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  1. Mussari Ferdinando Rispondi
    Per un territorio, che si priva di competenze a favore di un settentrione sempre più forte, si può rispondere importando nuova linfa nelle terre meridionali abbandonate, bisogna fare una nuova politica di ripopolazione sia in termini di manodopera sia in termini di intelligenze, di nuovi rapporti commerciali con i paesi del mediterraneo e dell'oriente. la ripopolazione del mezzogiorno può partire solo se ci si sgancia dalla politica clientelare che soffoca l'emergere di nuove idee.
  2. Mussari Ferdinando Rispondi
    La crisi demografica rispecchia l'incertezza che si respira nel mezzogiorno. la domanda che tutti si pongono è " cosa succedererà con il federalismo fiscale, per regioni come basilicata, campania, calabria, puglia, sicilia, regioni che hanno sempre goduto di un fondo perequativo tale da garantire un equilibrio del sistema?" questo sistema che ha permesso di ripagare in parte il sud dallo scippo di manovalanza e intelligenze, non è più attuale, oggi si chiede una maggiore responsabilità. Questo cambiamento epocale pone insicurezza e incertezza nel futuro. la diminuzione delle nascite è il segno di questo cambiamento, il sud decide di non essere più la latteria di manodopera e professionisti per il settentrione, questo sarà il ruolo di nazioni più a sud della sicilia, ma cerca di organizzare il proprio futuro partendo dal disastro demografico dell'emigrazione.
  3. Matteo Boemi Rispondi
    Mi ritrovo con le sue idee a pieno. Al di la dei dati numerici, basta visitare alcune realtà del nostro mezzogiorno di dimensioni medio-piccole. Parlo per esperienza diretta in quanto frequento spesso il Sud, la Puglia per la precisione. Vi sono interi paesi dove la generazione dei giovani "25-40 anni" è quasi completamente scomparsa per cercare una qualità della vita migliore altrove. Questo fenomeno da luogo ad una tangibile involuzione del sistema economico: mancano le IDEE, manca la volonta, la forza, l'entusiasmo dei giovani. Il sistema economico è in mano ad una generazione di persone grandi che difficilmente può comprendere le logiche di apertura necessarie affinchè il mezzogiorno possa fare il necessario salto di qualità. I pochi giovani che rimangono faticano ad emergere, in quanto vittime dell'impossibilità di portare a compimento le proprie idee. Il sistema non li aiuta. La mancanza di questa generazione è riscontrabile non solo nel lavoro ma anche nella vita quotidiana: mancano locali, attività ludiche, luoghi di ritrovo. Manca l'humus necessario affinchè la spirale viziosa di cui lei parla possa invertire la rotta. Saluti Matteo Boemi
  4. giuseppe ingrassia Rispondi
    La disamina è interessante ma siamo sicuri che sia la crisi demografica il problema? Sembra piuttosto che sia una conseguenza e probabilmente nemmeno "rilevante". Nemmeno rilevante nel senso che: 1. potrebbe rilevarsi un fenomeno di omogeneizzazione a livello nazionale (evidenziato nell'articolo) da non considerare necessariamente in modo negativo, anzi; 2. potrebbe essere considerata una ripercussione delle difficoltà oggettive cui si incorre vivendo nelle regioni meridionali (in parte evidenziate nell'articolo) e non una concausa; 3. potrebbe ipotizzarsi una risoluzione "fisiologica" concentrandosi sui problemi reali del Meridione: la classe politico-dirigente. E’ inutile sfornare ricette e acute analisi se poi chi dovrebbe metterle in pratica non c’è. Vogliamo studiare, lavorare, crescere e la classe politica assordandoci con i suoi slogan non ci permette né di studiare, né di lavorare, né di crescere. Come si può pensare di sconfiggere la mafia senza nessuno che le faccia concorrenza? Senza nessuno che, a livello politico (i membri delle Forze dell’ordine sono sconfitti in partenza), abbia intenzione di soddisfare la domanda del tessuto sociale “sano”? Fin quando per ottenere ciò che è (dovrebbe essere) un diritto sarà più conveniente rivolgersi in via ufficiosa al politico-corrotto-mafioso di turno non ci sarà alcuna possibilità di salvezza. Nessuna. Con buona pace di chi, senza volerlo, in fin dei conti distoglie l’attenzione dai problemi reali del Meridione.
