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  1. Marco Arnone Rispondi
    Vorrei aggiungere una considerazione sulla eta' di pensionamento in universita'. Sarebbe opportuno introdurre una eta', ad esempio 65 anni, in cui (far)andare tassativamente in pensione. Questo ridurrebbe l'eta' media, aumenterebbe il turnover dei docenti, con maggiori possibilita' di inserimento di giovani.
  2. Mario Strada Rispondi
    L'iniziativa dovrebbe continuare, migliorandola se possibile, e, come suggerito, essere la base per valutare la ripartizione di fondi a Universita' e Istituti Universitari. A mio parere, a regime, dovrebbe condizionare una quota molto importante dei flussi finanziari (70/80%?). Credo poco all'"umiliazione" per giudizio poco positivo. Per esempio, si potrebbe immaginare che si possa arrivare "a regime" entro un determinato lasso di tempo (anche lungo:10 anni) ma con percentuali annue fisse di incremento del peso della valutazione sul totale delle somme erogate, eventualmente con una o piu' verifiche intermedie per verificare gli effetti pratici. Solo cosi', a mio avviso, si puo' lasciare ragionevole autonomia decisionale a Universita' ed Istituti. Perche' in un modo o nell'altro dovranno darsi una regolata in termini di qualita'. Circa i criteri di decisione del panel (a maggioranza): se ho ben capito il processo di decisione, sarebbe opportuno che il numero dei voti a favore o contro una determinata valutazione (eccellente, buono, ecc.) influisca sul punteggio, facendolo slittare verso il basso o verso l’alto a seconda che la maggioranza sia stata risicata o unanime. I giudizi finali cosi’ rispecchierebbero un po’ di piu’ la diversita’ delle opinioni.
  3. Alessandro Figà-Talamanca Rispondi
    Non sono un esperto di economia. Mi sembra però che le argomentazioni della relazione di minoranza del "panel" per le Scienze Economiche e Statistiche, come pure le risposte della maggioranza, meritino una discussione più approfondita della veloce menzione che se ne fa in questo articolo, per concludere che la posizione di minoranza riflette il "vecchio che resiste" e quella di maggioranza "il nuovo che avanza". Cominciamo quindi a publicare i due documenti e a sollecitare un dibattito tra gli esperti, che sia illuminante anche per i non esperti.
    • La redazione Rispondi
      Grazie per il suo messaggio. Grazie alla trasparenza delle procedure di valutazione del CIVR i documenti rilevanti sono gia' disponibili a chiunque sia interessato. Si veda la Relazione Finale d'Area per il Raggruppamento di Scienze Economiche e Statistiche. Particolarmente informativa e' la Relazione Finale del Consensus Group di Economia, e le Appendici 4 e 5. Il tutto è disponibile a http://vtr2006.cineca.it/rel_area/panel_13.pdf
  4. Emanuele Rispondi
    Finalmente si è fatto quello che si doveva fare. Seppur con i limiti da lei enunciati nel suo articolo sembra di capire che qualcosa di importante si è mosso nel mondo della valutazione accademica. Già il mero fatto di vedere la propria università inserita in una classifica dovrebbe suscitare qualche emozione a chiunque faccia parte di quella istituzione: orgoglio d'appartenenza per i migliori e malcontento per i peggiori. Conoscendo l'orgoglio che da sempre contraddistingue noi italiani sono certo che il fatto di sentirsi in competizione con altri non faccia altro che aumentare lo stimolo a fare meglio. Credo sia importante mantenere un continuo monitoraggio dei risultati (nella speranza che la frequenza con la quale siano aggiornate queste classifiche sia elevata) e altrettanto importante giudico la loro pubblicazione su organi di informazione pubblica. Da questo punto di vista La Voce potrebbe essere uno strumento importante per generare trasparenza ed interesse verso questo "Campionato italiano" delle Università. Un suggerimento: perchè la Voce non si prende il compito di pubblicare le classifiche per intero aggiornate di volta in volta?
    • La redazione Rispondi
      I documenti sono disponibili integralmente sul sito www.civr.it