persone autorevoli e indipendenti, e con il compito di verificare la reale e concreta applicazione dei codici di autodisciplina, potrebbe proprio prevenire quei rischi di "familiarità" tra controllori e controllati che Lei giustamente sottolinea. Un cordiale saluto
  3. marcello battini Rispondi
    alle associazioni indicate nell'articolo, ritengo sarebbe opportuno aggiungere anche la categorie di liberi professionisti, specialmente i medici che, stando alle cronache giudiziarie, troppo spesso sono coinvolti in vicende non esaltanti.
    • La redazione Rispondi
      Nel mio intervento ha richiamato le recenti vicende che hanno coinvolto associazioni imprenditoriali, ma, ovviamente, e con le dovute modulazioni, i criteri per rendere più stringente ed efficace l'autoregolamentazione possono valere anche nel campo delle professioni. Grazie per il commento
  4. Antonio De Franco Rispondi
    Propongo la traduzione dell'articolo del prof. Vella agli economisti Inglesi, Tedeschi, Usa, Indiani, Giap., ecc. con comparazione dell'istituto associativo sindacale tra le diverse nazioni. Si avrà modo di rilevare che il nostro non ha eguali come non ha eguali, ad es., il ruolo pubblico dei professori universitari assunti a tempo indeterminato senza alcuna valutazione sulla qualità del loro operato in favore degli studenti nel tempo. A monte di teoriche questioni morali (e di regole) dell'associazionismo sind.le vi è la necessità reale di estrometterlo dal "parastato" (quando una associazione è a libro paga del Governo si dice anche "dirigismo") e porre fine all'intermediazione di funzioni e di danaro pubblici, insomma di "privatizzarlo" così che risponda effettivamente e soltanto alla sua base. Una associazione sind.le che provvede "soltanto" (che minimalismo regressivo!!!) alla tutela dei suoi iscritti con le quote da essi versate a non altro titolo che non sia quello dell'iscrizione possono conseguire la propria moralità con immediatezza, trasparenza e linearità ma soprattutto in modo autonomo (l'indipendenza dovrebbe essere un valore per tali organismi fatto salvo il severo controllo dell'opinione pubblica). La sinossi dei sistemi ci chiarirà anche la differenza che c'è tra "concertazione" e "corporativismo" che rimanendo all'interno del sistema nazionale resta molto confusa e dai contorni sfumati. Grazie. Antonio De Franco
    • La redazione Rispondi
      La ringrazio per il commento con il quale in parte concordo, in parte dissento. Concordo quando fa riferimento ai docenti universitari per i quali un rapporto di lavoro incardinato su una attenta e costante verifica dei risultati conseguiti, sul piano della didattica e della produzione scientifica, sarebbe più trasparente, funzionale ed efficiente. In parte dissento, invece, sul ruolo delle associazioni, se ho ben inteso il Suo pensiero. Mi occupo di diritto dell’impresa e dei mercati finanziari e Le posso assicurare che in Inghilterra come negli Usa le associazioni di rappresentanza hanno una importante funzione di compartecipazione alle scelte di regolamentazione (in alcuni casi addirittura nominano alcuni dei membri delle Autorità di controllo) . Questo, non in omaggio ad uno spirito corporativo, ma in ragione del fatto che è lo stesso legislatore a favorire e incentivare la funzione di filtro della autodisciplina privata. Ed è questa una scelta evidentissima anche nella più recente evoluzione dell’ordinamento comunitario. D’altronde, più i privati mostrano capacità di darsi proprie regole facendole anche rispettare, più si allontana il rischio di interventi pubblici rigidi ed eccessivamente vincolanti.