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  1. barbara balboni Rispondi
    L'idea dei prestiti non sembra male, però, anzichè rivoluzionare un sistema di diritto allo studio con tanti difetti, ma consolidato, sarebbe forse il caso di sperimentarla da qualche parte e vedere se in effetti, in Italia ( e non in altri paesi del mondo che hanno realtà sociali diverse ) porta in università un numero maggiore di persone "capaci e meritevoli" provenienti da famiglie non abbienti e non istruite. Detto questo l'idea di aumentare le tasse universitarie a 5000 euro l'anno mi sembra proprio una provocazione inutile. Oltre a non migliorare automaticamente le possibilità di accesso all'università dei capaci e meritevoli non abbienti, peggiora sensibilmente le possibilità di accesso dei figli di famiglie mediamente abbienti: pensando di avere una università raggiungibile via treno in giornata, una famiglia mediamente agiata con due figli farebbe molta fatica a garantire l'università a tutti e due, anche se sono entrambi mediamente meritevoli; a questo punto che si fa, si gioca a testa e croce? In un paese che lamenta un basso numero di laureati mi sembra un po' grottesca come situazione.
    • La redazione Rispondi
      Grazie per il commento, ma purtroppo non ci aspettiamo nessuna sperimentazione. Non c'e' intento di provocazione nell'idea di aumentare le tasse. E' invece la (una) conseguenza dell'argomento base dell'articolo: Dare qualcosa gratis a tutti perché alcuni non possono permetterselo non e' buona politica economica.
  2. Matteo Olivieri Rispondi
    Uno dei luoghi che la Guardia di Finanza dovrebbe frequentare più assiduamente ci sono i parcheggi delle case albergo universitarie, vere e proprie concessionarie all'ultima moda di grossa cilindrata. SIamo un popolo di poeti ed evasori. La problematica del credito è tuttavia secondaria se si pensa che molti dei meno abbienti sono oggi costretti a lavorare durante gli studi, e niente gli impedirebbe di pagare in acconto i prestiti. Soprattutto l'accesso al credito darebbe un impulso, da noi svanito, allo studiare è bello. Pensando alla mia esperienza di fuori sede parsimonioso penso a quanti pochi soldi ho speso per le tasse univerisitarie in rapporto ad affitto e divertimenti. Perchè non creare una rete di convenienze legate a questo credito che scardini il secolare inciucio tra amministrazioni pubbliche, esercenti, affittuari ed universitari tartassati? Una volta che le cose si fanno si fanno per bene.
  3. Nicola D'Alessio Rispondi
    L'indebitamento può risultare una soluzione solo se il valore atteso del proprio investimento universitario risulti relativamente consistente. Purtroppo in alcune zone depresse del paese e per particolari lauree considerate "deboli" (es. indirizzo umanistico-letterario) il valore atteso futuro dell'investimento è molto, molto basso. Inoltre un soggetto economicamente debole sarà sicuramente influenzato dalla presenza di particolari eventi, come problemi di salute, o peggio famiglia di origine non autosufficiente da mantenere a causa di problemi di salute dei produttori di reddito del nucleo di origine. Soprattutto le aree depresse, quelle a maggiore concentrazione di soggetti universitari "deboli" avranno maggiore probabilità di ritrovarsi in situazioni di emergenza che, se avvengono ad esempio a metà degli studi vanificano buona parte di essi. Le attuali borse ISU (se ne discuteva sul forum del ns corso di laurea) non garantiscono forme "assicurative" in caso di problemi di salute, familiari, lutti. Si rischia di perdere la capacità di essere (parzialmente) autosufficienti tramite la propria borsa, e quindi abbandonare l'università. Con i prestiti un eventuale abbandono (a meno di clausole assicurative su eventi particolari) a causa di eventi particolari comporterebbe probabilmente la revisione anche delle condizioni del prestito, nonchè la creazione di una situazione debitrice che pregiudicherebbe l'accesso al credito presso altre istituzioni.... piove sul bagnato.
    • La redazione Rispondi
      non capiamo il "piove sul bagnato." Condizioni di assicurazione per eventi osservabili non soggetti ad azzardo morale sono sempre possibili e auspicabili. Ma questo non ha nulla a che fare con l'universita' per se. Un imprenditore che apra un ristorante puo' ammalarsi, e anche un operaio che abbia fatto un mutuo per comprarsi una casa. Non dovremmo dare mutui perche' abbiamo paura che la casa bruci? no, ci assicuriamo contro gli incendi. E comunque credito allo studio serve esattamente a posticipare il ripagamento dei costi dello studio cosi' che lo studente dipenda meno dalle condizioni della famiglia di origine. Il punto e' che lo studente ripaghi con i propri redditi futuri, e non con quelli presenti. Il fatto che alcune lauree rendano molto poco (facolta' umanistiche) e' vero, ma noto. Se lo studente sceglie tali indirizzi di studio lo fa perché presumibilmente ricava altri vantaggi non monetari. Non c'è ragione perche' la società provveda un sussidio a questa scelta, a meno che non si argomentino rilevanti rendimenti sociali (relativamente ad esempio alle scienze).
  4. Emanuele M. Rispondi
    Nel Vostro contributo si fa riferimento alla tutela costituzionale del diritto allo studio. Si indica come possibile soluzione la formula del credito agli studenti. Ma il credito va ripagato e se viene ritenuto troppo oneroso? Rispondete che "come persone responsabili ...se ciò ha "pesante impatto negativo", non lo fanno". A mio parere, non e' semplice per uno studente appena diplomato prevedere quale rendimento avra' negli studi universitari, quanto tempo gli occorrera' per completare gli studi, quando trovera' lavoro e quanto guadagnera'. Pertanto, alcuni (secondo me, molti) studenti potrebbero ritenere incauto contrarre tale debito. Per questi individui si dovrebbe parlare di libera scelta di non proseguire gli studi oppure considerare la loro condizione come conseguenza della mancata attuazione al principio costituzionale?
