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  1. Matteo Olivieri Rispondi
    Supponendo che il metodo elaborato dal comitato sia corretto in termini di dati da inserire nel sistema, proviamo ad immaginare le applicazioni in itinere del suddetto. La quantità di informazioni, essendo nata per valutare le strutture di ricerca, difficilmente restituirà valori o classifiche errate, a meno di un corposo conflitto di interesse che considereremo rischio accettabile per la valutazione delle strutture. La stessa mole di dati, se indirizzata in ipotesi alla valutazione del singolo ricercatore, sarà ridondante, falsificata dai condizionamenti della struttura cui il ricercatore appartiene, insomma è meglio lasciar perdere. Quali proposte? Partiamo elencando due necessità: - abbiamo bisogno di premiare il singolo, altrimenti va all'estero; - dobbiamo limitare i costi. Prima proposta: teniamo buono questo sistema per valutare le stutture anche in futuro, cercando però di abbassare drasticamente i costi anche solo come impegno morale. Seconda proposta: imperniamo un sistema costoso per la valutazione dei singoli, ovviamente delegato solo e dico solo a ricercatori stranieri. Questo secondo sistema potrebbe consistere in: - selezione iniziale su solo impact factor delle pubblicazioni o equivalente; - incrocio preliminare con fondi spesi per le ricerche iniziali, determinando un coefficiente iniziale che chiameremo 1; - incrocio con la struttura di appartenenza (2), per esaltare chi dal letame fa nascere fiori. Si trasmettono i dati a valutatori stranieri con un modulo che aiuti a tener conto di 1 e 2. Si stila una classifica dei migliori e si destinano molti dei fondi a pioggia attuali al singolo. Non è forse questo il sistema più simile a quello vigente nelle università californiane? Siccome non è tutta farina del mio sacco invito a consultare http://www.cse.ucla.edu/.
  2. Enrico Santarelli Rispondi
    Purtroppo, e non per sua colpa, i numeri di Jappelli sono sbagliati per eccesso. Sia nel suo sito che nei comunicati stampa a firma del Ministro, il MIUR mischia le proprie erogazioni ai finanziamenti complessivi (costi ammissibili) dei PRIN. In realtà, questi ultimi sono progetti di cofinanziamento, nei quali (cito dalle note esplicative trasmesse dal MIUR agli estensori dei progetti stessi) “la quota Ministeriale assegnata potrà salire fino ad un massimo del 70% del costo ammissibile”. Le cifre di Jappelli, per correttezza, vanno dunque riscalate nel modo seguente per quanto riguarda l’e.f. 2004: - Erogazione netta (massima) del MIUR sui PRIN: non oltre 95,9 milioni di euro; - Erogazione netta (massima) del MIUR sui PRIN del settore economico-statistico: 2,87 milioni di euro. Fatta salva la buona fede, il MIUR potrebbe evitare di far percepire le proprie erogazioni come coincidenti con i costi ammissibili dei progetti. Basterebbe aggiungere una colonna con l’intestazione “di cui quota a carico dei richiedenti”. Grazie e buon lavoro Enrico Santarelli
    • La redazione Rispondi
      Grazie per la precisazione. Tullio Jappelli
  3. Roberto Battiston Rispondi
    Il Consejo Superior de Investigaciones Cientificas (CSIC) e’ l’ analogo spagnolo del CNR. Esso conta piu’ di 10.000 dipendenti, distribuiti su 116 Istituti, di cui 40 collegati all’ Università. Si tratta complessivamente di 2.400 ricercatori a tempo indeterminato, 3.900 a tempo determinato, 4.100 tecnici e amministrativi, per un bilancio annuale di circa 530 M€ di cui 200 M€ ottenuti in modo competitivo (programmi nazionali, regionali, comunita’ europea,…). Come il CNR lo CSIC copre tutti i principali campi di ricerca.. Nel febbraio 2005, il neo presidente dello CSIC, D. Carlos Martinez-Alonso, ha chiesto ad ogni Istituto, di preparare un dettagliato piano strategico quinquennale. Ha quindi sottoposto ad un processo di valutazione esterna i 116 piani strategici, richiedendo all’ European Science Fundation (ESF) di fornire nominativi di esperti internazionali, rigorosamente non spagnoli, per formare dei comitati tematici. Il comitato che ho coordinato, ad esempio, era formato da tre italiani, e due tedeschi e un olandese e ha valutato il settore della fisica, che comprende otto Istituti. La valutazione ha riguardato una ventina di punti specifici oltre a raccomandazioni di carattere generale.Si tratta della prima procedura sistematica di valutazione messa in atto nel corso dei cento anni di vita del principale Ente di Ricerca spagnolo, e una cura particolare e’ stata messa nell’ evitare influenze interne e possibili conflitti di interessi, rivolgendosi ad organismi e valutatori internazionali. La procedura si e’ rivelata piuttosto rapida ed efficiente, in quanto una ventina di comitati hanno svolto il loro lavoro in meno di due mesi. L’ investimento fatto dallo CSIC si aggira su 400.000 €, del tutto ragionevole date le dimensioni dell' Ente, e la netta impressione e’ che queste valutazioni saranno tenute in seria considerazione nella pianificazione, riorganizzazione e distribuzione delle risorse dello CSIC nei prossimi anni.
