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Più punti, più infrazioni

Perché la patente a punti dovrebbe comportare una riduzione degli incidenti stradali? Non c’è una teoria a spiegarlo né risultati definitivi delle indagini empiriche. Certo è che i guidatori diventano più virtuosi quando si avvicinano alla soglia del ritiro della patente. I punti funzionano come deterrente solo se diventano una risorsa scarsa. Ma in Italia reintegrarli non è costoso. Se ne incentiva così un consumo maggiore, con un tasso più elevato di violazione del codice della strada. Sarebbe invece auspicabile eliminare i bonus e ridurre le occasioni di riacquisto.

Il primo luglio la patente a punti italiana ha compiuto due anni. In questo biennio il numero dei decessi e dei feriti connessi a incidenti stradali si è ridotto e il Governo ne ha attribuito il merito a questo strumento e al mutamento dei comportamenti di guida dovuto alla sua introduzione.

La teoria che manca e il paradosso dei punti

In realtà non è affatto facile interpretare i dati in via univoca. Nonostante la patente a punti sia oggi adottata in moltissimi paesi, manca del tutto una teoria che spieghi perché con essa i soggetti dovrebbero modificare i propri incentivi a violare il codice stradale. Le indagini empiriche non sono conclusive e non vi è consenso sui risultati ottenuti, specie sulla relazione esistente tra patente a punti e riduzione degli incidenti stradali. C’è tuttavia un dato sul quale molte indagini convergono: la patente a punti avrebbe l’effetto di rendere più virtuosi i guidatori man mano che i punti perduti raggiungono una determinata soglia, al di là della quale è molto probabile incorrere nel ritiro.
Uno studio sull’Australia ha mostrato come, a parità di monitoraggio da parte delle forze dell’ordine, passi molto più tempo tra la seconda e la terza infrazione di quanto non ne passi tra la prima e la seconda. E in Germania e in Italia solo un quota trascurabile della popolazione che ha perso dei punti, ne ha poi consumato l’intero ammontare, incorrendo nel ritiro della patente: meno dello 0,4 per cento. Ciò significherebbe che per una ampia fascia di guidatori, il ritiro della patente costituisce una perdita economica significativa, da evitare senz’altro. Di conseguenza, per almeno una parte della popolazione, i punti valgono poco quando sono tanti (e si tende a consumarli), ma valgono molto quando sono scarsi (e si tende a preservarli).  Se ciò è vero, se ne deve concludere che la patente a punti genera un paradosso: perché sia davvero efficace come meccanismo deterrente, è necessario che gli automobilisti (o almeno una parte di loro) consumino al più presto la propria dotazione dei punti fino a raggiungere la soglia critica che ne modifica in senso virtuoso il comportamento. Ovvero, la velocità con la quale si ottengono in media guidatori prudenti dipende dalla velocità con la quale essi risultano aver violato le regole in passato. Non deve quindi sorprendere se il successo della patente a punti si accompagna nel breve periodo a un incremento e non a una riduzione delle violazioni del codice stradale.

Il bonus porta danno

D’altra parte, se la propensione a “consumare punti” dipende dall’ammontare di quelli di volta in volta disponibili, il paradosso comporta che l’assegnazione di bonus a coloro che non sono incorsi in sanzioni (compreso chi le ha violate sistematicamente senza essere scoperto) “rilasci” il vincolo dei punti e riduca il valore medio di quelli posseduti (rendendo la soglia critica più lontana). Ciò significa che per una parte della popolazione, l’assegnazione del bonus genererà perversi incentivi a violare le regole piuttosto che a mantenere integra la propria dotazione. E ciò vale anche per tutte le misure di reintegro dei punti poco costose (in termini di multe e di tempo di acquisizione). Diverso sarebbe il caso in cui i punti fossero rappresentati da crediti monetari o fossero “negoziabili” (come nel caso dei tradeable permits ambientali) e quindi monetizzabili dai titolari.
In altre parole, i punti funzionano come deterrente quando diventano una risorsa economica scarsa (o rinnovabile ad alto costo). Tutte le volte che se ne incrementa la rinnovabilità si finisce per indurre maggior consumo di punti e dunque un tasso più elevato di violazione del codice della strada. Non dovremmo dunque meravigliarci se in futuro, quando saranno disponibili i dati sul prossimo biennio, osserveremo un incremento nella violazione del codice stradale da parte di coloro che oggi ricevono il bonus o di quanti reintegrano i propri punti.
Il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti ha molto insistito sul premio attribuito ai guidatori virtuosi. Ma è probabile che si rilevi controproducente. Per i veri virtuosi, infatti, i punti non hanno alcun valore. Per quelli che non stati virtuosi, ma semplicemente fortunati e non scoperti, i nuovi punti rafforzeranno gli incentivi a violare il codice, perlomeno fino al raggiungimento della soglia critica dei punti perduti. Sarebbe invece auspicabile una riforma dell’attuale sistema volta a eliminare i bonus e a ridurre le occasioni di rinnovo dei punti. In altri paesi, infatti, nei quali l’orizzonte temporale di consumo dei punti è molto più ampio (in taluni casi coincide con la vita del guidatore), e dove non sono previsti strumenti di facile riacquisto dei punti, si è osservata una costante riduzione media delle violazioni stradali.

