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  1. Walter Maggi Rispondi
    Al di la' di libri e critiche, cosa è stato fatto di concreto per favorire lo sviluppo demografico? Mi semba che, a parte la "mancia" riservata ai nuovi nati dal 2003 al 2005 e i vincoli alla pilolla abortiva, continua a mancare una vera politica (leggi "strategia") per favore l'aumento demografico. Rispetto al trend, sarebbe interessante scomporre l'indice tra i figli di italiani e i figli di immigrati....
  2. roberto Rispondi
    perdonatemi! ma siamo davvero sicuri che sia un male che si facciano pochi figli?lo chiedo perchè mi pare di intuire che nella società ci sia un pò di contradizione..si voglion far figli..ma si vuole anche vivere a lungo! queste due cose non possono esistere conteporaneamente e vi spiego il perchè! non si è tenuto in considerazione 1componente fondamentale..anzi LA COMPONENTE FONDAMENTALE...la terra!la terra è una variabile fissa con risorse fisse..la nostra tecnologia può operare al max sulla quantità di risorse(migliori allevamenti e colture)ma difficilmente riuscirà ad aumentare lo spazio vitale che c'è su di essa! come dato non dobbiamo quindi guardare le nascite o le morti..ma quanti siamo.. e dal dopo guerra ad oggi siamo notevolmente aumentati..in oltre c'è da considerare il fatto che la 3°rivoluzione industriale ci consente di produrre tanto con poco..anche in termini di lavoro umano..tirate le somme l'aumento demografico c'è ed è legato alle nascite ed alle NON mortalità!
  3. Claudio Resentini Rispondi
    La dichiarazione programmatica di mettere al centro del sistema di welfare la famiglia, contenuta nel libro bianco, più che una legittima scelta politica a me apparve allora come una opzione ideologica poco priva di senso, in quanto finalizzata evidentemente a scaricare ulteriormente sulle spalle delle famiglie italiane e delle donne in particolare il peso della protezione sociale. Questo in un paese che vantava già uno dei welfare più "familistici" d'Europa ed a fronte degli esiti largamente superiori dei servizi basati sulle prestazioni ed i servizi "individuali" era qualificabile, nella migliore delle ipotesi, come "aria fritta", nella peggiore, come una irresponsabile inversione di tendenza rispetto ad una auspicabile modernizzazione socialmente sostenibile del sistema di welfare italiano. Cordiali saluti.
  4. Marco Rispondi
    più che un commento vorrei esprimere il mio disappunto sull'argomento e su come al giorno d'oggi si debba ancora affrontare problemi di questo tipo in una società civile. Evidentemente non siamo in una società civile; il progresso, la scienza e la conoscenza non sono servite a quello che i loro cultori più illuminati auspicavano. la grande questione della giustizia sociale e dell'uguaglianza, nell'era della globalizzazione, deve essere ridiscussa politicamente ed economicamente. Ritengo però sia necessaria inanzitutto una rivoluzione "intellettuale e morale" (di gramsciana memoria) che crei basi solide per la giustizia e quindi la libertà; e se tale rivoluzione non dovesse arrivare dall'alto, in quanto accecata da interessi, vizi e poteri, (al di fuori del controllo razionale di ogni uomo) necessariamente deve avvenire dal basso, da coloro che soffrono per questa situazione, che però hanno speranza e con tutte le loro forze vanno avanti, giorno dopo giorno. Ora però la direzione la devono scegliere loro! che ne pensate? grazie