    • La redazione Rispondi
      Ogni giovane (studente o meno) prende tantissime decisioni che hanno enorme impatto sulla sua vita futura: decide se fumare, bere, fare uso di droghe; se avere rapporti sessuali protetti o meno; se sposarsi, con chi e quando; se avere figli, quando, equanti. Meno drammaticamente ogni giovane (possibilmente con il supporto della famiglia) decide se andare all'universita', e in caso a quale facolta' iscriversi, quanto studiare, quali corsi frequentare, quale attivita' lavorativa intraprendere. Potremmo andare avanti con esempi per piu' di quanto LaVoce voglia ospitarci. Di tutte queste scelte (fortunatamente!) ogni giovane e' responsabile e ritenuto tale dalla societa'. Uno dei punti dell'articolo e' che il ripagamento dei debiti debba essere fatto non subito ma avanti nel corso della vita dell'individuo, quando il suo potenziale di reddito e' raggiunto, o addirittura in eta' di pensione. Piu' diritto allo studio di cosi'.... Ma per essere certi che le scelte degli individui siano responsabili e' necessario che essi ne ripaghino le conseguenze; in questo caso i debiti. Cosi' come se uno scopre a 40 anni che avrebbe fatto meglio ad continuare la carriera di calciatore professionista invece di fare l'economista, beh, ... paga gli errori di gioventu' e continua a fare l'economista.
  5. Paolo Giabardo Rispondi
    Ci sarebbe un modo per migliorare la situazione per pervenire ad un effettivo diritto allo studio e migliorare anche efficacemente la preparazione degli studenti. Bisognerebbe creare dei centri di formazione universitaria di eccellenza, da affiancare ai tradizionali atenei, sul modello della Scuola Normale di Pisa piuttosto che della Scuola Galileiana di Padova. Ovviamente gli studenti che frequentassero questi centri di eccellenza non dovrebbero pagare nulla, nè le tasse universitarie, nè vitto o alloggio (proprio come succede per i due istituti sopracitati). In questo modo forniremo agli studenti di eccellenza un seria opportunità di formazione, mentre oggi molti studenti di questo tipo sono letteralmente mortificati dal sistema universitario tradizionale.
    • La redazione Rispondi
      Completamente d'accordo: le scuole d'eccellenza sono ottime istituzioni. In Francia funzionano benissimo, salvo generare una cultura chiusa di appartenenza che molti lamentano. Ma l'attivita' di ricerca in queste istituzioni e' di prim'ordine. Queste scuole si rivolgono pero' a una frazione limitatissima della popolazione studentesca. Il diritto allo studio ha come obiettivo soprattutto il resto della popolazione. Alberto Bisin
  6. Alessandro Albertin Rispondi
    Forse bisognerebbe anche considerare che in un paese dove si "eredita" il posto da notaio, si "eredita" il posto da medico, si "eredita" il posto in Cosiglio di Amministrazione, si "eredita" il posto da Docente Universitario, ecc. il finanziamento degli studi universitari per i "poveri" non sarebbe così remunerativo e quindi i "privati" ne starebbero alla larga.
    • La redazione Rispondi
      In un precedente articolo [La laurea, un ottimo investimento ] abbiamo abbozzato una stima del rendimento della laurea, che ci pareva notevole. La scarsa mobilita' sociale (dovuta all "ereditarieta' dei posti di lavoro") dovrebbe implicare una rilevante riduzione del rendimento della laurea per i "figli di nessuno" perche' l'argomento sia corretto. E' possibile e sarebbe molto interessante accertarsene.
  7. Giuseppe Scalas Rispondi
    Io spingerei le cose ancora più oltre togliendo alle Università tutti i finanziamenti diretti dallo Stato e trasformandoli in borse di studio "universali", graduate in base al reddito e al merito. Così l'Università sarebbe remunerata solo dalle scelte degli studenti. Ciò richiederebbe: 1) Separare didattica e ricerca 2) Dare totale autonomia gestionale alle Università sulle assunzioni e sulle carriere dei docenti in base unicamente ad un CCNL di tipo privato.
  8. B.Veronese Rispondi
    Non discordo sul fatto che ci siano inefficienze e che sia necessario aprire un serio dibattito sull'impatto redistributivo dei fondi erogati per l'educazione. Tuttavia, far indebitare gli studenti puo' avere pesanti impatti negativi. Plausibilmente, anche questi effetti saranno un problema maggiore per i meno abbienti. Allego il colllegamento a un paio di articoli pubblicati su internet nel Regno Unito. Mi paiono in linea con servizi visti sulla BBC e giornali. http://news.bbc.co.uk/1/hi/education/3936529.stm; http://www.wsws.org/articles/2005/apr2005/uked-a27.shtml Cordialmente, B Veronese
    • La redazione Rispondi
      Grazie per il commento e gli articoli web. Ma nessuno vuole "far indebitare gli studenti". Gli studenti scelgono di indebitarsi o meno come persone responsabili. Allo stesso modo in cui scelgono che lavoro fare, che macchina comprare, chi sposare e quanti figli avere. E come persone responsabili sanno che se si indebitano poi devono ripagare. Se ciò ha "pesante impatto negativo", non lo fanno.