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  1. Federico Parmeggiani Rispondi
    Credo che nelle esecrabili vicende di questi ultimi giorni si sia riproposto il medesimo canovaccio che affligge la finanza italiana da tempi remoti: tendenzialmente fa affari e va avanti non il soggetto più concorrenziale e più affidabile, ma il soggetto che può vantare i migliori appoggi politici. In un segmento bancario come quello italiano, ove per molti anni l'accesso a banche straniere è stato interdetto dalla sua subordinazione alle esigenze economiche del mercato, purtroppo non fa tanto stupore che si siano ostacolate le banche estere, desta invece una preoccupazione sicuramente maggiore il fatto che questa volta sia stato pesantemente infangato il nome di un istituzione di vigilanza che ha sempre goduto di un grande prestigio anche all'estero. Forse è davvero ora di una profonda sterzata verso una definitiva modernizzazione di tutto il nostro segmento finanziario,partendo dalle tante autorità di vigilanza che vi operano (Banca d'Italia,consob,covip, isvap, antitrust), dotandole di strumenti sempre più deterrenti (ad esempio potenziando ulteriormente le sanzioni amministrative da esse irrogabili) per contrastare ogni tipo di abuso che possa essere perpetrato a danno della credibilità dei nostri mercati finanziari. Infine, oggi che le tanto caldeggiate dimissioni di Fazio tardano ancora ad arrivare mi sorge spontaneo un dubbio: cosa sarebbe avvenuto negli usa se vicende analoghe avessero visto come protagonista Alan Greenspan?
  2. GianPiero Rispondi
    Ancora uno scandalo, ancora stupore. Sono anni che le scalate finiscono nello stesso modo, con i debiti si comprano aziende, le svendono a pezzi, si intascano le plusvalenze, ed il gioco e' fatto; poco importa se a pagare sono sempre i soli. I finanzieri non sono ne di destra ne di sinistra, fanno solo i loro interessi. La Questione morale e' solo un parte del problema, la classe politica dovrebbe fare le regole e la classe imprenditoriale, all'interno di quelle regole, dovrebbe operare in campo economico ... si ma con quale fine? La massimizzazione degli utili a scapito della collettività? Sembra di si, basta ricordare alcune granzi operazioni del passato (Olivetti, Montedison, Telecom) o piu' recenti finite con i bond spazzatura in mano ai piccoli risparmiatori (Parmalat, Cirio) e fra poco chissa' quali altri sorprese. In tutto questo pero' i grandi manager si arricchiscono: come dice il nostro presidente del consiglio se la barca e' da ricchi e se ci sono tante barche in giro vuol dire che aumentano i ricchi ... ragionamento da bar mi verrebbe da commentare, perche' nulla si dice dell'aumento delle famiglie in difficolta. Da qui il ragionamento che mi porta a dire che dopo la Questione Morale, anzi insieme ad essa, dobbiamo aprire subito la Questione Sociale prima che la situazione degeneri ridando fiato ai cattivi maestri. Riproporre subito con forza la politica dei redditti, limitare nelle aziende pubbliche lo stipendio dei manager parametrandoli rispetto agli stipendi piu' bassi (es. max 20volte), creare un movimento di opinione affinche' le stesse regole vengano recepite nelle grandi aziende private, limitare l'operatività dei manager in aziende della medesima società. Qualcuno risponderà che queste sono limitazioni alla liberta' dei singoli di contrattare, a questi rispondo che la democrazia e lo sviluppo sociale comportano necessariamente delle rinunce per i singoli.
  3. Vito Piepoli Rispondi
    Ho appena finito di leggere un libro molto interessante che si intitola "Soldi: il libro nero delle finanza internazionale" edito da Nuovi mondi media, bene, appena ho visto quello che si era scoperto non mi sono meravigliato dato il contenuto del libro appena letto. Ma la cosa che più mi ha fatto impressione è notare che il nome delle banche straniere interessate nell' "affare" sono le stesse impelagate in altri scandali ben più importanti e rovinosi. Quindi mi son detto: ben spesi i 15 euro. Nel libro si afferma una frase molto indicativa del tenore etico riferibile a questa nuova classe dirigente finanziaria, la frase recita pressapoco così: "noi la giustizia la compriamo un tanto al metro..", anche se la frase era recitata da un finanziere straniero credo che i fatti hanno dimostrato che la globalizzazione non risparmia proprio nessun ambito dell'esistenza. A tacere di altre scalate un pò strane, un quesito mi viene spontaneo e cioè: che tipo di crescita sociale e sviluppo economico possiamo aspettarci da questa classe dirigente politico-economica?
  4. Massimo GIANNINI Rispondi
    Quello che non capisco é perché in Italia di fronte a regole violate la politica riesce sempre a negare l'evidenza...Troppo spesso e facilmente l'evidenza dei fatti é spazzata via da discorsi fumosi. E come diceva un sociologo "la realta diventa pura apparenza perché é il giudizio degli altri a dargli consistenza". E il problema del contenuto delle intercettazioni diventa il problema delle intercettazioni. Possibile che quando un politico parla, di destra o sinistra, anche se alta carica dello Stato, é sempre senza contraddittorio? Non gli viene mai chiesto un briciolo di "supporting evidence" per quello che sta dicendo e l'opinione pubblica, che approfondisce poco, rimane con l'ultima "voce", la più alta? Come si puo' arrivare ad un più alto rispetto delle regole in Italia? Mi viene in mente lo sketch di Verdone che mostrando la pistola e alla domanda chi te l'ha data quella mostrava un semplice porto d'armi: semplice "supporting document" appunto...una regola.
  5. AR Rispondi
    Chiar mo Prof Onado, il suo articolo chiarisce, se mai ce ne fosse bisogno, il disprezzo che i nuovi imprenditori rampanti, la futura classe dirigenziale, abbiano avuto per le regole di mercato e le forme di tutela delle stesse. Dispiace anche dover evidenziare il ruolo quantomeno sospetto, volendosi mantenere estremamente cauti, del governatore Fazio. Quello che ormai non suscita più scalpore è l'attegiamento della famigerata seconda carica dello stato, che candidamente sostiene di non rinvenire alcuna procedura non conforme alle regole. La tragedia purtroppo è che il nostro Primo Ministro è sincero nell'esprimere la sua vicinanza, anzi addirittura l'intenzione di tutelare i diritti lesi dei "concertisti". D'altra parte in veste di ex-collega (ex?) di questa nuova classe imprenditoriale, avendo avuto via libera per anni ad operazioni altrettanto avventurose, auspica che lo stesso possa accadere ancora ai suoi avventurosi amici.