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La lotta all’evasione, come svuotare il mare con un cucchiaino

Uno degli elementi qualificanti della Finanziaria 2006 è il rafforzamento delle misure di contrasto all’evasione fiscale. Ma il recupero di gettito forse così realizzabili è ben poca cosa di fronte alle dimensioni complessive del fenomeno. La base Irpef di autonomi e delle piccole imprese è evasa tra il 55 e il 70 per cento. Sull’Iva, il valore aggiunto non dichiarato è fra il 30 e il 40 per cento; sull’Irap, la base imponibile non dichiarata supera il 30 per cento. L’evasione è più forte nel settore agricolo e in alcuni comparti del terziario e cresce via via che si passa da Nord a Sud.

Uno degli elementi qualificanti della manovra finanziaria attualmente all’esame del Senato è l’enfasi sul rafforzamento delle misure di contrasto all’evasione fiscale. A suggello dei molteplici annunci lanciati nei mesi scorsi dall’allora ministro Siniscalco che la (lunga) stagione dei condoni si sarebbe definitivamente conclusa, la Finanziaria pone in campo una serie di interventi anti-evasione, peraltro già tratteggiati nel giugno scorso a sostegno del taglio dell’Irap.

Le misure anti-evasione della Finanziaria

Innanzitutto, viene riproposto e rilanciato il coinvolgimento dei comuni nella lotta all’evasione dei tributi statali (quindi non solo dell’Irpef, come era nella vecchia normativa del 1973, ma anche, ad esempio, dell’Iva) con la previsione di meccanismi premiali a loro favore (potranno trattenere il 30 per cento delle somme riscosse a titolo definitivo). Si prevede poi il rafforzamento degli organici dell’agenzia delle Entrate (1.500 nuovi verificatori), di quella delle Dogane (300) e della Guardia di finanza specificamente dedicati al contrasto dell’evasione fiscale, delle frodi e del sommerso. Infine, si pone mano a una batteria di misure più specifiche, come ad esempio, la possibilità da parte dell’amministrazione finanziaria di anticipare, nel caso di rischi per la riscossione, la liquidazione dell’Iva o delle imposte dirette rispetto alla presentazione della dichiarazione annuale.
Su queste colonne si è già discusso l’effettiva applicabilità di queste misure e del loro impatto in termini di recupero di gettito.
Assumendo come quantificazione del maggior gettito dalla lotta all’evasione nel 2006 i trecento milioni di euro riportati nel conto di cassa (e non i ben tre miliardi di accertamenti), bisogna chiedersi innanzitutto se si tratti una stima realistica. Qualche dubbio è certamente legittimo se si considerano, ad esempio, i limitati incentivi che probabilmente avranno i comuni a partecipare attivamente all’attività di controllo: si tratta di investire fin da subito in strumenti e personale, peraltro in un periodo di pesanti tagli alla finanza locale, con prospettive di remunerazione (il 30 per cento dell’effettivo riscosso) di lunghissimo periodo dati i tempi del contenzioso tributario. Oppure se si considera il pressing che viene dai partiti della maggioranza per reintrodurre nuovi condoni da offrire sul piatto elettorale senza costi immediati apparenti, se non quello di indebolire ancor di più la credibilità dell’amministrazione nella lotta all’evasione.

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I numeri dell’evasione

Più in generale, la portata dei recuperi di gettito forse realizzabili con le misure anti-evasione previste dalla manovra finanziaria letteralmente impallidisce di fronte alle dimensioni complessive del fenomeno che dovrebbero aggredire. Anche se si tratta di un fenomeno per definizione di difficile quantificazione, numerose analisi hanno cercato di misurare tanto l’ampiezza delle attività produttive sommerse (che generano evasione fiscale nella misura in cui questa è legata alla produzione di beni e servizi, senza tuttavia esaurire tutte le fattispecie di evasione), quanto direttamente la dimensione dell’evasione (mediante il confronto fra dichiarazioni fiscali e contabilità nazionale, o quello tra campioni di imponibili dichiarati e imponibili accertati).
I risultati di queste analisi (vedi tabella) testimoniano di un fenomeno di dimensioni certamente preoccupanti e probabilmente persistente nel tempo. Per esempio, la base Irpef dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese è evasa tra il 55 e il 70 per cento; sulle imposte indirette, e in particolare sull’Iva, si riscontra un valore aggiunto non dichiarato fra il 30 e il 40 per cento; sull’Irap, la base imponibile (che dovrebbe avvicinarsi al valore aggiunto di contabilità nazionale) non dichiarata supera il 30 per cento. Se poi si analizzano questi dati nella loro articolazione settoriale e territoriale si rileva una forte concentrazione dell’evasione nel settore agricolo e in alcuni comparti del settore terziario e una crescita del tasso di evasione via via che si passa dal nord al sud del Paese.

