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La grande gara del permesso di soggiorno

Potremmo definirla la “Grande gara di resistenza alle file per immigrati extracomunitari”. E’ invece la procedura che regola i flussi annuali di ingresso in Italia per motivi di lavoro di cittadini stranieri. La prima manche è la corsa per accaparrarsi i kit di domanda, seguita poi da quella per consegnare i documenti. Perché il rilascio del permesso seguirà l’ordine di arrivo delle richieste, fino a esaurimento. Il tutto “cronometrato” dagli uffici postali italiani. Una procedura incivile e insensata. Meglio sarebbe fare come gli americani, ricorrere a una lotteria.

In tempo di presunte guerre di civiltà, con la prevista concessione annuale contingentata di permessi di soggiorno ai lavoratori stranieri, l’Italia sta conducendo una sua piccola ma emblematica battaglia di inciviltà.

I flussi annuali

Nel nostro paese, i flussi annuali di nuovi permessi di soggiorno per motivi di lavoro sono stabiliti sulla base di un qualche incomprensibile calcolo che ben poco ha a che vedere con le esigenze del mercato del lavoro italiano e molto di più con le pulsioni xenofobe di settori della maggioranza politica e di parte della popolazione.
In teoria, comunque, pochi o tanti che siano, i permessi di soggiorno per motivi di lavoro dovrebbero riguardare cittadini extracomunitari residenti all’estero, ai quali futuri datori di lavoro italiani, o legalmente stabiliti in Italia, propongono l’assunzione e quindi il trasferimento nel nostro paese. Naturalmente, tutti sanno che si tratta di una ridicola ipocrisia.
Sabato 18 febbraio, il giorno in cui gli oltre seimila uffici postali preposti hanno iniziato a consegnare i kit per la richiesta del permesso di soggiorno ai presunti “futuri datori di lavoro”, centinaia di migliaia di extracomunitari, che già vivono e lavorano, più o meno irregolarmente, nel nostro paese, si sono precipitati a fare la fila per ritirarli. Come hanno scritto i giornali, di futuri datori di lavoro, nelle lunghe code, non c’era neanche l’ombra.
Sempre a quanto riferiscono le cronache, sono valse a ben poco le esortazioni delle forze dell’ordine a non precipitarsi tutti insieme agli uffici postali il primo giorno di consegna, in quanto i kit sarebbero rimasti in distribuzione per almeno un paio di settimane. In tutte le città, gli extracomunitari hanno comunque sopportato lunghe attese, fino a che i documenti disponibili, pare fossero un milione e cinquecentomila, non sono finiti. Il fatto che, nei giorni successivi, molti uffici postali non fossero stati riforniti di nuovi kit porta all’amara considerazione che, in fondo, conoscendo la burocrazia italiana, per “i futuri datori di lavoro” fare la fila il primo giorno di distribuzione non era poi una scelta così irrazionale.
Anzi, si è poi scoperto che la scelta poteva addirittura rivelarsi ultra razionale, e economicamente vantaggiosa, se, riuscendo a procurarsi qualche modulo in più, si fosse poi avviata una proficua attività di bagarinaggio. Si vedano al proposito le cronache sul Corriere della Sera del 26 febbraio: il prezzo di bagarinaggio dei kit nei giorni successivi si è incredibilmente attestato su svariate centinaia di euro.

