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I programmi elettorali sulla regolamentazione del lavoro

La Casa delle libertà si limita a indicare la riforma Biagi tra le trentasei approvate dal Governo. E a promettere la creazione di un altro milione di posti di lavoro. Più articolato il programma dell’Unione. Due i punti centrali: la modifica della legge 30 e la riforma degli ammortizzatori sociali, partendo dal presupposto che bisogna distinguere tra flessibilità e precariato. Gli interventi proposti potrebbero facilitare l’accettazione di un mercato del lavoro flessibile. Sono ovviamente onerosi, ma sui finanziamenti il programma non si esprime.

Altrove si discute di cuneo e manovre fiscali sul lavoro. Qui analizziamo la “regolamentazione” del mercato.
I programmi dei due schieramenti sono molto diversi l’uno dall’altro.

Casa delle libertà

Tra i dieci punti del programma del centrodestra non si trova alcuna sezione specificatamente riferita alla regolamentazione del lavoro. Il programma menziona la riforma Biagi come una tra quelle fondamentali approvate dal Governo, preceduta soltanto dalla riforma costituzionale. Il programma elenca trentasei riforme, presumibilmente in ordine di importanza. Si sostiene che il centrodestra al Governo creerà un altro milione di posti di lavoro, specialmente al Sud, ma non offre strumenti nuovi a tal fine. Non vi è menzione della riforma degli ammortizzatori sociali.

Unione

Il programma del centrosinistra è invece molto più articolato, anche in materia di regolamentazione del mercato. Si concentra fondamentalmente su due punti: la modifica della legge Biagi e la riforma degli ammortizzatori sociali. Il programma afferma che è necessario distinguere tra flessibilità e precariato, intervenendo per ridurre quest’ultimo. Prevede perciò la cancellazione di alcune tipologie introdotte dalla legge Biagi, quali il il job on call, lo staff leasing e il contratto di inserimento. Come abbiamo già scritto sul sito , si sa molto poco su queste figure contrattuali. Non vi è, infatti, alcun riferimento statistico ufficiale sulla loro importanza. La legge Biagi è una legge che, al di là della sostituzione delle collaborazioni coordinate con i contratti a progetto, “c’è ma non si vede”. È evidente che, nel programma del centrosinistra, alcune delle nuove figure contrattuali hanno un valore simbolico, e l’idea di una loro cancellazione deve essere letta in questa direzione.
Sul lavoro a progetto, il programma del centrosinistra sostiene la necessità di eliminarne “l’utilizzo distorto”, con una “graduale armonizzazione dei contributi sociali” intesi qui come contributi previdenziali. In particolare, “occorre garantire una relazione tra versamenti e prestazioni e prevedere che l’innalzamento dei contributi non sia totalmente a carico di questi lavoratori”. Quest’ultima frase è molto significativa, ma contiene, a nostro avvisto, una contraddizione interna. Da un lato, il programma auspica un’armonizzazione dei contributi sociali e una relazione tra versamenti e prestazioni, ossia un legame esplicito al sistema pensionistico contributivo, dove l’ammontare della pensione futura è legato all’ammontare dei versamenti. Tuttavia, quando si afferma che l’innalzamento dei contributi non deve essere totalmente a carico di questi lavoratori, si fa riferimento a un finanziamento della fiscalità generale, spezzando quindi il legame contributivo.
Il programma del centrosinistra fa anche riferimento a una profonda riforma del sistema degli ammortizzatori sociali, con l’incremento e l’estensione dell’indennità di disoccupazione a tutti i lavoratori (anche discontinui, economicamente dipendenti e non subordinati); il riordino e l’armonizzazione dei trattamenti del settore agricolo; la costituzione di una rete di sicurezza universale che protegga tutti i lavoratori nei casi di crisi produttive.
Sono tre interventi molto importanti, e la loro attuazione servirebbe anche a facilitare l’accettazione di un mercato del lavoro flessibile. Si tratta ovviamente di interventi onerosi, specialmente il primo dei tre (anche se manca la quantificazione di quanto si deve incrementare ed estendere l’indennità di disoccupazione), mentre il programma non appare affatto trasparente in termini di finanziamento. Ma quest’osservazione è vera per tutti i programmi, di tutti gli schieramenti, di tutte le democrazie.
Un’altra tema rilvante è quello della rappresentanza sindacale. Pietro Ichino su questo sito ha spesso illustrato la necessità di un deciso intervento in materia. Il programma del centrosinistra dice soltanto che è necessario riprendere il confronto, senza specificare in quale direzione.

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Sommario 1 Aprile 2006

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Ironia, ironia, per piccina che tu sia

  1. Francesco Riccardi

    Solo una precisazione. Non è esatto che, a proposito della rappresentanza sindacale, l’Unione si limiti ad auspicare una ripresa del confronto. A pagina 165 si legge: “Le discussioni che abbiamo svolto… hanno chiarito l’esigenza di fornire un quadro legislativo di sostegno al tema della rappresentantività, da concretizzare nel corso della prossima legislatura”. E si fa riferimento alla legge Bassanini (sul pubblico impiego) “i cui criteri possono essere utilmente estesi per disciplinare la materia anche nei settori privati”. C’è in questo caso una (fra le tante) netta assonanza fra programma dell’Unione e le tesi congressuali della Cgil. Cordiali saluti, sito sempre più interessante.
    Francesco Riccardi

  2. Francy Bruno

    Ho la netta impressione che nessuno abbia inteso quale sia uno dei reali problemi accentuati dalla Legge Biagi e cioè il LIMITE all’ACCESSO al mondo del LAVORO: il LIMITE d’ETA’ (29 anni). Premesso che l’età media dei laureati si aggira ormai intorno ai 28 e i 30 anni, premessa la grande affluenza alle Università anche per migliorare la professionalità, premesso che dopo la laurea è indispensabile fare uno stage in azienda (di 6-12 mesi), premesso che se non hai ESPERIENZA le aziende neanche ti ascoltano (se nessuno è disposto a farmi fare esperienza, non ne avrò mai; NB: …il cane che si morde la coda), premesso che l’altro limite d’età è di 50 anni, chi si trova nell’intervallo di età 32-50 è SPACCIATO (NB: per far valere 1 anno di disoccupazione è necessario essere stati assunti e rientrare nell’intervallo 29-32 anni. Tutto ciò è dovuto al fatto che le aziende sono orientate (da sgravi fiscali e contributivi) verso STAGE e CONTRATTI a TEMPO DETERMINATO (contratti d’inserimento, apprendistato, lavoratori in mobilità, e simili); ora vorrei sapere verso quale cappio si deve orientare chi non riesce a trovare lavoro a causa del limite di età, sapendo che senza lavoro niente casa e senza casa niente bambini (parlo del 1° figlio, figuriamoci il 2°), sfido qualunque coppia di cui uno solo lavora (1000 euro al mese circa) con un affitto di 550 a: ottenere un mutuo per comprare casa, fare un figlio e sopravvivere tutti e 3!!! NB: una casa di 70 mq costa in media 150.000,00 euro.

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