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  1. Gaetano Vecchione Rispondi
    Gentile Professore, scorrendo la classifica dei settori disciplinari con un rating maggiore, ho notato la presenza di: matematica, fisica, chimica ecc. Se e' vero che dovrebbero essere proprio le scienze esatte a nutrire la competitivita' del nostro sitema economico industriale, come si sipega l'attuale crisi competitiva del sistema Italia soprattutto in ambito industriale? Colpa delle PMI? Che risultati ha prodotto in tal senso il CIVR? Grazie
    • La redazione Rispondi
      "Grazie per il messaggio. La valutazione Civr suggerisce che la qualita'media della ricerca in Fisica, Chimica, Biologia, Scienze della Terra è piu' alta che in molti altri settori. Assumiamo pure che sia possibile comparare i punteggi Civr tra aree disciplinari diverse (ho qualche dubbio in proposito). Rimane il fatto che esistono problemi seri anche in queste aree per quanto riguarda il finanziamento della ricerca (troppi pochi finanziamenti e distribuiti male) e sul reclutamento dei ricercatori migliori. Ne' e' testimonianza la fuga dei cervelli verso l'estero. Molte universita' e laboratori di ricerca degli Usa, ad esempio, possono contare sulle energie intellettuali di italiani emigrati. Comunque, come Lei suggerisce, oltre ai problemi della ricerca esistono altri nodi struttrali non favorevoli all'innovazione in Italia: il basso livello di capitale umano nel paese, la (piccola) dimensione delle imprese, il loro carattere spesso familiare, la specializzazione settoriale (siamo poco presenti nelle aree di punta), la mancanza di intermediari finanziari specializzati nel finanziare le nuove imprese e l'innovazione, un mercato azionari ristretto, eccetera. Molti di questi temi sono gia' stati discussi su Lavoce (si vedano incontributi sotto Innovazione e Ricerca."
  2. Gian Maria Varanini Rispondi
    Concordo pienamente con la valutazione positiva dell'operazione e condivido, in particolare, quanto si osserva nell'articolo a proposito dei settori scientifico-disciplinari. E' uno dei nodi cruciali della riforma dell'Università anche sotto il profilo didattico. La didattica di base, infatti, nelle attuali condizioni di accesso all'Università, può e anzi deve essere largamente svolta per ampi raggruppamenti, nei docenti dei vari settori scientifico-disciplinari sono intercambiabili. Mi riferisco, a titolo di esempio, all'area umanistica, ove "Fondamenti di filologia" o "Avviamento alla ricerca storica" potrebbero essere svolti da docenti di molti S.S.D. Si è dunque innescato un meccanismo positivo, che deve essere incentivato e migliorato anche nelle valutazioni dei Progetti di ricerca di interesse nazionale (finanziati dal MIUR), e che dovrebbe - appunto - essere spostato anche sul piano dell'organizzazione della didattica di base (che è ormai sempre più largamente scissa dalla ricerca).
  3. Alessandro Figà-Talamanca Rispondi
    Un risultato molto importante di questa valutazione è la discussione che si è svolta all'interno del "panel" dell'area delle scienze economiche e statistiche. Suggerirei a Lavoce.info di pubblicare per intero la "relazione di minoranza" di Luigi Pasinetti e la replica della maggioranza. Un altro risultato interessante è la scarsa rilevanza in alcune aree scientifiche, ai fini di una seria valutazione, del cosiddetto "Impact Factor" delle riviste, come risulta ad esempio dalle valutazioni del "panel" dell'area matematica: L'istituzione (tra le grandi e medie) che ha presentato lavori con IF medio più alto ha anche presentato il numero percentuale minimo di lavori eccellenti. Per contro si trova in ottima posizione un'istituzione che ha presentato lavori con IF medio (0,86) molto vicino al minimo (0,85). Tra le piccole la migliore ha un IF di 0,66, mentre la diciottesima ha un IF di 2,20. Tutto ciò senza contare i lavori "senza IF" che non fanno media.