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  1. Francesco Bizzotto Rispondi
    Articolo e commenti sono belli. Mi chiedo se bastino queste denunce. Non credo. La PA, per non essere considerata palla al piede del Paese, deve uscire dai suoi schemi e provare a dire che Stato leggero (privatizzazione di servizi e sussidiarietà) e Federalismo possono coesistere! Servono tre cose. 1° un po' di CONCORRENZA (per esempio lavorando sui molti Consorzi e scegliendo, premiando "il miglior operatore del settore" di un certo servizio). Penso ai Comuni della provincia di Milano, ciascuno con la sua Anagrafe, Vigilanza, Centro informatico, Ufficio tecnico e Sportello unico... In un fazzoletto di terra esistono centinaia di spesso opachi, insindacabili duplicati. E Concorrere implica un comune valore / obiettivo; è diverso dal Competere (pura efficienza e risultato). 2° la PA impari a farsi APPREZZARE (anzichè tollerare). Come? Formando in modo mirato, qualificando i Servizi e Comunicando (ponendo in comune con i cittadini la sua attività). E qui arriva il nodo politico. Ma prima va detto che se la PA non imparerà a farsi apprezzare non potrà aumentare le tariffe dei suoi Servizi (i suoi introiti). 3° Anche i partiti devono uscire dagli schemi: smettere di pensare di essere MONOPOLISTI della rappresentanza e trovare il modo di superare la plateale separazione tra società e politica. Come? Coinvolgere, ascoltare, chiamare a contribuire. E motivare le scelte. E convincersi: esiste una pluralità (e mobilità) di consenso politico in Europa che va esplorata e valorizzata; ed esistono pezzi di progettualità politica che non vanno sprecati ma ricondotti a unità (è la via per sfuggire al dominio della tecnica e dei furbizia). Insomma va riformata la politica e i partiti devono rinunciare al monopolio, per continuare a svolgere la loro importante missione. Associno la Società civile organizzata (non il professore o il tecnico) al far politica: le riservino il 10% di tutti i posti negli EE.pp.
  2. LELIO CUSIMANO Rispondi
    Ho trovato nella nota molti punti condivisibili; mi pare tuttavia che si è persa l'occasione per mettere il dito su un'altra piaga: la comprovata "difficoltà" degli enti locali ad incassare le imposte accertate. Ici, Tarsu, Tosap segnano bassi valori di incasso. In Sicilia ad esempio manca all'appello, secondo il Formez, il 93% delle imposte comunali (già accertate) sui rifiuti urbani. Non sarebbe il caso di indagare se si tratta di inefficienze, di inadeguata organizzazione o di tecniche di acquisizione del consenso?
  3. Roberto Napoletani Rispondi
    Mi sembra, dalle notizie odierne (16.09.2005) che la proposta di finanziaria 2006 aggravi se è possibile il quadro della situazione delineata. Altro che federalismo e rispetto delle Autonomie Locali, qui si vuole chiudere gli Enti Locali, con buona pace dei cittadini che chiedono servizi, qualità della vita e sicurezza sociale.
  4. Maria Teresa Leone Rispondi
    Gli enti locali sono il mio lavoro: sono perfettamente daccordo con l'analisi fatta. E' assolutamente necessario rimarcare che "stato leggero" e federalismo "all'taliana" sono una contraddizione, non possono coesistere. Spero che la politica ne prenda atto, per evitare gli effetti perversi e fallimentari sulla finanza comunale.
  5. Giuseppe Gaggero Rispondi
    Mi congratulo con l'autore per aver portato in evidenza un argomento che spesso non occupa le prime notizie: la finanza locale. In effetti, ritengo estremamente utile la conoscenza, da parte dei cittadini, dei dati riguardanti la finanza locale del territorio in cui vivono, includendo in tale analisi non soltanto gli enti locali ma altresì le aziende autonome, le circoscrizioni, gli enti e, in definitiva, gli organismi in cui spesso si corre il rischio di contare più persone iscritte al libro paga che non "seggiole" su cui sedersi. Sarebbe opportuno, per entrare nel merito delle privatizzazioni dei servizi, che venissero pubblicati i dati relativi agli stessi, allo scopo di fornire ai cittadini gli elementi per valutare la redditività delle gestioni pubbliche. Occorrerebbe introdurre anche in tale settore il concetto del benchmark, ossia del miglior operatore del settore, in quanto sarebbe interessante conoscere, ad esempio, il quantitativo di spazzatura smaltita procapite per ogni dipendente dell'azienda di smaltimento, pubblica o privata, così come altri servizi. Mi rendo conto che, così facendo, si può scoperchiare la pentola del clientelismo, ma se vogliamo portare avanti contemporaneamente un modello di democrazia ed un equilibrio dei conti pubblici, non possiamo non conoscere i dati essenziali nella valutazione del buon operato degli amministratori (e, quindi, della politica). ... Colgo questa occasione per rendere grazie ancora una volta alla struttura de "Lavoce.info" per il prezioso contributo alla conoscenza ed alla comprensione dei fatti.
  6. Marco Zanichelli Rispondi
    Sarà sempre peggio. Da urbanista ho visto Comuni elaborare Prg a crescita zero per poi contrattare "privatamente" varianti specifiche con i proprietari terrieri, in cambio di una quota rilevante del terreno e della capacità edificatoria. Il Comune da pianificatore si sta trasformando in speculatore, svendendo quindi territorio e poteri. E da poche settimane, grazie alla legge Lupi/Mantini (assolutamente bipartisan) tutto ciò non si svolgerà più sottobanco, ma per regola.
  7. Roberto Napoletani Rispondi
    Sono totalmente d'accordo con l'autore dell'articolo. Anzi, aggiungerei che la crisi economico-finanziaria dei bilanci locali è un fenomeno che occuperà i prossimi Governi per almeno un decennio. L'effetto del federalismo all'italiana, della sussidierietà e di alcune riforme sbagliate si farà sentire sempre più e porterà gli EE.LL. sull'orlo del fallimento. Vi è poi la questione del patto di stabilità e del limite per la contrazione dei mutui, di cui non si capisce il senso per i Comuni e le Province, dato il vincolo di approvare i bilanci in pareggio ed in equilibrio economico. Limitare il tetto delle spese (anche di in conto capitale) per chi ha l'obbligo di non andare in disavanzo ha senso solo se vuole deprimere l'economia locale e bloccare gli investimenti in opere pubbliche, invece necessarie ai cittadini.