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Informazione, media, televisione visti da Cdl e Unione

Al tema dell’informazione il programma della Cdl non dedica neanche una riga. Probabilmente perché considera la legge Gasparri una soluzione definitiva al problema della crescita equilibrata dei settori dei media in Italia. Nel programma del centrosinistra si ritrovano molti argomenti condivisibili, ma permane una forte ambiguità sulla privatizzazione della Rai, la cessione di reti, la distinzione tra finanziamento via canone e via pubblicità. Una tema cruciale, invece, per evitare di imbalsamare la televisione italiana in un immutabile duopolio.

Il tema della libertà di informazione, delle regole che devono essere applicate per garantire il pluralismo e una equilibrata conduzione della informazione elettorale rappresentano una costante in questa campagna elettorale. È quindi utile considerare quali proposte le due coalizioni abbiano avanzato nei propri programmi per affrontare questi problemi.

 

Le proposte della Casa delle libertà

 

La Casa delle libertà non dedica nemmeno una riga al problema, nell’ambito di un programma elettorale che sottolinea la continuità con l’opera di governo dell’ultimo quinquennio. È quindi da ritenere che la coalizione di centrodestra consideri il problema della tutela del pluralismo e quello dell’informazione durante le campagne elettorali come risolti dalla normativa vigente. Se è lecito attendersi che la legge Gasparri  venga considerata dall’attuale maggioranza di Governo come una soluzione definitiva al problema della crescita equilibrata dei settori dei media in Italia, va invece segnalata la mancanza di proposte di riforma della legge sulla par condicio, nei cui confronti alcuni dei partiti del centrodestra hanno invece manifestato profondi motivi di dissenso.

 

Le proposte dell’Unione

 

La discussione sulle proposte programmatiche in tema di pluralismo e informazione non può quindi che essere dedicata principalmente a quanto contenuto nel programma del centrosinistra. Alle pagine 261-263 nel paragrafo “Il diritto a comunicare e ad essere informati” vengono discussi numerosi aspetti dell’assetto del sistema dei media in Italia, proponendo alcune riforme. Nel successivo paragrafo “L’assetto della Rai e del servizio pubblico” (pagine 265-266) viene infine affrontato il nodo della televisione pubblica.

Sull’assetto del sistema dei media e sulla legge Gasparri, oltre a numerose affermazioni generali, condivisibili ma generiche, nel programma del centrosinistra vengono avanzate severe critiche al regime attuale, critiche che risultano in linea con quanto numerose volte su lavoce.info ho sostenuto a riguardo. In primo luogo, si raccomanda la fissazione di limiti alla concentrazione nei singoli mercati dei media, superando il calcolo aggregato riferito al Sistema integrato di comunicazione. Viene inoltre raccomandato un principio secondo cui la presenza su più mercati dei media debba essere frenata per quegli operatori che vantino posizioni dominanti in uno di questi mercati. Queste misure appaiono idonee a colpire situazioni di eccessiva concentrazione negli specifici mercati e l’estensione di tali posizioni su altri comparti dei media.

L’impostazione avversa a posizioni di forte concentrazione dei media è esposta nel programma di centrosinistra senza operare distinzioni tra editori pubblici e privati. Tuttavia. la lettura del successivo paragrafo dedicato alla Rai lascia una sensazione di ambiguità, quasi che le misure deconcentrative debbano essere adottate solamente nei confronti dei gruppi privati, e quindi in primo luogo di Mediaset. Parlando della Rai, infatti, il programma del centrosinistra raccomanda, giustamente, un rafforzamento dei contenuti di servizio pubblico e l’abbandono di logiche imitative della televisione commerciale. Non viene tuttavia detto nulla circa la privatizzazione della Rai, la cessione di reti, la distinzione tra finanziamento via canone e via pubblicità. Si auspica che “la Rai possa diventare un grande gruppo multimediale la cui unitarietà dovrà essere preservata come condizione di forza industriale, editoriale, produttiva”.

 

In conclusione, nel programma del centrosinistra si ritrovano molti argomenti condivisibili, ma permane una forte ambiguità rispetto al tema cruciale che ha contraddistinto le politiche regolatorie in materia televisiva in Italia: la deconcentrazione del settore televisivo richiede necessariamente un “disarmo bilaterale” di Rai e Mediaset, con la privatizzazione di due reti Rai e la loro cessione, così come la cessione di una parte dei canali Mediaset ad altri gruppi editoriali. Solo in questo modo è infatti possibile avviare un sistema sufficientemente articolato. Il permanere di un forte gruppo televisivo pubblico rischia di perpetuare invece l’alibi che ha consentito sinora di mantenere anche sul fronte privato un gruppo con tre canali generalisti, imbalsamando la televisione italiana in un immutabile duopolio.

Leggi anche:  No, la Rai non è la Bbc*

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  1. Massimo GIANNINI

    L’anomalia del nostro sistema é stata inventato soprattutto dagli stessi giornalisti e tutti i loro commenti che riempono le pagine dei giornali e le versioni on-line. Proviamo a ignorare il Presidente del Consiglio per un po’, ad “oscurarlo” o a non partecipare alle sue conferenze stampa e ai suoi monologhi. Sparirà nel nulla. Il voto non basterà, bisognerà decidere d’ignorarlo di non assecondare le richieste del Presidente del Consiglio. Altrimenti si fa il suo gioco, quello dei media, di cui lui é padrone. Non ci siamo resi conto che ad ogni minuto ci ammorba con un comunicato stampa e un’esternazione che viene ripresa e poi commentata? D. Riesman diceva che “quando la realtà diventa pure apparenza perché é il giudizio degli altri a dargli consistenza…”, ecco appunto smettiamo di giudicarlo, ignoriamolo parché la realtà sta diventando apparenza, le cifre un punto di vista, la politica una partita di calcio.
    La miglior arma per ristabilire la par condicio e farla funzionare é l’indiffferenza verso chi vuole solo apparire, lasciare parlare i fatti e non la percezione o comunicazione degli stessi. Se i giornalisti promettessero di dare una mano senza aver paura di restare senza lavoro, nel senso di non avere più nulla da scrivere?

  2. franco

    “era ora”

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