Mancanza di informazioni

Di fronte a un fenomeno così pervasivo, le strategie adottate in Italia nell’ultimo decennio hanno puntato più che sui tradizionali strumenti di deterrenza (inasprimento di controlli e sanzioni) su interventi di tax compliance (dagli studi di settore, agli istituti transattivi come l’accertamento con adesione, il concordato fiscale preventivo, la pianificazione fiscale concordata, le misure di emersione del sommerso, fino ai condoni).
L’amministrazione finanziaria non ha mai fornito dati e valutazioni ufficiali circa i risultati dell’applicazione di questi strumenti in termini di gettiti recuperati e di stimolo al tasso di adempimento spontaneo dei contribuenti. Si tratta di una grave carenza informativa, che sottrae un segmento fondamentale della politica fiscale, come è il contrasto all’evasione fiscale, alla valutazione non solo degli osservatori esterni, ma anche degli stessi parlamentari. E la mancata disponibilità di informazioni realistiche, affidabili e ufficiali sulla dimensione del fenomeno e sulla performance degli strumenti di contrasto utilizzati negli ultimi anni è tanto più grave oggi che la lotta all’evasione fiscale è vista non soltanto come elemento fisiologico di garanzia dell’efficienza e dell’equità del sistema tributario, ma anche come misura di copertura finanziaria per i conti pubblici, alternativa ai tagli della spesa e all’aumento delle aliquote.

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Stime dell’evasione in Italia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

stima

anno di stima

Irpef

Irpeg

Iva

Irap

dipendenti

indipendenti

 

 

 

 

 

% base

% imposta

% base

% imposta

% base

% imposta

% base

% imposta

% base

Convenevole

1985-1993

 

 

 

 

 

 

40,1

42,3

 

Zanardi

1987

 

 

55,3

58,6

 

 

 

 

 

Bernardi

1994

8,5

 

59,5

 

 

 

 

 

 

Bernardi e Bernasconi

1991

8,5

12,9

62,8

68,5

26,8

30,6

40,1

38,6

 

Secit

1989-1993

 

 

 

 

 

 

 

37,8

 

Sogei

1994

 

 

68,5

 

52,2

 

 

32,9

 

Agenzia delle entrate

1998

 

 

 

 

 

 

 

 

31,5

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  1. Francesco Parini

    La domanda classica formulata dai lavoratori autonomi: con o senza fattura. Un amico ha imbiancato l’ufficio;nulla di strano, l’artigiano, impegnatissimo per il lavoro, ha staccato nel mese di agosto la…..prima fattura. Manca la volontà politica di affrontare i problemi; basterebbe innalzare le rendite catastali, introdurre le detrazioni e le deduzioni, rapportabili per alcune spese al reddito, e poi abbassare le tasse.
    Gli studi di settore sono un patrimoniale/vessazione imposta… se guadagni di più, evadi legalmente,se guadagni di meno paghi per non essere vessato.

  2. francesco

    L’evasione è nel settore del lavoro autonomo e nella grande e media proprietà immobiliare. Quanti affitti ci sono in nero(case,garagè,box etc),quanti piccoli e medi imprenditori e artigiani fatturano. Bisognerebbe introdurre una patrimoniale che colpisca certe ricchezze (pluralità di immobili)o certi beni di lusso o super lusso(macchine di alta cilindrata,barche etc…).
    Inoltre dovrebbero essere portate in detrazione tutte le spese inerenti la casa (tinteggiatura,riparazioni etc…)

