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  1. Massimo Marnetto Rispondi
    L'area del precariato va ridotta, perché questa overdose di co.co.pro. "a oltranza" frena lo sviluppo. Occorre avviare una forte azione di conversione dei contratti verso forme progressive di stabilità, fino all'assunzione a tempo indeterminato. Infatti, quando un lavoratore esce dal suo posto di lavoro, diventa un consumatore ed è tanto più contratto nei consumi, quanto più è insicuro del suo reddito. La stabilità del lavoro è alla base della pianificazione dei consumi e quindi presenta un alto indice di correlazione con la crescita della domanda interna. Ma spesso questa "circolarità" di status lavoratore-consumatore è poco analizzata. Massimo Marnetto
  2. Alessandro Rispondi
    Gentile prof. Daveri, approfitto di questo suo intervento per rivolgerLe una domanda (forse neanche centratissima rispetto a questo articolo). La diffusione del Factbook 2006 dell'OECD ha scatenato sui giornali italiani (sole 24 ore in testa) reazioni allarmate circa l'andamento della CRESCITA della produttività del lavoro e del tfp, addirittura diminuiti in Italia negli ultimi 8 anni (peggiore performance nell'area OECD). Non reputa che sia tipico di un catastrofismo italico (talora frutto di ignoranza, ma talora ideologico) il non guardare anche al fatto che quanto a LIVELLI di produttività, secondo la stessa OECD, l'Italia nel 2004 era davanti (per esempio) a Giappone, Canada e Australia? Questa considerazione, naturalmente, non elimina l'urgenza delle misure a sostegno della produttività quali quelle da Lei indicate. Tuttavia non Le pare, in generale, che guardare al complesso dei dati disponibili (e non a una sola parte) sia l'unico approccio che può portare a soluzioni di policy realmente di successo? grazie
    • La redazione Rispondi
      Nel dibattito economico e politico si dà più importanza ai tassi di crescita anziché ai livelli perchè spesso ci si fa domande sul futuro (che è determinato dai tassi di crescita attuali e di domani) anzichè sul passato (che è riassunto nei livelli delle variabili e dipende dai tassi di crescita del passato). C'è poi da dire che confrontare il livello della produttività del lavoro per l'intera economia tra paesi è un'impresa molto rischiosa e soggetta a terribili errori di misurazione dovuti alle oscillazioni del cambio, il ruolo del settore pubblico (per cui non si può misurare la produttività) e così via. L'OCSE lo fa nel migliore dei modi, cioè correggendo i dati per la parità dei poteri di acquisto, ma anche così molti problemi di misurazione rimangono. meglio è confrontare la produttività dei vari paesi in specifici settori come fa la McKinsey.
  3. luca Rispondi
    Cari commentatori, dal basso delle mie conoscenze economiche vorrei far notare che dalla cosiddetta lotta all'evasione fiscale, considerata ormai da tutti alla stregua di una barzelletta, si potrebbe ricavare ogni anno come gettito l'equivalente di due normali manovre finanziarie. Ci si rende conto che al netto di tutte le spese necessarie per attuarla (facciamo conto 1 manovrina) lo Stato italiano avrebbe l'equivalente di una manovra finanziaria già in tasca e senza la necessità di chiederne un'altra ai cittadini per fare assestare l'economia?? Si tratta di cifre enormi che lo stato potrebbe dare alle imprese che accettassero di aumentare considerevolmente il salario dei propri dipendenti. A mio modesto avviso è solo con l'aumento del salario che l'economia puòripartire. Se si da ai dipendenti un salario di sopravvivenza e avolte nemmeno quello, come pretendiamo che questi asquistino beni ulteriori rispetto al minimo indispensabile per arrivare alla fine del mese? D'altronde basta ricordare le parole proferite dal grande Valletta più di 50 anni fa "se noi diamo ai nostri dipendenti uno stipendio troppo basso, lo spiazzale di Mirafiori continuerà a restare pieno di automobili!" Quindi i nostri imprenditori,a cui piace tanto andare all'estero a comprare manodopera a basso costo,non si lamentino se poi immettendo quei beni prodotti dove i costi sono più convenienti nel mercato italiano questi non trovino acquirenti. è solo la logica conseguenza di un salario italiano troppo basso che non da possibilità di fare molto altro che sopravvivere.
    • La redazione Rispondi
      La sua idea è che imprese e sindacati si mettano d'accordo per un aumento del salario che faccia salire il potere d'acquisto di tutti i lavoratori. E' una buona idea in un'economia chiusa come era l'Italia negli anni cinquanta o gli Stati Uniti ai tempi di Henry Ford. Oggi, in un'economia che subisce la concorrenza internazionale, il rischio è di perdere competitività. il progetto però diventa praticabile se l'aumento dei salari si associa a un piano di guadagni di produttività o di aumento di ore di lavoro.
  4. Rinaldo Sorgenti Rispondi
    Devo confessare di aver trovato alquanto confusa l'analisi proposta. Secondo me, una delle ragioni fondamentali per la sostanziale "stagnazione" che abbiamo avuto in Europa (e non solo in Italia) negli ultimi 3 anni è dovuta alla iper valutazione dell'Euro rispetto al Dollaro, cresciuta di oltre il 50%! Se la BCE e chi l'ha inventata non interviene per avviare una seria politica monetaria, l'Europa non uscirà da questo tunnel. Ricordate: 2003 = 1 Euro pari a 0,80 Dollari 2006 = 1 Euro pari a 1,21 Dollari Con quale valuta avvengono i maggiori scambi commerciali nel Mondo? Circa l'occupazione, mi pare ci sia una bella differenza tra i risultati del centrodestra e quelli del centrosinistra, peraltro in un periodo di espansione economica mondiale.
    • La redazione Rispondi
      Non è vero che la stagnazione è un fenomeno europeo. se ha voglia si legga la tabella nel mio articolo "E' l'italia che va male non l'europa" (su lavoce.info di quasi un anno fa) o qualsiasi altra fonte. i dati dell'articolo sono di fonte OECD, non li ho inventati io. negli ultimi anni in europa male come l'italia è andata solo la germania, che però nell'ultimo anno sta andando molto meglio. L'apprezzamento dell'euro può contribuire a spiegare la minor crescita dell'area euro rispetto agli usa, non quella dell'italia rispetto all'area euro. Cordiali Saluti Francesco Daveri