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Le regole di Gran Bretagna e Francia

In entrambi i paesi sono vietati gli spot a pagamento. Le norme britanniche riflettono la tradizione di autoregolamentazione: i giornalisti rispettano parametri di correttezza e oggettività nella copertura della campagna e i canali generalisti, privati e pubblici, sono obbligati a fornire un’informazione imparziale, che non lasci trasparire le posizioni dell’emittente. In Francia, si chiede alle televisioni di garantire ai candidati un equo trattamento nell’accesso ai programmi. Previsto lo stesso tempo di comunicazione autogestita per governo e opposizione.

Non esiste un modello universale di regolamentazione del pluralismo politico in televisione perché l’ordinamento normativo di ogni paese è il frutto di una serie di variabili: la struttura del sistema mediatico, le politiche pubbliche attuate nel settore radiotelevisivo, il ruolo dei partiti nel sistema politico, il tipo di relazione tra sistema politica e sistema dei media, il tipo di sistema elettorale, nonché il tipo di elezione, per elencarne solo alcuni. Tuttavia, è istruttivo analizzare la legislazione in materia di due grandi paesi europei, Gran Bretagna e Francia.

La Gran Bretagna

Nel Regno Unito, la regolamentazione del pluralismo politico è affidata a OfCom, l’Autorità per le telecomunicazioni, che è responsabile della definizione delle regole e degli standard relativi alla campagna elettorale per tutti i mezzi di comunicazione audiovisivi “terrestri”, con l’eccezione della Bbc. Il servizio pubblico inglese infatti, dato il suo particolare status, si avvale di una regolamentazione a sé stante.
In realtà, le linee guida redatte da OfCom e quelle elaborate dalla Bbc sono molto simili e prevedono due principali aree. La prima riguarda i programmi sotto il controllo editoriale della testata, quali i notiziari, i programmi di attualità e di informazione politica. Per queste trasmissioni non vigono regole specifiche, coerentemente con la tradizione di autoregolamentazione che caratterizza la professione giornalistica anglosassone. I giornalisti sono tenuti a rispettare parametri di correttezza, equilibrio e oggettività nella copertura della campagna; i canali generalisti inglesi, sia quelli privati sia quelli pubblici, sono obbligati a fornire un’informazione imparziale e completa che non lasci trasparire le posizioni dell’emittente rispetto ai vari contendenti. Questo non implica che l’informazione si debba ridurre a un resoconto sterile e neutrale degli eventi: i giornalisti sono liberi di sollevare questioni e di porre domande problematiche, ma in modo tale da non far trasparire le proprie opinioni personali. Inoltre, le emittenti sono tenute a fornire una copertura adeguata e appropriata ai principali partiti politici evitando di assumere posizioni partigiane e faziose. Per i dibattiti e i programmi di campagna elettorale sono state elaborate tre regole di base: i candidati dei tre principali partiti dovrebbero essere invitati, i partiti minori dovrebbero essere presenti in una qualche misura e il programma dovrebbe fornire una lista completa dei candidati delle varie circoscrizioni elettorali.
La seconda area di regolamentazione è costituita dalla comunicazione autogestita – i cosiddetti Party Election Broadcast (Peb) – che rappresenta la sola opportunità per i partiti di accedere autonomamente al mezzo televisivo: la pubblicità a pagamento è infatti rigorosamente vietata. I partiti possono scegliere tra diverse lunghezze di spot (da un minimo di 2 minuti e 40 secondi a un massimo di 4 minuti e 40 secondi) che di norma sono trasmessi in prima serata, tra le 17.30 e le 23.30. L’allocazione degli spot avviene sulla base del peso delle diverse forze politiche: ai partiti laburista, conservatore, liberalemocratico e a i principali partiti dell’Irlanda del Nord sono sempre assegnati spazi di comunicazione autogestita. Per aver diritto a spot gratuiti, gli altri partiti devono presentare un numero di candidati pari a un sesto dei seggi del Parlamento.

