Lavoce.info

Brevetti, la tassa che appare e scompare

La Finanziaria 2006 contiene varie misure per incoraggiare la ricerca e l’innovazione. Tra le altre, c’è l’abolizione delle tasse sui brevetti. Peccato che solo in febbraio le tasse sul deposito, il rinnovo e anche l’imposta di bollo sui brevetti fosse stata aumentata del 30 per cento. Che deve aspettarsi un potenziale inventore sulla tutela della proprietà intellettuale in Italia? E l’abolizione è poi una buona idea? Eppure, per incentivare la ricerca e l’innovazione non servono tanti interventi, ma pochi e duraturi.

La Finanziaria contiene varie misure per incoraggiare la ricerca e l’innovazione. Tra le altre, c’è l’abolizione delle tasse sui brevetti.

Un repentino cambiamento di opinione

Tale decisione rappresenta un significativo cambiamento di opinione del Governo. Il primo febbraio 2005, infatti, l’esecutivo aveva aumentato del 30 per cento le tasse sul deposito, il rinnovo e anche l’imposta di bollo sui brevetti. A questo punto, se la legislazione cambia ogni sei mesi, non si capisce più cosa deve aspettarsi un potenziale inventore in materia di protezione della proprietà intellettuale.

In secondo luogo, azzerare le tasse sui brevetti vuol dire incoraggiare tutti i tipi di attività in questo campo. Siamo sicuri che sia una buona idea? È mai possibile che i tecnici del ministero dell’Economia non siano al corrente del dibattito sull’esplosione dell’attività di brevettazione strategica (brevetti depositati al solo scopo di scoraggiare altri inventori) soprattutto nei settori high-tech?

Più in generale, è mai possibile che non si sia ancora capito che incentivare la ricerca e l’innovazione non richiede tanti interventi, ma pochi e duraturi?

Lavoce è di tutti: sostienila!

Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molte altre testate, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!

Leggi anche:  Tasse sulle multinazionali: uno spiraglio dall’America

Precedente

Soluzioni italiane per una Germania con politica all’italiana

Successivo

Fallimento: una legge sulla strada giusta

  1. Giacomo Cosenza

    Ciao Francesco, e’ con molto piacere che ti leggo. Cosi come e’ con molto piacere che leggo la newsletter di lavoce.info.

    Posso provare a dare una risposta secca alla domanda del perche’ le tasse sui brevetti si alzano prima e si abbassano dopo? Tu, sembri supporre, perche’ sei di cuore buono, l’ignoranza. Io, che sono un poco meno tenero con chi ho conosciuto a Bruxelles e nei convegni durante la battaglia della rete contro la brevettabilita’ del software, rispondo in modo un tantino piu’ aggressivo: la pressione delle lobbies che in una storica votazione all’europarlamento di strasburgo del 6 luglio 2005 sono usciti pestati peggio del nostro Milan con il Liverpool. Hanno fallito li e ci riprovano qui.

    Articolo esemplare.

    Mimmo

    • La redazione

      Non sono addentro alle questioni politiche di Bruxelles, anche se ho incoraggiato e letto con interesse gli articoli usciti sulla voce nei mesi scorsi in materia. Non mi esprimo su questioni calcistiche.

      La politica dei brevetti è solo un tassello della più generale strategia di incoraggiamento dell’innovazione che il governo dovrebbe avere. Quello che mi preoccupa dell’approccio del governo è la mancanza di una tale strategia o, almeno, la sua incapacità di scegliere una strada e seguirla con convinzione.

      Francesco

  2. Michele Giudilli

    Di certo non sono le 300 € della tassa di brevetto a rilanciare la ricerca. Io, quale piccolo inventore, non temo tanto i costi della domanda italiana, quanto piuttosto i costi dei consulenti in IP, e quelli della procedura mondiale.
    Piuttosto è preoccupante, la mancanza di una strategia e l’assenza di una politica della ricerca e dell’innovazione nel nostro paese. Politica che viene sopperita, anzichè con un piano più organico e attraverso un vero rilancio, dal livello della tassa dei brevetti…. E poi suona tanto di: “Vuoi fare ricerca??? …. il brevetto lo offriamo noi”!!! Un pò come se ti invitano al ristorante e ti pagano solo il caffè….
    Senza dimenticare che suona molto demagogica: stiamo aiutanto la ricerca togliendo la tassa che ne protegge i risultati, dimenticando che la tassa brevetto dovrebbe finanziare l’Ufficio Brevetto… e quindi ben poco dovrebbe avere a che fare con il resto della contabilità nazionale…..

    • La redazione

      grazie, sottoscrivo tutte le sue parole. non ci si può stupire che in 5 giorni si tirino fuori solo proposte demagogiche. quello che mi stupisce è – lo ha dimostrato tremonti ieri – l’assenza di una visione e di una strategia in materia di produttività e innovazione in Italia. o almeno nel governo.

  3. Rosario Ballatore

    In questo periodo si parla tanto di ricerca e innovazione ,e delle inevitabili politiche che il nostro esecutivo dovrebbe attuare.
    Tutti saranno concordi con me che questa altalena (tassa si, tassa no) crea un pò di incertezza agli occhi di chi iventa e produce conoscenza.
    Credo che la chiave di volta per rilanciare il mercato della ricerca e dell’innovazione non siano i tagli fiscali(o meglio non solo), ma a mio parere ciò che va fatto è incentivare lo scambio di sapere tra chi produce conoscenza(Università e Centri di ricerca) e gli attori del sistema economico(imprese e P.A).
    Il problema è che questa politica riguarda non lo Stato italiano in toto,ma le singole regioni con i loro piccoli sistemi innovativi; se prima per le regioni era difficoltoso adesso è impensabile visto i recenti tagli agli enti locali previsti dall’ultima finanziaria.
    In sintesi il provvedimento di abolire la tassa sui brevetti, oltre a generare confusione, non produce nessun effetto perchè altri provvedimenti (tagli agli enti locali),remano nella direzione opposta.
    Un saluto a tutti.
    Rosario Ballatore

  4. Sergio Sulas

    In questi ultimi cinque anni ho fatto l’esperienza del deposito del brevetto italiano, del brevetto internazionale PCT e della nazionalizzazione del brevetto PCT. Procedura lunga e costosa che, per fortuna (devo proprio dire, per fortuna), è andata a buon fine. A cosa serve il brevetto italiano se non prevede nessuna procedura di valutazione della soluzione tecnologica di cui si chiede la protezione? Perchè il brevetto USA (agevolazione sui costi per le piccole imprese rispetto alle grandi) costa 6-8 volte meno dell’insieme dei brevetti che occorre depositare nei paesi dell’Unione Europea? Che fine ha fatto la proposta del brevetto comunitario? Se la competitività di un sistema produttivo dipende dalla sua capacità di innovare e di proteggere tali innovazioni non mi pare che siamo sulla strada giusta!
    Cardiali saluti
    Sergio Sulas

Lascia un commento

Non vengono pubblicati i commenti che contengono volgarità, termini offensivi, espressioni diffamatorie, espressioni razziste, sessiste, omofobiche o violente. Non vengono pubblicati gli indirizzi web inseriti a scopo promozionale. Invitiamo inoltre i lettori a firmare i propri commenti con nome e cognome.

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén