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  1. franco bortolotti Rispondi
    Mi sembra un po' ideologica l'affermazione sulla desiderabilità dell'immigrazione qualificata rispetto a quella non qualificata. Quali sono le imprese o le amministrazioni che sono disposte ad assorbire manodopera qualificata? Il vero problema del mercato del lavoro italiano sta al di fuori di esso, ovvero nell'assenza di un livello di qualità tecnologica e organizzativa delle imprese tale che esse assorbano quote crescenti di manodopera qualificata. La domanda di lavoro delle imprese (o almeno di quelle che conosco io, in una regione come la Toscana), e quella insoddisfatta, o si rivolge a mansioni non qualificate, o si rivolge a mansioni che richiedono una qualificazione informale, con competenze tacite, fatta di esperienza sul campo. In una ricerca di qualche anno fa, avevo verificato che l'Isola d'Elba esprime ogni anno una ventina di laureati. La domanda delle imprese (fonte Excelsior) è di un (1) laureato l'anno. Certo che le imrpese (turistiche, nel caso)avrebbero bisogno di di più laureati, di acquisire competenze, di darsi comportamenti più strategici e maturi... ma non lo fanno. Insomma, che se ne fanno le imprese di immigrati qualificati?
    • La redazione Rispondi
      "Proposta ideologica? E' il metodo correntemente utilizzato esplicitamente in Canada e Nuova Zelanda (paesi in cui c'è la maggiore accettazione sociale degli immigrati) e di fatto in molti altri paesi. Comunque concordo: il mercato del lavoro degli immigrati non può essere solo quello dell'Isola d'Elba. Cordiali saluti TB
  2. Matteo Neri Rispondi
    Mi permetto di specificare che sono nato e cresciuto in Francia per 18 anni, a Lyon dove sono avvenute le prime sommosse nel 1981. vorrei puntualizzare alcune idee per evitare che si faccia confusione sulla tematica. . Contrariamente a quanto ho sentito e letto in Italia, ritengo che il problema delle periferie Francesi sia molto diverso dal problema dell'immigrazione in Italia. Se proprio devo fare un paragone, direi che una situazione analoga si potrebbe avere in Italia se le periferie (rigorosamente italiane) di napoli, Palermo, Bari si ribellassero, cosa impossibile in quanto quei territori sono controllati non dallo Stato ma dalla criminalità. . La religione islamica non c'entra assolutamente niente. I giovani delle periferie sono divisi tra la cultura dei genitori che ripudiano e la cultura francese che non esiste più. In questo vuoto culturale si è instaurato una cultura del ghetto, che contribuisce soltanto ad emarginare ancora di più i suoi abitanti. E' vero che esponenti e reclutatori dell'Islam estremista sono presenti, è anche vero che si vorrebbero appropriare il senso della rivolta, ma oggi non ci sono assolutamente le condizioni per dire che sia una rivolta islamica. Il giorno che queste sommosse avranno una bandiera ed un ideologia, il problema diventerà molto, ma molto più serio. . Allo stesso modo in cui non c'è una ideologia religiosa dietro le sommosse, non c'è una ideologia politica. Questi giovani sono fuori dalla società da tempo, ed esprimono soltanto rabbia e insoddisfazione. Non c'è niente di politico se non la contestazioen dello Stato e delle sue politiche.
  3. giorgio roversi Rispondi
    In considerazione anche dell'ultimo dossier della Caritas un utile contributo al processo d'integrazione per superare anche l'etnicizzazione del lavoro soprattutto orientato su qualifiche professioni a basso contentuto professionale sarebbe opportuno avviare percorsi di riconoscimento del titolo di studio conseguito nei paesi di provenienza. I dati Caritas stimano nel 12.1% i laureati e nel 27.8% i diplomati, valori più alti dei cittadini italiani. Dare visibilità in posti di responsabilità ai lavoratori migranti sarebbe un utile contributo per uscire dal quel luogo comune che vede gli immigrati considerati cittadini di serie B perchè adibiti a quelle attività (i lavori delle 5 P)per le quali i cittadini italiani non sono più disponibili,
  4. Giuliano Muzio Rispondi
    Perchè liberalizzare i servizi e le professioni dovrebbero essere due temi sovrapponibili? Mi sembra che il mercato dei servizi in Italia non abbia bisogno tanto di liberalizzazioni, ma di regolazioni più efficaci da parte degli organismi di controllo (Autorithies). Non è infatti sufficiente liberalizzare (come si è già fatto) se poi non si ostacolano con forza le posizioni dominanti e non si reprime sufficientemente il sommerso (soprattutto nei servizi low-skilled e nella subfornitura). Riguardo alle professioni invece molto si può fare per eliminare il corporativismo che inquina il mercato. Riguardo i flussi e le professionalità, ritengo improbabile poter avviare una politica che ignori le condizioni dei mercati di partenza degli immigrati. Le forze che spingono gli immigrati da noi sono molto più potenti di una regolamentazione dei flussi e dubito che gli immigrati scelgano di venire da noi considerando il livello di professionalità sul mercato italiano, ma molto più basilarmente fuggono da condizioni di vita economicamente e socialmente inaccettabili.
  5. Roberto Reis Rispondi
    Caro Prof. Boeri, ho letto con interesse il suo articolo in cui propugna alcuni interessanti conclusioni: basta immigrati di bassa qualifica che fanno concorrenza ai poveracci che poi incendiano auto; bisogna importare professionisti non iscritti a sindacati, così i manovali hanno servizi a basso costo e il sindacato si risolleva nella generale pace sociale. Immagino gommoni pieni di dentisti albanesi, barconi ricolmi di notai senegalesi. Così , finalmente i nostri manovali -operai potranno riconciliarsi col sindacato e otturare una carie a prezzi bosniaci. Sono perfettamente d'accordo con Lei che le tariffe degli Ordini professionali sono esorbitanti, tanto è vero che nel settore privato NESSUNO le osserva, e quasi nessuno nel settore pubblico, col meccanismo delle convenzioni. Alcuni hanno il numero chiuso: notai ecc... ed è riprovevole. Però mi sembra anche , se può consolarla, che la fame si avvicini anche agli avvocati e a molti altri professionisti di professioni che non hanno rendite di posizione, ma che devono andare sul mercato. Vorrà dire che a incendiare macchine avremo giovani laureati in legge o aspiranti notai. Ecco questo mi sembra un bel risultato: facciamo girare il cerino della globalizzazione. Una scottatura a ciascuno mentre l'economia va a rotoli. Perdoni l'ironia del piccolo professionista di provincia che non riesce a incassare fatture da 5 anni o che deve fare salti mortali nei preventivi. Certo un collega senegalese si accontenterà di molto meno e vorrà dire che divideremo il piatto di kus-kus.
    • La redazione Rispondi
      Apprezzo l'ironia. Un po' meno quando applicata a vicende tragiche come le chiatte degli immigrati. Nel merito, quello che cercavo di dire (non so se ci sono riuscito) è che dobbiamo piantarla di trattare allo stesso modo i ricercatori che vengono qui contribuendo alla ricerca applicata e chi viene competendo per posti, asili nido, etc.. con i nostri cittadini più poveri. La competizione fa male a tutti, ma serve. Meglio che siano persone come me o lei a doverne subire le conseguenze piuttosto che chi è meno in condizione di noi di adattarsi a un contesto più competitivo. Conviene?