    • La redazione Rispondi
      La crisi demografica è senz'altro conseguenza di quelle che lei chiama "difficolta' oggettive cui si incorre vivendo nelle regioni meridionali". Ad esempio, soprattutto al Sud, disoccupazione e precarità lavorativa favoriscono una prolungata permanenza nella famiglia di origine. Altro esempio: la cronica carenza di servizi per la prima infanzia, che riduce la possibilità di conciliazione tra lavoro e famiglia. Tutto ciò penalizza il lavoro giovanile e femminile, e deprime la fecondità, come evidenziato da vari studi. Ma a sua volta la crisi demografica ha implicazioni rilevanti sulla crescita economica. Si pensi anche solo alla questione dell'invecchiamento della popolazione, conseguenza della denatalità. In un recentissimo rapporto OECD ("Live Longer, Work Longer") si dice testualmente "In the face of population ageing, a new agenda for reform is urgently required (...).Ageing on this scale would place substantial pressures on public finances and reduce growth in living standards". Demografia ed economia si influenzano a vicenda. E quando si crea una spirale negativa, tutto diventa più difficile. Cordiali saluti, AR
  5. Gigi Rispondi
    Il fenomeno oggetto del forum ha evidenziato un dato incontrovertibile a cui porre rimedio. La denalità nelle Regioni del Mezzogiorno. Viene da chiedersi la causa scatenante, a fondamento del fenomeno. Non considerando il deficit strutturale, che da secoli caratterizza il divario tra il Nord ed il Centro Sud, la carenza limpida e riscontrabile, non può che essere la mancanza di stabilità monetaria, valutaria,legislativa, associata, da dinamiche recessive riscontrabili all'interno del settore economico, quali: 1)L'aumento dei prezzi alla produzione dei generi fabbricati internamente (In Italia). 2)L'assoluta dipendenza energetica dall'estero, che comporta l'assogettamento esclusivo e preponderante alle logiche inerenti le fluttuazioni al rialzo dei prezzi del greggio, che a loro volta si ripercuotono sui costi di produzione, aumentandoli notevolmente (effetto domino). 3)Le importazioni massicce di prodotti esteri, aventi costi alla produzione, notevolmente inferiori, a quelli potenzialmente riscontrabili in Italia. In sostanza la delocalizzazione delle imprese (Italiane dell' Area Euro, ecc. ) manifatturire nei territori in cui vige una legislazione il cui impatto sui costi di produzione, è notevolmente inferiore, rispetto a quella esistente all'interno dei territori italiani. Il tutto condito dal fenomeno, della mancanza di regolamentazione da parte del sistema centrale nazionale in primis, e dell'Unione Europea in seconda battuta, rispetto alla circolazione dei beni e extraeuropei, immessi nell'area Euro. Naturalmente i teoremi economici per cui ogni sistema socio economico territoriale, si specializza in una determinata produzione di beni (primizie, beni finiti, ecc.) destinandone parte alla produzione interna, ed il residuo non autoconsumato all'esterno, è venuta meno, a causa del fenomeno della globalizzazione, che ha comportato un fenomeno, seppur plausibile e nettamente identificabile dal punto di vista economico, ma irrazionale dal punto di vista empirico.
  6. Raimondo Rispondi
    Io credo che la colpa di questo sud che non riesce a crescere sia non dovuto a chi ci governa a Roma ma bensì ai politici locali.Se le leggi esistono vuol dire che ci sta qui da noi gente che non le fa rispettare,e fino a quando questo accadrà aimè nessuno potrà mai risolverli.Grazie
  7. stefano MELLI Rispondi
    Egregio professore la causa della denatalità al sud non può essere imputata all'enorme flusso di emigrazione verso il nord, con conseguente diminuzione di popolazione giovane al sud, a causa della crisi economica cronica in cui ormai il nostro meridione ristagna da secoli? Il fatto che molte famiglie si stabiliscano permanentemente al nord non può aver inciso su questo aspetto? Ovviamente tutto questo io credo sia causato dalla grave crisi economica in cui versa il sud ma questa continua migrazione alla lunga non rischia di compromettere anche lo sviluppo del nord a causa di una saturazione del mercato del lavoro?
    • La redazione Rispondi
      Non necessariamente l'emigrazione provoca una riduzione della natalita' nelle aree di partenza. La rilevante ripresa degli spostamenti dei giovani dal Sud al Nord per inseguire migliori opportunita' di lavoro e' comunque senz'altro un altro segnale del peggioramento relativo delle condizioni del Mezzogiorno rispetto al resto del Paese.
  8. Riccardo Boero Rispondi
    Egregio professore, con tutta la buona volonta` non riesco proprio a capire perche' un decremento demografico al Sud (come anche al Nord se e` per questo) sarebbe una cattiva notizia. Il tasso di disoccupazione al Sud supera in molte realta` il 20%. Le densita` per Kmq in molte citta` del Sud e` tra le piu' alte del'Occidente, con evidenti problemi legati all'ambiente, alla qualita` della vita, all'igiene, al consumo energetico, e all'ordine pubblico. Sembra quindi di sognare quando si leggono interventi come il suo in cui si lamenta un calo demografico. Senza ricorrere a drastiche misure come in Cina, sarebbe pero' necessario in Italia incoraggiare un marcato calo demografico. Anche se cio' implica una crescita economica negativa, un'incognita sul pagamento delle pensioni (che un incremento demografico, tuttavia, non farebbe che ritardare e aggravare), e una perdita di peso nella rissosa cacofonia europea. Vi possono poi essere altre ragioni per cui entrambi gli schieramenti sono ferocemente a favore della natalita`: ragioni ideologiche (i cattolici), e elettorali. Nessuna ha a che fare con una seria e responsabile pianificazione politica. Ricordiamoci di Malthus.
    • La redazione Rispondi
      Io non lamento nulla. Sottolineo solo il fatto che c'è in atto una crisi demografica che sta sempre di più affliggendo il Sud (e non riguarda solo la natalità). E sottolineo come ciò rischi di avere un impatto negativo sullo sviluppo. Come è ben noto, il problema non è tanto la diminuzione della popolazione, di per sé, ma gli squilibri sulla struttura per età prodotti dall'accentuata denatalità. Come conseguenza della bassa fecondità siamo il paese che sta invecchiando più rapidamente. Già attualmente abbiamo la quota di anziani più alta d'Europa. Nei prossimi decenni avremo sempre meno giovani e persone in età lavorativa e sempre più anziani. Sempre più spesa pubblica sarà assorbita per sostenere una popolazione che invecchia e relativamente sempre meno per incentivare crescita e sviluppo. Non si capisce poi perché Svezia, Francia e Stati Uniti, tanto per fare alcuni esempi, siano così contenti di avere uno sviluppo demografico molto più equilibrato del nostro. Ma forse noi siamo più furbi... Grazie AR