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11 commenti

  1. alberto vergine

    Bella e originale la riflessione di Basili e Nicita. Unico appunto che mi sento di fare riguarda quello che potrebbe essere scambiato per un auspicio alla “negoziabilità” dei punti. Ciò favorirebbe ulteriormente le fascie di conducenti a reddito forte che già ( sensazione del tutto soggettiva ma, credo, non lontana dalla realtà) rappresentano una bella percentuale tra gli utenti sanzionati. Ciò che manca in realtà è la capacità di controllo del territorio (strada). Basti l’esempio del tasso alcolemico: Francia 2.700.000/anno, Italia circa 500.000 controlli.

    • La redazione

      Grazie dei complimenti. Il passaggio sulla ‘negoziabilità’ era più un paradosso, in effetti, che una proposta. Certamente la negoziabilità dei punti produrrebbe gli effetti da lei indicati. Al contrario, l’introduzione di un sistema a punti, come quello della patente, in contesti in cui già esistono permessi negoziabili (tipo i permessi ad inquinare) potrebbe
      incrementare la deterrenza generale. Il nostro ragionamento sulla patente è stato pensato per ogni dato livello di controllo. Concordiamo con Lei che un incremento dei controlli, comportando un più veloce esaurimento dei punti,
      indurrebbe un cambiamento repentino dei comportamenti in senso virtuoso, almeno per una parte della popolazione. In realtà il sistema attuale andrebbe modificato in diversi aspetti per essere davvero più efficace. Mi permetta di rinviarla ad un ns paper teorico dal quale abbiamo tratto l’articolo apparso su lavoce.info: (http://www.econ-pol.unisi.it/ab_quaderni/ab458.html).
      Antonio Nicita

  2. Nicola Mezzadri

    Il bonus non potrebbe avere una funzione di gratifica nei confronti di chi tiene un comportamento virtuoso e di stimolo nei confronti di chi ha perso punti e quindi stimolare questi ultimi (per i quali i punti valgono di più) a cambiare il proprio comportamento al fine di migliorare la propria situazione? La negoziabilità penso abbasserebbe il costo economico del reintegro dei punti, indebolendo l’incentivo.

    • La redazione

      Se la popolazione di guidatori fosse omogenea e avesse delle preferenze tali per cui preservare i punti (e ricevere il bonus) implica una maggiore utilità o soddisfazione rispetto al loro consumo, lei avrebbe certamente ragione. Alcuni autori hanno ad esempio rilevato un effetto stigma del perdere i punti. Il vero problema è che la popolazione dei guidatori ha
      preferenze eterogenee e lo scopo di un sistema quale quello della patente a punti è quello di promuovere una deterrenza specifica o individuale, cioè di colpire proprio i soggetti che più sono portati a commettere infrazioni. In un paper teorico più ampio(http://www.econpol.unisi.it/ab_quaderni/ab458.html) abbiamo considerato tre tipologie di soggetti: quelli che conservano sempre i punti (tipo A), quelli che li consumano fino ad una certa soglia (tipo B) e quelli che li consumano sempre tutti (tipo C). La nostra conclusione è che la patente a
      punti per essere efficace deve rendere meno rinnovabili sia i punti (per iltipo B) che il rinnovo della patente (per il tipo C).
      Antonio Nicita

