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  1. Mario Brambilla Rispondi
    Condivido l’articolo di P. Scevi sugli eccessivi vincoli burocratici e sui loro effetti nefasti in tema di uguaglianza dei diritti e di parità di trattamento degli immigrati. Vorrei integrare richiamando l’attenzione sulla preoccupante situazione vissuta anche dagli immigrati che già risiedono e lavorano nel nostro paese e che subiscono le pesantezze della burocrazia, con conseguenze anche gravi sulle condizioni di vita e di lavoro: si pensi anche solo ai tempi di rinnovo dei permessi di soggiorno e ai conseguenti impedimenti ad accedere a molti importanti servizi di base e alle difficoltà ad ottenere un lavoro regolare. Ancora più preoccupante è la precarietà che si sta generalizzando dovuta alla incongruenza tra le regole dell’attuale mercato del lavoro (sempre più dinamico e sempre più centrato su rapporti di lavoro flessibili) e la normativa sul soggiorno degli stranieri (improntata sul requisito della stabilità lavorativa). Pochi, peraltro, hanno colto la portata rovinosa delle recenti normative (DPR n.334 del 18/10/2004 e Circ. Min.Lav. n.9/2005 del 8/3/2005) che estendono i nuovi “contratti di soggiorno” agli immigrati già residenti e in particolare estendono due pesanti obblighi a carico dei datori di lavoro: la verifica della disponibilità di un alloggio adeguato e l’impegno a coprire i costi di rimpatrio. Questa inaspettata estensione (peraltro non prevista dalla Legge Bossi-Fini) non deve essere sottovalutata. Dalle prime informazioni dai Centri per l’impiego della Lombardia, sembrano già numerosi i casi rinuncia all’assunzione regolare di un lavoratore straniero a causa dei nuovi obblighi, e ciò anche ad opera di aziende consolidate e di agenzie di lavoro interinale. Alcuni casi si riferiscono a stranieri regolarmente in Italia da oltre quindici anni! Sembra diffondersi una sorta di “effetto scoraggiamento” riguardo l’assunzione regolare di un immigrato, con le conseguenze che si possono facilmente immaginare sul piano occupazionale, e non solo.