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  1. Hominibus Rispondi
    Richiamiamo l'attenzione degli autori sull'aspetto che é sempre ignorato da chi tratta l'argomento tasse. Il lato che rimane sempre escluso da approfondimenti é quello che precede la spesa e riguarda la modalità del prelievo in cui si consuma un vero e proprio imbroglio amministrativo. Lo Stato dice che i cittadini debbono contribuire alla copertura delle spese per servizi indivisibili in proporzione alla loro capacità contributiva, dando la libertà all'amministratore di turno di fare come gli pare mediante azioni separate su patrimonio, reddito e rendite in assenza completa di raziocinio, salvo quello di salvaguardare la ricchezza conseguita. Vi preghiamo di volere stimolare una seria riflessione su questa disonestà manifesta.
  2. Simone Sereni Rispondi
    Commento, perchè molto colpito dalla maggior parte dei commenti all'articolo di Colombini e Toso di cui ho letto solo alcune frasi... Ma è possibile che quando parliamo di fisco (e la campagna elettorale lo ha tristemente mostrato) siamo tutti concentrati sul "come" e "dove" ma nessuno ci dice più "perchè" (pagare le tasse)? Anche il "perchè" è un elemento di politica economica (mi pare si chiami "scelta di valore")... chi ancora obietta all'uso del prelievo fiscale con l'argomento della presunta maggiore efficienza della "legge della giungla" vs Servizi pubblici, sta chiaramente scegliendo il principio di "valore" della disgregazione sociale. Credo sia responsabilità di tutti gli attori in uno stato civile (conquistato dopo millenni di storia) non tornare alla legge del più forte (tradotto: chi può e finchè può, se la cava da solo). Anche questa è tema da politica economica e fiscale.
  3. Giulio Tassoni Rispondi
    Egr. prof. Toso, questo interessante articolo non può non farmi pensare che, ancora una volta, gli italiani dicano una cosa e ne pensino un'altra. Non so se questo sia dovuto ad una percezione generale di egoismo, relativamente al taglio dei servizi. Ma è indubbio come non si possa collegare questo sondaggio a quelli pre-elettorali. Il punto è, tuttavia, più complesso, e riguarda la sensazione, che gli italiani hanno, che il pubblico sprechi risorse e che questo spreco sia alla base del grande stock di debito pubblico cui ogni governo dovrebbe far fronte. Il fatto che dal '92 al '01 si siano attuate manovre economiche improntate al virtuosismo fiscale, e che queste politiche abbiano salvato il nostro Paese da quello che osservatori estremamente qualificati (uno su tutti: Dornbusch) descrivevano come un fallimento inevitabile, non è preso in alcuna considerazione. Qualcuno obietta che questo virtuosismo è stato messo in atto a spese dei contribuenti, con manovre "lacrime e sangue" (il che è vero, con un'unica eccezione: l'eurotassa), ma questo, secondo me, non fa che confermare la tesi sopra esposta: gli italiani percepiscono il prelievo fiscale come qualcosa di iniquo (non a caso Berlusconi ha proposto di tagliare l'ICI, un'imposta indiretta con uno scarso grado di progressività, attenuato solamente dalla detrazione per la prima casa), ma si vergognano a dirlo. In realtà, infine, in considerazione del soprammenzionato stock di debito pubblico, il prelievo fiscale in Italia non ha solo il compito di sostenere i servizi pubblici, ma anche di generare avanzi. Secondo me c'è una assoluta non curanza di questo aspetto da parte dell'elettore medio. Insomma: il "grande malato d'Europa" aspettava solamente qualcuno che gli dicesse che gli avrebbe tolto le medicine, anche a colpi di televendite. Mi sembra ovvio che l'abbia trovato. Il punto semmai è: vale la pena condividere una malattia con chi non si vuole curare? Grazie
  4. raffaello lupi Rispondi
