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  1. lucia di giovine Rispondi
    vorrei far notare che le spese degli enti locali territoriali subiscono un continuo incremento annuale senza che i relativi amministratori se ne preoccupino più di tanto, essendo abituati a ottenere trasferimenti dallo stato e contributi della comunità europea. ritengo che ognuno di noi possa constatare gli sprechi che vengono effettuati con l'unico scopo di mantenere e consolidare clientele elettorali a tutti i livelli. a scapito dei servizi pubblici e delle tasche dei cittadini. tanto per fare un esempio, quest'anno il comune di perugia ha portato l'ici per gli immobili non locati al 9 per mille. penso che lo abbia fatto in piena autonomia decisionale di entrate in applicazione dell'art. 119 cost. . non mi sembra infatti che sia stata emanata una norma di legge statale in tal senso, nonostante la legge istitutiva preveda un'aliquota massima del 7 per mille e nonostante che la ripartizione delle competenze in materia tributaria preveda, stante una lettura letterale dell'art. 117 cost, la competenza dello stato per la definizione degli elementi essenziali dei tributi.
    • La redazione Rispondi
      E' legittimo essere per il centralismo per sfiducia nell'autonomia locale, ma non è questo il punto. Ribadisco la mia tesi: ci sono enti locali male amministrati ed enti locali bene amministrati; trattarli allo stesso modo e interferire nelle loro decisioni senza distinguere, non migliora le cose sul piano concreto, anzi le peggiora, ed implica un tradimento del federalismo sul piano dei principi.
  2. ANTONIO BOTTONI Rispondi
    Le sarei grato se potesse indicarmi dove posso approfondire il significato del controllo sul saldo di bilancio relativo alle spese degli enti locali. la ringrazio.
    • La redazione Rispondi
      Lo spirito e alcune delle possibili tecniche del controllo sui saldi si possono evincere dall'art. 30 della Finanziaria 2000 concernente il patto di stabilità interno introdotto dal precedente governo.
  3. Matteo Barbero Rispondi
    L'urgenza di dare attuazione al nuovo (ma ormai non più tanto!) art. 119 Cost. è innegabile. Proprio per questo pare francamente incomprensibile la scarsa attenzione di politici e studiosi (compresi Voi de LaVoce.info, che non ve ne siete occupati se non per criticarle, talvolta, mi sia consentita una critica bonaria, in modo abbastanza superficiale) nei confronti delle elaborazioni dell'Alta Commissione sul federalismo fiscale. Tali documenti rappresentano, infatti, per quanto ne sappia, l'unica proposta organica finora formulata nella direzione che tutti noi auspichiamo.
    • La redazione Rispondi
      Il rapporto finale dell'Alta Commissione sul federalismo, che finalmente ha visto la luce nei giorni scorsi, consente di avviare un confronto produttivo sui modi e sui tempi di realizzazione dell'art. 119 della Costituzione. Esso merita quindi immediata e forte attenzione. Ciò detto, rimane valida la mia tesi sul federalismo tradito, perchè la regola di non interferenza sulla spesa ma solo di controllo dei saldi è già desumibile con chiarezza dai principi esistenti: principi dei quali la Finanziaria 2006 rappresenta una vistosa violazione. Prof. Gilberto Muraro
  4. maria teresa leone Rispondi
    Capita anche che i comuni abbiano i soldi e non possano spenderli a causa dei limiti di spesa. E, si badi bene, la maggior parte dei soldi i comuni non li ricevono dallo Stato, ma dai propri cittadini, con un controllo politico sulla spesa, quindi immediato e costante. I limiti alla spesa dei comuni, insomma, serve solo a bilanciare gli sprechi dello Stato.