  4. Rosario Ballatore Rispondi
    La ricerca accademica in italia, sembra peccare di una mancanza di "attinenza alla realtà". Per realtà intendo mondo produttivo-industriale. L'obbiettivo che secondo me deve porsi ogni metoto di valutazione della ricerca è di incentivare le università a fare meglio, ciò sarebbe possibile rendendo pubblici i risultati di tale valutazione, e sulla base di questi giudizi erogare i fondi agli atenei. Un'altra proposta sarebbe quella di aggiungere tra i parametri per la valutazione un indicatore che quantifichi i risultati economici (intermini di produzione industriale) della ricerca, cioè quanto quella particolare attività di ricerca ha inciso nella soluzione di un particolare problema produttivo. Per finire, quello che ci vuole è la competizione tra gli atenei italiani, e applicare i meccanismi di mercato anche per il reclutamento dei ricercatori. Un pò di competizione non ha mai fatto male. Un saluto a tutti.
  5. Enrico Santarelli Rispondi
    Caro Professore, La tua intervista al collega Cuccurullo non tocca un aspetto a mio avviso fondamentale: i costi della valutazione. Per valutare i singoli prodotti, gli esperti (tra i quali il sottoscritto, tu (immagino) e tanti altri) hanno ricevuto un compenso di 50 euro per ciascun prodotto. Visto che, come afferma Cuccurullo, ognuno dei 18.500 prodotti è stato valutato da almeno due esperti, questa parte dell’intera procedura ha avuto un costo di circa un milione e ottocentocinquantamila euro. A questo vanno aggiunti i compensi (di cui ignoro l’ammontare) percepiti dai 156 membri dei venti panel di area e dai sette (mi pare) membri del Civr stesso, cui vanno infine sommati i costi di gestione delle strutture coinvolti. Faccio notare al riguardo, che alcuni Comitati Prin (tra i quali quello della nostra area) dispongono di un budget per il finanziamento di progetti di ricerca di interesse nazionale non superiore alla somma di 1.850.000 euro menzionata sopra. Non vorrei che la valutazione si limitasse ad essere un costoso (e su questo non mi pare ci siano dubbi) esercizio accademico. In fondo, ciascuno di noi sa bene chi fa cosa e dove all’interno della propria area scientifica. Ed esistono strumenti (per noi economisti Econlit, usato con la giusta cautela e competenza) grazie ai quali è possibile effettuare una valutazione relativamente affidabile dei risultati della ricerca. Pertanto, auspico che a partire dal prossimo (eventuale) esercizio di valutazione della ricerca siano adottati gli strumenti più idonei per contenere i costi della procedura. Soprattutto fino a quando non sarà davvero chiaro che il Fondo di funzionamento ordinario sia effettivamente calcolato sulla base delle performance di ricerca delle varie strutture Grazie per l’attenzione e un cordiale saluto Enrico Santarelli (Ordinario di Politica Economica nell’Università di Bologna)
    • La redazione Rispondi
      Caro Enrico Santarelli, girerò la domanda al Prof. Cuccurullo, insieme ad altre che stiamo ricevendo. Per parte mia, non avendo valutato nessuno dei prodotti CIVR, non sapevo dei 50 euro. Francamente, gli ammontari mi sembrano modesti. Leggo dal sito del CIVR che per l'incarico di ciascuno dei 156 panelist è previsto un compenso una tantum di 10.000 euro lordi (12.000 per il presidente). I costi dell'esercizio di valutazione triennale dell'intero sistema universitario e degli enti di ricerca sono quindi inferiori ai 4 milioni di euro per l'insieme dei 20 panel (1,85 milioni per la valutazione dei prodotti e 1,6 milioni per i panelist). L'intero fondo PRIN erogato nel 2004 ammontava a 137 milioni di euro (di cui 4,1 milioni al settore economico). Il costo della valutazione a regime dovrebbe essere fatto ogni tre anni; ammonta quindi a meno di 1,2 milioni di euro annui, meno del l'1% del PRIN. La valutazione comunque costa. Lo stesso PRIN si avvale di una commissione di 9 membri (retribuiti) e di alcuni collaboratori a tempo pieno (retribuiti) per la selezione ex-ante delle proposte. La valutazione ex-post dei progetti PRIN viene remunerato con 250 euro (non ho valutato nemmeno questi, la fonte è il DM del 23 febbraio 2005). Concordo comunque con il principio generale: vale la pena pagare cose che servono. La mia speranza è che la valutazione serva. Altrimenti, saranno state sprecate risorse, oltre naturalmente all'energia e al tempo dei valutatori e dei panelist. Tullio Jappelli