    Molti sarebbero d'accordo nell'avere piu' tasse e servizi pubblici efficienti. Se però si scende nel concreto, è generalmente condivisa la sensazione che il settore pubblico "spenda peggio" . cioè in modo meno efficiente, di come fanno i privati. L'ostilità verso le tasse è quindi probabilmente dovuta alla sensazione che molte delle risorse in questo modo incamerate vadano in concreto sprecate. Anche grazie al lassismo e alla burocratizzazione nella gestione di gran parte degli uffici pubblici. Non a caso, la disaffezione fiscale è minore dove i servizi pubblici sono piu' efficienti e ci sono meno sprechi (vedi Emilia Romagna e altre regioni "Rosse"). Occorre poi fare i conti anche con la sensazione di iniquità nella ripartizione dei carichi fiscali, addossati in gran parte ai titolari di capacità economica facile da individuare e tassare. Non è il caso di lanciare velleitarie e impotenti campagne contro alcuni milioni di "autonomi" (si è fatto male a parlare di "manette" in campagna elettorale). Occorre piuttosto "portare un livello ragionevole di tassazione dove non c'è", cosa che il governo berlusconi (un po' per pigrizia e un po' per calcolo politico aveva fatto solo "tramite condono"). Nessuno è nemico di piccoli commercianti e artigiani, e probabilmente chiunque altro, al loro posto, dichiarerebbe redditi poco verosimili se avesse la (fondata) sensazione che la probabilità di controllo è statisticamente irrisoria, e oltretutto basata su studi di settore dai risultati inevitabilmente "sottostimati". Chi ha capacità economica "emersa" è arrabbiato perchè è tartassato, e chi ce l'ha "sommersa" si sente criminalizzato. Per arrivare a redditi "ragionevoli" personalizzati, occorre la stessa flessibilità necessaria a eliminare gli sprechi sulla spesa. E' l'indolenza burocratica a far perdere la faccia a tutto ciò che è pubblico.
  5. claudio poli Rispondi
    Ho l'impressione che anche in questo caso funzioni il NIMBY, nel senso che, in astratto, la risposta positiva a PIU' TASSE per PIU' SERVIZI può anche essere data dalla maggioranza degli intervistati, ma probabilmente pensando che ciò riguardi altre categorie sociali. I lavoratoti autonomi in specie, pur non potendolo dichiarare apertamente, sono anche fortemente contrari a pagare le tasse che già ci sono e la misura dell'evasione fiscale è lì a dimostrarlo........
  6. Giuseppe Fedeli Rispondi
    Estraggo dal vostro articolo la seguente porzione di frase: "Le pastoie della burocrazia, gli sprechi e più in generale i "fallimenti dello Stato", fenomeni in cui si imbatte la gestione concreta delle politiche pubbliche, non dovrebbero essere sufficienti a legittimare lusinghe poco credibili....". In essa viene accennato un uso inefficiente delle risorse prelevate tramite la tassazione; uno spreco in cui ci " si imbatte" ineluttabilmente. A quando una analisi degli sprechi e dei costi sopportati senza un ritorno adeguato ? Giuseppe Fedeli.
  7. Gianluca Reggiani Rispondi
    Dall’articolo sembrerebbe che i contraenti del patto fiscale siano due: i cittadini e lo Stato. Vorrei permettermi di insinuare il dubbio che essi, invece, siano tre: del terzo, però, curiosamente, non si parla mai. Lo Stato, infatti, prima si indebita con la Banca d'Italia-BCE, dando titoli in cambio di banconote, poi offre servizi, quindi tassa i cittadini per restituire i soldi alla Banca d’Italia. Se il patto fiscale fosse a due, i cittadini non potrebbero pagare nulla, perché non esisterebbero le banconote: queste ultime, infatti, non sono emesse dallo Stato, bensì dalla Banca d’Italia. Nel suo bilancio la stessa Banca pone al passivo l’intera somma delle banconote in circolazione; medesima operazione compie lo Stato, che d’altra parte per avere quelle banconote dà in cambio titoli: perché di questo particolare bene (così prezioso) nessuno vuole dichiararsi proprietario? In realtà nel 1971, anno dell'abolizione della convertibilità oro/dollaro, le Banche centrali avrebbero dovuto aggiornare il modo di redigere il bilancio. Se prima aveva una giustificazione porre al passivo le banconote, perché almeno ufficialmente esse avevano un corrispettivo nell'oro inscritto all'attivo, con l’abolizione della convertibilità oro/dollaro il denaro si è trasformato in un bene garantito dal nulla: le Banche centrali dovrebbero quindi porre al passivo i costi tipografici di produzione e all'attivo l'intero valore nominale del denaro stampato. Proviamo a immaginare uno Stato "democratico" che stampi banconote dal nulla, le iscriva per sbaglio al passivo e poi dichiari: "Cari cittadini, abbiamo un debito cospicuo: per ridurlo non possiamo far altro che ricorrere a un prelievo fiscale dell'x%". In uno Stato siffatto vi sarebbe ben poca democrazia, perché il Parlamento si renderebbe responsabile dell'immotivato indebitamento dei cittadini, evidentemente a favore di alcuni creditori non dichiarati. Prerogativa dei sovrani è dunque il diritto di commettere un errore di bilancio.