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La Francia

In Francia la regolamentazione dei mezzi audiovisivi in campagna elettorale fa capo al Csa, l’Autorità per le telecomunicazioni, e si applica a tutti i mezzi a carattere nazionale. Anche in questo caso vige il divieto assoluto di pubblicità politica a pagamento, giustificato dal principio di eguali opportunità fra candidati e della necessità di garantire che tutti i competitori godano di un trattamento corretto ed equo. L’accesso ai candidati è quindi affidato a messaggi autogestiti e ai programmi di comunicazione politica.
Nell’assicurare il rispetto del pluralismo politico nei programmi sotto il controllo editoriale delle emittenti, il Csa opera una categorizzazione dei contenuti: per i commenti legati all’attualità e non inerenti alle elezioni vige il principio di equa copertura tra i membri del Governo e quelli dell’opposizione e la garanzia di una certa presenza per i partiti non rappresentati in Parlamento.
Per gli eventi e i fatti legati al processo elettorale, il Csa richiede alle emittenti di garantire ai candidati un equo trattamento in termini di accesso. Ma dato l’alto numero di partiti, il principio gode di una certa flessibilità; le testate sono dunque libere di assegnare il tempo sulla base di una serie di fattori quali il peso elettorale dei partiti e la loro importanza. (1)
La libertà editoriale delle testate è garantita inoltre dalla possibilità di scegliere i formati e i tempi delle trasmissioni di carattere elettorale, mentre il Csa detiene la responsabilità di assicurare e di monitorare il rispetto delle regole di correttezza ed equilibrio dell’informazione. Inoltre, i giornalisti devono garantire che le notizie, i commenti e le presentazioni siano equilibrate e accurate.
Per la comunicazione autogestita, il Csa è responsabile dell’organizzazione generale degli spot e possiede un ampio margine di discrezionalità nella definizione del quadro normativo. Una volta che le liste dei candidati (e naturalmente il loro numero) è stato stabilito, il Csa determina il numero e la durata degli spot per ogni partito, secondo uno schema predefinito (vedi tabella).

Tabella 1: allocazione della comunicazione autogestita

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Tipo di elezione

Beneficiari

Tempo assegnato nel servizio pubblico

Elezioni presidenziali

Candidati

Per il primo turno, il Csa stabilisce un tempo non inferiore a 15 minuti per candidato

Per il secondo turno, 1 ora per ogni candidato

Elezioni parlamentari

Partiti con seggi in Parlamento

 

 

 

 

 

Partiti senza rappresentanza parlamentari

Per il primo turno: un totale di 3 ore diviso in maniera uguale tra partiti di governo e di opposizione (1 ora e mezzo ciascuno)

Per il secondo turno: un totale di 1 ora e mezzo ore diviso in maniera uguale tra partiti di governo e di opposizione (45 minuti ciascuno)

Per il primo turno: 7 minuti per ogni partito

Per il secondo turno: 5 minuti per ogni partito

Fonte: Bernd – Peter Lange and David Ward, The Media and Elections, Lawrence Erlbaum Associates, London 2004

(1) Nondimeno, per le elezioni presidenziali la legge stabilisce che tutti i candidati devono godere dello stesso tempo di accesso.

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  1. Massimo GIANNINI

    In questi giorni si é tentato di stabilire delle regole nei dibattiti e tentato anche di applicare la par condicio.
    Mi domando come sia possibile che in Italia gli stessi giornalisti non riescano a far applicare semplici regole. Mi spiego. Si organizza un faccia a faccia televisivo e si ha una parte che continuamente sfora il tempo datogli per parlare. Si organizza un convegno di Confindustria e un emerito direttore di giornale non riesce a far smettere di parlare, oltre i 3 minuti concessi, un interlocutore che trasforma un’intervista in un comizio elettorale. Senza poi considerare che l’intervistato era un altro visto che l’nvitato aveva dato forfait per malattia…
    Se in Italia non si riesce a fare applicare semplici regole di dialogo e tempo a disposizione degli interlocutori come pensiamo di applicare altre regole?

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