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Un fatidico timbro

Ma è la totale insensatezza tecnica del passo successivo e decisivo della procedura, la modalità di definizione della graduatoria per l’assegnazione dei permessi, a dover ora preoccupare. Infatti, con i documenti debitamente compilati, i “futuri datori di lavoro” devono aspettare che un decreto del Governo fissi la data di partenza della prossima “Grande gara di resistenza alle file per immigrati extracomunitari”, con la quale l’Italia si propone di entrare nel Guinness dei primati…delle file. Sembra che i permessi di soggiorno verranno assegnati a coloro i cui “futuri datori di lavoro” consegneranno per primi la domanda in forma di assicurata accettata, alla data stabilita nel decreto, in uno degli uffici postali abilitati. All’americana, che suona più efficiente, il metodo per compilare la graduatoria di preferenza sarebbe quindi first come first serve.
Gli uffici postali italiani sono stati opportunamente dotati, all’uopo pare, di una straordinaria innovazione tecnica, ci informa sempre la stampa: un timbro minutario, con il quale sarà possibile allineare, al minuto, l’arrivo allo sportello dei partecipanti.
Il rischio del metodo prescelto è piuttosto chiaro. È facile prevedere che il giorno in cui sarà resa nota la data di consegna dei documenti alla posta, avrà inizio il bivacco davanti agli uffici postali dei “futuri datori di lavoro” o, più probabilmente, delle centinaia di migliaia di immigrati con la speranza del permesso di soggiorno. Potrebbe non essere un bel vedere.
È davvero necessario questo epilogo comico, e speriamo non tragico, di una vicenda economicamente e umanamente comunque deplorevole? Si può almeno evitare il bivacco e la gara per la consegna? Effettivamente, basterebbe dare disposizioni agli uffici postali di raccogliere tutte le domande e semplicemente numerarle. Poi un computer, innovazione del secolo scorso, crediamo successiva al timbro minutario, potrebbe estrarre a sorte i vincitori del permesso di soggiorno. In fondo, anche gli americani, sorteggiano i permessi. Fanno quella che chiamano una lottery.
Non diventeremmo un paese molto più civile solo grazie a un ultimo, meno irrazionale, passaggio: l’ipocrisia e l’insensatezza economica di tutta la questione resterebbe intatta, ma almeno eviteremmo molte sofferenze ai “futuri datori di lavoro”. Non siamo specialisti della materia, e rileggendo quanto scritto ci viene quindi un dubbio: ma è possibile che le cose stiano davvero così? Speriamo che qualcuno ci smentisca…

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Sommario 28 febbraio 2006

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  1. Davide Roccati

    In queste settimane ho dato una mano ad un paio di “datori di lavoro” per la compilazione dei moduli, prima nella forma scaricabile via internet e poi in quella, ultramoderna, dei moduli a lettura ottica.
    A parte il fatto che ora sono stati dati tre moduli diversi a seconda del tipo di lavoro (quando bastava stamparne uno chiedendo di mettere una X all’interno della casella corretta, con un notevole risparmio di carta), mi aspettavo di ricopiare i dati del modulo vecchio in quello nuovo.
    Ma sbagliavo!
    Nel nuovo modulo compare una pagina riassuntiva in più, dove tra le altre cose l’ordine classico “Cognome-Nome” è subdolamente invertito, ma non basta. Hanno cambiato la tabella dei codici dello stato civile, cambiando la vecchia e intuitiva siglatura con un ordine ABCDE: così “Stato Libero” non è più “L” ma è “A”, “Vedovo” non è “V” ma è “C”, e così via.
    Un modo in più per fare selezione nel nome della legge ma contro qualsiasi etica e morale civile.

  2. Sergio Briguglio

    Condivido le critiche di Parcu. Con una precisazione: l’anno scorso, la data utile per la spedizione delle domande era il giorno successivo alla pubblicazione in G.U. del decreto-flussi. Un criterio, per la definizione della graduatoria, basato sul minuto di spedizione finiva almeno per premiare i soggetti piu’ determinati nel procurarsi per tempo l’informazione (la G.U. appare sul sito in serata e la spedizione era consentita dalle 8 del giorno dopo). Quest’anno la data e’ stata fissata al settimo giorno successivo alla pubblicazione. La cosa e’ in se’ positiva, dato che consente a tutti di ottenere l’informazione. Ma crea i problemi evidenziati da Parcu. Il meccanismo del sorteggio sarebbe molto piu’ efficace ed equo.
    La vera soluzione sta pero’ nell’abbandonare l’ipocrisia delle quote e delle chiamate “dall’estero”, consentendo ai lavoratori stranieri di entrare in Italia a cercare lavoro alla luce del sole, a condizione che siano in grado di provvedere al proprio sostentamento e depositino impronte digitali, copia del passaporto e una somma per la copertura delle spese di rimpatrio. Chi trova lavoro, stabilizza la propria posizione. Chi non lo trova, salvo che debba o che possa essere accolto per altre ragioni, e’ rimpatriato senza oneri per lo Stato, senza difficolta’ (identita’ e nazionalita’ sono rilevabili dall’accoppiata impronte-passaporto) e, quindi, senza necessita’ di detenzione o di sanzioni. Una proposta simile e’ contenuta nel programma dell’Unione. C’e’ da augurarsi che chi l’ha fatta inserire abbia poi, in caso di vittoria alle elezioni, la forza di farla approvare.

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