  3. Francesco Parini

    Il dentista mi ha chiesto per una serie d’interventi 10.000 euro con la fattura; faccio due conti….posso detrarre 1900 euro che con un’aliquota del 30% sono 570 euro quindi circa il 5% di sconto..Morale, se il dentista mi fa uno sconto del 30%, lui evade,io evado e tutti guadagnano tranne lo stato, cioè tutti i ciittadini.
    Se potessi detrarre il 100%, la situazione cambierebbe.Questo vale per le spese mediche e potrebbe essere applicato ad altre prestazioni.
    Il risultato di questa politica di detrazioni e deduzioni sarebbe una maggiore base imponibile e,indirettamente,la possibilità di ridurre le tasse e difendere il potere d’acquisto di lavoratori dipendenti e pensionati. Questo approcio è così devastante per non essere considerato? Ricordo che nel 1992 il prof. Franco Pirro scrisse un editoriale nel quale si affermava che questa strada doveva essere valutata per un fisco più equo…

  4. michele del monaco

    Pongo un quesito all’autore dell’interessante articolo: secondo lui non è con una maggiore trasparenza si otterrebbe una minore evasione? Se i dati dei redditi fossero disponibili a tutti, forse certi imprenditori che dichiarano meno dei loro operai o dirigenti ci penserebbero maggiormente. Chi ostenta macchine, barche e ville, avrà qualche remora in più a dichiarare un 740 da 20.000 € o no?

    Lo svantaggio qualè? un pò meno privacy…consideriamo però quanto stiamo pagando questa privacy. Di fatto oggi nel paese una quota consistente della popolazione si sta arricchendo alle spalle degli altri grazie a questa carenza informativa.
    Pensare che le norme ci sarebbero e che anche il Garante ha sostenuto che i dati dei redditi sono pubblici e disponibili a tutti. Poi, come molte cose in Italia, tutto si insabbia…

  5. raffaello lupi

    L’attuale autodeterminazione delle imposte segue la matrice “analitico contabile” dei “grandi sostituti di imposta”, 15 o 20 mila grandi organizzazioni che “intercettano” i redditi dei loro fornitori (dipendenti, professionisti, piccole imprese, risparmiatori) o dei loro clienti (consumatori: non a caso l’evasione del commercio si sta riducendo grazie alla sostituzione della grande distribuzione al piccolo commercio tradizionale. Nel complesso il sistema funziona proprio perchè la parte di ricchezza canalizzata attraverso questi grandi sostituti di imposta è relativamente maggioritaria. E’ curioso che questi soggetti, in realtà veri e propri partners del fisco, siano soggetti a controlli costanti, solitamente basati su capziose rettifiche giuridico interpretative, che fanno solo arricchire i consulenti. Nei settori in cui i grandi sostituti d’imposta mancano, come il piccolo commercio, artigianato, servizi alla persona, locazioni da privato a privato, il fisco ha perso il controllo del territorio. Per riacquistarlo, non ha senso trasformare in sentinella del fisco chi non la le phisique du role, come studenti che vanno a mangiare la pizza o pensionate che si fanno i capelli.Il contrasto di interessi puo’ funzionare solo su operazioni di una certa rilevanza come i lavori di ristrutturazione edilizia. Per il resto bisogna accettare con rassegnazione che un parrucchiere, a parità di reddito effettivo, paghi meno imposte di un bancario..salvi i limiti della decenza minima delle somme dichiarate rispetto alle caratteristiche esteriori dell’attività svolta. Per questo non occorrono controlli contabili: basta con gli ammortamenti del gelataio e le rimanenze finali del parrucchiere. Al massimo è sufficiente lo scontrino. Dopodichè mandiamo i finanzieri a “fare shopping” a vedere le vetrine con in mano la dichiarazione dei redditi. In un pomeriggio se ne vedono alcune decine, prendere i casi piu’ clamorosi e concordare importi piu’ ragionevoli.

  6. Fabrizio Francescone

    Gentile Zanardi, condivido quanto da lei scritto. L’agenzia delle Entrate, però, nonostante i proclami dei Governo, è ben lungi dall’essere rafforzata. 1.500 assunzioni, sì, ma altrettante e forse di più sono le perdite per i pensionamenti. Verificatori veri e propri, poi, non vengono assunti, ma siamo tutti funzionari dei quali alcuni (in questo periodo molti ad onor del vero) sono impiegati in verifica. L’Agenzia ed il suo personale fa quel che può; L’Agenzia con la formazione ed il personale con la buona volontà. Pensi che uscire per svolgere verifiche significa usare la propria auto. Inoltre l’ultima legge finanziaria ha eliminato il il pagamento della già esigua indennità prevista. Si ottiene meno del rimborso spese. Difficile fare la lotta all’evasione così.

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