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  1. Franco Miglietta Rispondi
    Perchè, più semplicemente, non attribuire la responsabilità dell'Agenzia al Cnr ? In fondo l'ente ha, nella sede romana, personale amministrativo in abbondanza e facilmente riqualificabile, spazio e strutture organizzative, capacità dirigenziali collaudate. Gli mancano, invece, un vertice autorevole capace di impegnarsi su un problema così socialmente rilevante come quello dell'Agenzia Nazionale per la Ricerca, un po' sullo stile NSF o Fondo Nazionale Svizzero.
  2. Cicciotto Cartoferro Rispondi
    Da dottorando in fase "terminale" direi proprio che queste discussioni hanno un grande pregio. E un grande difetto. Il pregio è quello di dare un grande contributo in termini di riflessione su temi fondamentali. Il difetto è che restano fra di noi. La questione di una centrale organizzativa della ricerca, è a mio avviso, secondaria rispetto a quella di: 1) Metodo di insegnamento universitario e preuniv. in Italia che deve essere meno additivo e coinvolgere di più gli studenti. 2) Pensionamento forzoso (max 66 anni) per i baroni e baronesse alia professori ordinari e associati che a stento parlano la nostra lingua 3) ulteriore riduzione dei fondi che porterebbe ad una razionalizzazione delle risorse allontanando falchi et al che mangiano a sbafo. 4) Carta igienica nelle tolette degli atenei al di sotto della linea del Voltorno (cronica assenza di carta igienica porta a innervosimento generale della popolazione studentesca maschile; quella femminile ha i fazzolettini) quindi meno concentrazione meno risultati. L'agenzia verrebbe dopo. 5) Dispallicazione della legge sul rientro dei cervelli. Tanto tornano quelli che stanno "ammanicati" i ricercatori seri sono appunto seri e si identificano con l'istituzione che li ha accolti. Insomma legge sul rientro uguale amici di amici chiamano amici a "un posto al sole". Intanto ringranzio tutti. Emigro in Egitto a fare la guida turistica. Col dottorato in.....
  3. Raffaele Vitolo Rispondi
    E' vero che l'Italia spende poco per la ricerca. Ma io vorrei chiedere all'Autore dell'articolo quale sia la percentuale degli investimenti statali e quale quella degli investimenti privati, sia in Italia sia nei Paesi coi quali ci confrontiamo. Infatti io sospetto fortemente che lo squilibrio negli investimenti in ricerca sia dovuto al fatto che in altri Paesi industrializzati le industrie investano enormemente di piu' in ricerca rispetto alle industrie italiane. D'altronde, finora, per fare scarpe e divani non e' che ci sia stato molto bisogno di ricerca applicata. Potremo continuare cosi'? Probabilmente no, quindi chiunque ci governera' dovra' tenerne conto nella sua politica.
  4. Mario Strada Rispondi
    Ai criteri di finanziamento per singolo progetto di ricerca ne aggiungerei uno apparentemente strano: una quota relativamente limitata dell'intero budget disponibile (per es. 10/15%) dovrebbe andare a progetti che si presentano come particolarmente innovativi (e rischiosi) per cio' stesso difficili da valutare ex ante. Ovviamente si affiderebbe la valutazione di merito alle stesse persone che valutano anche il resto del budget. Il punto e' che tra i progetti definibili particolarmente innovativi vi possa essere un'idea di base del tutto nuova, che esula da qualsiasi valutazione corrente. Il rischio dei fallimenti ex post tende ovviamente a salire, ma anche il possibile ritorno in termini di innovazione radicale. Il risultato dovrebbe essere sottoposto a verifiche periodiche (per es. ogni tre anni) per verificare gli effetti pratici.
  5. P. De Simone Rispondi
    Credo che la situazione della Ricerca è un po' più grave e necessita di una cura forte. Ho vissuto all'estero e lì le cose funzionano diversamente. Prima di istituire l'ennesima Agenzia macchinetta-mangiasoldi bisognerebbe licenziare tutti i ricercatori professori. Il rasoio di Occam. Si riparte da zero. Ho fatto il borsista al CNR e sono scappato da una realtà oltre il Codice Penale. Le università debbono camminare sulle loro gambe. Poi, ma solo poi, si potrà cominciare a pensare alle Agenzie. Grazie
  6. Alessandro Figà-Talamanca Rispondi
    Trovo interessante che lo "identikit" di questa nuova agenzia sia così simile alla struttura del CNR delineata dalla riforma del 1963 e dai regolamenti del 1967. Dopo tanta acqua passata sotto i ponti non converrebbe allora liquidare il CNR? Su un piano più realistico penso che il primo passo per la razionalizzazione del sistema ricerca sia la creazione di un'unica agenzia che finanzi e controlli tutta la ricerca biomedica, in analogia a quanto avviene negli SU attraverso lo NIH. Non ha proprio senso che le ricerche di base in altre discipline competino per le risorse con le uniche ricerche che interessano l'opinine pubblica, e che nel linguaggio comune sono le sole a meritare la qualificazione di "ricerca scientifica".