Le primarie del 16 ottobre sono state un evento di assoluto rilievo, in grado di generare una molteplicità di effetti sul sistema politico. L’analisi dei fattori che possono aver determinato questo risultato segnala che Prodi va decisamente bene nelle province nelle quali la partecipazione politica è solitamente forte, la società civile vivace e le persone prestano più facilmente il proprio tempo per cause pubbliche. Minori i consensi dove prevale una relazione di tipo individualistico-strumentale tra elettori e politica. E’ un punto di forza o di debolezza?

Le primarie dell’Unione tenutesi il 16 ottobre 2005 hanno registrato una partecipazione straordinaria e del tutto inattesa. Soprattutto per questa ragione, hanno finito per segnare un cambiamento piuttosto significativo nel sistema politico italiano. Hanno già prodotto mutamenti abbastanza vistosi nelle posizioni di alcuni partiti, e in particolare hanno imposto una “conversione a u” della linea politica della dirigenza della Margherita. Hanno di fatto introdotto un vincolo paracostituzionale al processo di formazione dei governi. Semmai vi fossero stati dubbi, in caso di vittoria del centrosinistra, il conferimento dell’incarico a Romano Prodi sarà ora, per il Presidente della Repubblica, un atto dovuto. Allo stesso tempo, in base a quanto hanno sottoscritto i segretari dei partiti che le hanno convocate e i cittadini che vi hanno partecipato, una eventuale crisi di un governo Prodi, non potrebbe che portare allo scioglimento anticipato del parlamento. Con le primarie si è costituita una nuova forma di associazione politica che a molti sembra preludere, per la sua capacità di sollecitare la partecipazione dei cittadini e per l’ampiezza del consenso espresso verso il leader dell’Ulivo, alla formazione di un Partito dei democratici. Infine, la buona prova data dall’esperimento, sembra possa portare a una generalizzazione di questa modalità di selezione delle candidature per tutte le cariche monocratiche di governo, o almeno di quelle più importanti e visibili, come i sindaci e i presidenti di Regione. Le primarie del 16 ottobre sono insomma un evento di assoluto rilievo, che segnala una inattesa disponibilità alla partecipazione. Ed è reso ancora più importante dal fatto che pare potenzialmente in grado di generare una molteplicità di effetti sul sistema politico.

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I perché di un successo

È dunque molto interessante chiedersi da quali fattori sia stato sostenuto questo risultato, sia per quanto attiene all’entità della partecipazione sia per quanto attiene al vastissimo consenso raccolto da Romano Prodi. Soprattutto se si assume che quest’ultimo può essere considerato una buona approssimazione del favore verso il progetto unitario dell’Ulivo. Per rispondere a questi interrogativi, ho svolto, nell’ambito dell’Istituto Cattaneo, una analisi (1) di cui mi limito qui a riportare brevemente i principali risultati. Si tratta di una “analisi ecologica” basata cioè, in mancanza di dati di sondaggio, su inferenze tratte dallo studio delle correlazioni tra gli andamenti territoriali del voto e alcune caratteristiche, sul piano culturale e politico, delle diverse unità territoriali considerate. L’unità di analisi è costituita dalle province, in quanto i dati utilizzati sono disponibili per ora solo a questo livello di disaggregazione.
Ho esaminato in particolare la correlazione tra il tasso di partecipazione alle primarie e il voto a Prodi (da un lato) e alcuni fattori che potrebbero averli influenzati: la capacità di attrarre consensi da parte dei due principali antagonisti di Prodi; la forza elettorale di ciascuno dei maggiori partiti della coalizione; il grado di civismo diffuso in ciascuna provincia (inteso come disponibilità dei cittadini a mobilitarsi per cause pubbliche). Il “grado di civismo diffuso” o, come oggi si preferisce dire, la “dotazione di capitale sociale” di ciascuna provincia è stata rilevata nell’ambito di una precedente ricerca dell’Istituto Cattaneo, (2) considerando una molteplicità di indicatori, tra cui il tasso di partecipazione medio alle elezioni, la diffusione della pratica di donare il sangue, la lettura dei quotidiani, la tendenza a partecipare alla vita di associazioni di tipo culturale e ricreativo.

I risultati dell’analisi

Il tasso di partecipazione, contrariamente alle attese è debolmente correlato (0,36) con il grado di civismo ed è correlato solo un po’ di più con il voto ai Ds (0,52). Sono emerse indicazioni assai più interessanti per quanto riguarda le determinati del voto a Prodi. Dall’analisi delle correlazioni emerge innanzitutto che Fausto Bertinotti e Romano Prodi hanno viaggiato su due strade perfettamente parallele (correlazione prossima a 0). Il primo sembra avere portato alle primarie la sinistra antagonista, senza intercettare consensi tra gli elettorati dei partiti dell’Ulivo. C’è invece una fortissima correlazione negativa tra il voto a Prodi e il voto a Mastella (-0,90). Una evidenza che fa il paio con una correlazione lievemente negativa tra il voto a Prodi e la forza elettorale della Margherita (-0,26). Dal che si potrebbe dedurre che in alcune province del Sud vi siano stati afflussi di voti dell’area Ppi verso il leader di Ceppaloni.
L’analisi bivariata segnala infine che il successo di Prodi (la percentuale di voti da lui ricevuti sul totale dei voti espressi nelle primarie) è fortemente correlato con il grado di civismo (0,80) ed è mediamente correlato con la forza elettorale dei Ds (0,45). Anche l’analisi multivariata conferma che il primo fattore spiega molto più del secondo. Insomma, Prodi va decisamente meglio (l’Ulivo ha messo più solide radici) nelle province in cui la partecipazione politica è solitamente forte, in cui esiste una società civile vivace, in cui vi è una maggiore disponibilità a prestare il proprio tempo gratuitamente per cause pubbliche, rispetto alle province nelle quali prevale una relazione di tipo individualistico-strumentale tra gli elettori e la politica. Può essere un suo punto di forza, ma segnala anche un elemento di debolezza.

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(1)analisi è integralmente scaricabile dal sito dell’Istituto Cattaneo.

(2) Roberto Pedersini e Roberto Cartocci, “Risorse economiche e risorse morali”, in R. Catanzaro (a cura di), Nodi, reti e ponti. La Romagna e il capitale sociale, Bologna, Il Mulino, 2004, pp. 33-51.

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