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  1. Alessandro Figa'Talamanca Rispondi
    No, non ho suggerimenti per fonti alternative. Il mio commento, ingenuo, deriva dalla mia impressione che, almeno nell'area che conosco (la matematica), "tutto il mondo e' paese". In altre parole i criteri di promozione, comprendono nei fatti, anche se talvolta non di diritto, l'anzianita', il servizio didattico reso, l'impegno organizzativo, ecc. ecc. La mia impressione e' che uno dei difetti principali del sistema italiano e' che questi criteri non vengono chiaramente alla luce e si prestano quindi a falsificazioni. Una vita accademica malvissuta finisce per rendere, con la commissione giusta, che fa finta di prendere in considerazione solo la produzione scientifica, quanto un vero impegno a favore degli studenti e dell'universita'. In matematica, poi, in Italia, succede spesso che l'anzianita' di ottimo servizio didattico, anche di alto livello (ad esempio curando i laureandi piu' bravi, ed indirizzandoli a continuare gli studi altrove, come i "baroni" raramente fanno) non venga affatto premiata. Mi sembra invece che in altri paesi, ad esempio la Francia, un sistema di promozioni meno "drammatico", e quindi piu' umano, consenta di prendere in considerazione esplicitamente questi criteri. Forse e' l'esistenza dei "professeur de classe exceptionelle" (cui non si fanno sconti per la ricerca) che fa la differenza.
  2. paolo bertoletti Rispondi
    Purtroppo non sono molto sorpreso dal risultato della ricerca, ma mi preoccupa la vostra proposta di definire per legge, se ben capisco, in sede di riforma dell'ordinamento universitario relativo ai concorsi, "requisiti scientifici minimi e misurabili oggettivamente con tabelle predisposte in autonomia dai settori scientifici disciplinari, e non modificabili se non in archi temporali medio-lunghi". Il problema è che una definizione ottenuta per legge e che dovrebbere valere per tutti gli atenei e per tutti i candidati mi sembra impossibile da realizzare: temo cioè che burocratizzerebbe inutilmente (e costosamente) il processo di selezione (l'attuale esperienza del ministero con i requisiti minimi (bisognerebbe dire infimi) didattici mi sembra per inciso imbarazzante). Quello che si deve fare è responsabilizzare ex post le scelte autonome delle sedi universitarie (dipartimenti, facoltà e atenei): per fare questo è invece ragionevole che il Ministero (o un'eventuale autorità indipendente) possa utilizzare dei criteri bibliometrici quali quelli che, mi pare, voi proponete.
    • La redazione Rispondi
      comprendo che ogni istanza di centralizzazione in un sistema altamente burocratico e con scarse competenze specifiche negli organi ministeriali si può tradurre solo in un sistema inceppato. Condivido l'ipotesi di responsabilizzare ex-post mantenendo l'autonomia decisionale delle sedi decentrate, ma ritengo che non rappresenterebbe un ostacolo insormontabile obbligare i settori scientifici-disciplinari a identificare una lista di riviste in ordine di rilevanza scientifica e un sistema di pesi per valutare le pubblicazioni scientifiche con un relativo livello minimo necessario. la discrezionalità si eserciterebbe sulla valutazione di merito e sull'integrazione della valutazione di altre attività didattiche e scientifiche, nel frattempo tutti saprebbero che cosa è considerato meritevole e cosa non lo è.
  3. Alessandro Figà-Talamanca Rispondi
    Avete provato a fare una ricerca comparativa? Ad esempio facendo uno studio il più possibile identico sulle promozioni dei professori francesi (che appartengono come i nostri a due fasce, oltre la classe eccezionale) Più difficile, ma certamente foriero di sorprese, sarebbe uno studio sulle promozioni negli SU, prendendo in esame ad esempio tutte le università che offrono studi di livello "graduate" in Economia, o almeno tutte quelle che offrono un Ph.D. Un confronto, come si fa di solito, e sulla base di impressioni, con le migliori 10 università degli SU non avrebbe senso.
    • La redazione Rispondi
      Il lavoro attuale non aveva obiettivi comparativi. eravamo interessati ad analizzare gli impatti delle diverse strutture concorsuali sulla dinamica di carriera. Tuttavia, allo stato attuale non appare che i mutamenti intercorsi abbiano dato un contributo rilevante all'incremento della meritocrazia. Va detto che stiamo ancora lavorando su un raffinamento della strategia di analisi empirica. I riferimenti teorici alla letteratura US sono pertanto legati alla formulazione delle ipotesi e alle strategie di analisi empirica, non alla comparazione tra sistemi. L'idea di osservare un sistema articolato in maniera simile è suggestiva. L'unico ostacolo che vedo è la raccolta dei dati. Mi chiedo se l'osservazione nasca da una conoscenza di specifiche fonti che potremmo essere molto interessati a recuperare. In tal caso ti preghiamo di contattarci.