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  1. Claudio Alberti Rispondi
    Condivido l'impostazione dell'articolo, credo anch'io che una liceizzazione delle medie superiori non arrechi troppi danni a livello economico, purché si tengano presenti dei paletti: 1) I licei, anche se frequentati da studenti più attenti ai temi professionalizzanti, devono porre finalmente come cardine della loro azione la meritocrazia (se uno che vuol fare l'idraulico prende 4 in matematica, non va perdonato, ma bocciato); 2) L'autonomia scolastica deve aiutare a predisporre dei percorsi di formazione extracurriculare per gli studenti, flessibili e stimolanti;3) Dopo le superiori, credo che in Italia abbiamo ancora bisogno di Politecnici che funzionino veramente e che rompano la tendenza del nostro Paese, in cui o si insegna una teoria mediocre con una pratica scadente, o si insegna una pratica mediocre con una teoria scadente.
  2. Marco Rossi Rispondi
    Sono uno studente universitario e, a suo tempo, studente di liceo scientifico... Credo quindi di aver titolo per parlare della questione. Vi propongo una semplice riflessione: avete notato che i paesi con dinamiche economiche più positive (leggi: Asia orientale) sono quelli i cui sistemi educativi si basano sulla preponderanza degli studi tecnici? Altra riflessione: avete notato che di recente il governo USA ha lanciato l'allarme sulla carenza di ingegneri da introdurre nel sistema produttivo nazionale? A ciò si aggiunge che le organizzazioni imprenditoriale, anche in Italia, lamentano continuamente l'assenza di tecnici qualificati? siete sicuri che servano altri diplomati liceali? forse bisognerebbe: 1) migliorare la formazione negli Istituti Professionali; 2) aumentare la quota di studenti degli Istituti Tecnici, anche con nuove specializzazioni; 3) porre un limite alla moltiplicazione di studi universitari poco qualificanti dove gli studenti si "parcheggiano", con elevate spese a carico della collettività.
    • La redazione Rispondi
      Grazie per le osservazioni e i commenti. Mi rendo conto che la distinzione tra educazione generalista e educazione specialistica possa risultare fuorviante se collocata al di fuori della letteratura economica sul tema. Mi rendo anche conto che il titolo “Il liceo, un’ottima scelta”, efficace dal punto di vista della comunicazione, possa a sua volta essere frainteso. Vorrei però che le mie riflessioni fossero lette con un approccio diverso da quello del pedagogista e che, soprattutto, non si pensasse che io stia contrapponendo educazione umanistica e educazione scientifica. In realtà quello che il mio pezzo e l’ampia letteratura sulla quale esso si basa suggeriscono è la necessità di formare individui che, all’interno delle varie aree disciplinari, siano “addestrati ad apprendere”. L’ingegnere che esce dalle università anglosassoni, in tal senso, incarna perfettamente il modello al quale mi riferisco. Se guardiamo al piano degli studi degli Engineering Course di, ad esempio, Stanford e Cambridge (UK) vediamo che almeno per i primi due anni la formazione è, appunto, generalista e ad ampio spettro sia pure, ovviamente, in ambito ingegneristico. Non a caso, Tigri asiatiche e India hanno tratto enorme beneficio nello sviluppo dei settori high-tech dal rientro in patria di giovani formatisi in quelle università. Giovani dotati di competenze generaliste e capacità relazionali che consentono loro di metabolizzare senza grossi problemi i rapidi cambiamenti che nell’era della globalizzazione si verificano a ritmo sostenuto sia nella sfera tecnologica che in quella organizzativa. Quanto alle “lamentele” delle nostre organizzazioni imprenditoriali, farei attenzione a non cadere in un luogo comune tipicamente italiano. Se il paese è specializzato in produzioni tradizionali e, comunque, nelle fasi produttive a minor valore aggiunto e a più basso contenuto tecnologico di numerose produzioni siamo sicuri che la migliore medicina per risollevarne le sorti sia continuare a disegnare tutto il sistema dell’educazione sulle esigenze di tali produzioni e tali fasi? O un miglioramento qualitativo del capitale umano potrebbe attrarre investimenti diretti esteri e, in generale, aiutare il necessario riposizionamento su produzioni e fasi a maggiore intensità tecnologica? Cordialmente Enrico Santarelli
  3. Tritto Franco Rispondi
    La scuola generalista (liceo) dove tutto si insegna e niente si impara o si prepara è stata (ma non lo è più) il cavallo di battaglia della scuola Gentile. La scuola Moratti vuole rendere generalisti tutti gli indirizzi con la conseguenza che anche le scuole tecniche diverranno (ma in qualche modo già lo sono) scuole in cui tutto si insegna e niente si prepara. Il problema è che è stata fatta una scelta politico-culturale da parte degli amministratori di alto (basso) livello con la quale si sposta in avanti l'entrata nel mondo del lavoro dei giovani che si iscrivono alle scuole tecniche (18 - 22 anni) imponendo l'iscrizione all'università triennale (generalista) e quindi lavoro se tutto va bene 26- 28 anni, naturalmente (ed è questa la conseguenza) dequalificando la scuola media superiore tecnica. Le conseguenze economiche, sociali e di spreco di risorse le lascio alle magnifiche menti lettori di questo bellissimo sito.
    • La redazione Rispondi
      Grazie per il Suo commento. Quaranta anni fa gli iscritti in totale nelle università italiane erano poche centinaia di migliaia. Oggi sono oltre un milione e ottocentomila, mentre i soli nuovi immatricolati ammontano ogni anno ad un numero (circa trecentocinquantamila) prossimo a quello degli iscritti in totale negli anni Sessanta (cito dal sito www.crui.it). Tutto questo non è necessariamente spreco di risorse o creazione di una grande area di parcheggio per studenti, anche se dobbiamo riconoscere che istruzione secondaria e terziaria stanno vivendo nel nostro paese una difficile transizione. In realtà l’aumento degli anni passati da ciascun individuo nel sistema educativo riflette una tendenza di lungo periodo affermatisi in tutti i paesi maggiormente industrializzati e che vede una progressiva ricomposizione dei lavoratori occupati a favore della componente più scolarizzata e a discapito di quella meno scolarizzata. Cordiali saluti Enrico Santarelli