  8. Rinaldo Rispondi
    Per semplicità di riferimento, riproduco qui sotto uno stralcio (il più significativo) dell'articolo in oggetto: "Chiamati a scegliere tra l’opzione di uno Stato leggero, semplice "guardiano notturno", e una in cui allo Stato si attribuiscono finalità non solo allocative, ma anche redistributive, a correzione ancorché parziale delle iniquità prodotte dal mercato, i soggetti intervistati sembrano propendere in larga misura per la seconda. Il 39,8 per cento ritiene infatti che "la funzione dello Stato è quella di fornire a tutti i cittadini il maggior numero di servizi pubblici (scuola, sanità, pensioni, ecc.), anche se il livello della tassazione che ne deriva è molto elevato" (corsivo nostro) e il 33,1 per cento si riconosce nella frase secondo cui "Vi sono spese necessarie per il benessere sociale che lo Stato deve sostenere, quindi bisogna fare in modo che le tasse e le imposte coprano queste spese aumentandole ogni qualvolta sia necessario" (corsivo nostro). " Invero interessante e singolare la conclusione alla quale giungono gli autori dell'articolo! Ma davvero la logica conclusione a cui si debba arrivare con le risposte ai sondaggi sia quella dagli autori immaginata? E se per caso, invece, volessero dire che: "Non è affatto necessario rinunciare al maggior numero possibile di appropriati servizi pubblici erogati dalla Stato, ne tantomeno è auspicabile ridurre il benessere sociale a cui le tasse dovrebbero provvedere ma: NON PAGANDO PIU' TASSE, BENSI RIDUCENDO GLI ENORMI SPRECHI E LE STRUTTURE ESUBERANTI ED IMPRODUTTIVE, TIPICHE DEL NS. STATO !!! Forse questa opzione non è stata presa in considerazione dai redattori!
  9. riccardo boero Rispondi
    Egregi dottori Colombini e Toso lo studio riportato mostra risultati assai interessanti ma a mio parere viziati dagli squilibri della situazione italiana. Un dato di fatto da non dimenticare mai, parlando di tasse, e` il pesante e insostenibile deficit statale, che falsa la percezione del trade-off tasse pagate / servizi erogati. In altre parole, l'opinione pubblica perecepisce una qualita` di servizi largamente superiore allo sforzo di pagare le tasse, (grazie al deficit), e chiaramente vorrebbe insistere in questa direzione. Ammettiamo ora di ripetere il sondaggio in una situazione risanata. A parita` di servizi, occorrerebbe un livello di tassazione tale da generare un grave malcontento verso il fisco che certo modificherebbe i risultati del sondaggio. Se invece risanassimo la situazione tagliando i servizi, il budget necessario per pagarli privatamente causerebbe alle famiglie tali difficolta` da diventare assolutamente intrattabili su ogni proposto aumento di imposte, dunque anche qui i risultati del sondaggio non sarebbero gli stessi. In conclusione, la presenza del deficit rende il sistema tasse / servizi estremamente vantaggioso per gli italiani, che senza alcuna sorpresa vorrebbero approfittarne ancora di piu'. Peccato pero' che nel sondaggio non sia possibile interrogare i nostri nipoti che in un modo o nell'altro dovranno pagare la fattura inflazionista di un deficit finanziato con l'espansione monetaria.