  3. DAM

    Innanizutto complimenti per l’intervento, interessante e intellettualmente provocatorio;
    Tuttavia, se abbandoniamo le ipotesi dei mercati perfetti, ci confrontiamo con comportamente irrazionali: i conducenti, a fronte dello spauracchio della perdita dei punti, hanno ridotto *da subito* le condotte scorrette, nonostante disponessero della dotazione completa di punti.
    Peraltro i punti hanno affiancato il precedente impianto sanzionatorio, anziché sostituirlo, aumentando così nel complesso i deterrenti verso le violazioni del codice.

    • La redazione

      Grazie dei complimenti. Certamente le assunzioni circa la razionalità e le preferenze verso il rischio assumono una rilevanza centrale nel design di meccanismi efficaci ed efficienti di deterrenza. Dalla letteratura su traffic law anforcement emerge, ma solo in parte e in via transitoria,
      l’effetto da lei prospettato. Tipicamente, l’introduzione di un sistema di punti si accompagna a maggiori controlli nle breve periodo. Inoltre il guidatore ha l’aspettativa che il nuovo sistema si accompagni a maggiori controlli. Ciò produce un effetto di moderazione subito dopo l’introduzione del sistema dei punti. Se, tuttavia, tali aspettative resteranno deluse, i
      guidatori sconteranno abbastanza rapidamente l’effetto iniziale e torneranno ai livelli di infrazione pre-patente a punti. Diverse analisi empiriche effettuate in diversi paesi mostrano questo effetto.
      Antonio Nicita

  4. alter

    Concordo sul’inutilità sociale, o peggio, di far guadagnare il bonus di 2 punti a chi ha avuto comportamenti corretti; allora tanto varrebbe, in modo speculare, irrigidire la sanzione per chi è recidivo, e incrementare progressivamente la pena per chi sbaglia la 2a, la 3a volta ecc. (come mi sembra faccia anche in determinati casi l’ordinamento penale); e allora sì la cosa sarebbe palesemente ingiusta, e creerebbe rimostranze nell’opinione pubblica.

    • La redazione

      Non sono sicuro che vi sia perfetta simmetria tra gli effetti negativi del bonus e quelli di sanzioni crescenti per comportamenti recidivi. Uno degli obiettivi della patente a punti è quello di promuovere individual deterrence, ovvero di colpire proprio i recidivi, pur lasciando una certa flessibilità nella scelta intetrtemporale delle infrazioni. Aggiungo che un
      sistema efficace di punti dovrebbe prevedere, come avviene in Australia, un sistema di raddoppio dei punti sottraibili per infrazione in periodi nei quali più guidatori si mettono in strada (tipicamente i week end e le vacanze natalizie, estive ecc.). Sarebbe auspicabile che proprio in questi giorni un simile provvedimento venga adottato anche da noi.
      Antonio Nicita

  5. Kurt Frei

    Interessante tutta l’analisi e il paradosso. Quanto all’ipotesi di abolire il bonus, trovo abbia solidi fondamenti anche in termini di principio. A mio parere l’idea di premiare l’osservanza della legge ne sovverte il senso e la portata morale – garantire la sicurezza altrui è un dovere ed una responsabilità; ne derivano l’incentivo ad attribuire scarso valore ai punti quando non scarsi e la promozione dei comportamenti da “falsi virtuosi”. Un messaggio devastante, assimilabile a quello associato al concetto di condono. Di conseguenza trovo coerente l’idea di ridurre ridurre le occasioni di rinnovo dei punti (per es. limitare la dotazione di punti disponibili dopo la prima sospensione) in modo da aumentarne il valore enfatizzando, allo stesso tempo, la portata della legge.

  6. luigi

    Concordo pienamente con le motivazioni poste dagli autori sulla importanza di ridurre i punti disponibili e rendere più difficile il loro “riacquisto” (di questo si tratta di fatto). Sono anche convinto, però, che l’attuale meccanismo sia unicamente frutto dei soliti compromessi delle leggi italiane: introduco un meccanismo sanzionatorio semplice ed efficace ma ti do la possibilità di aggirarlo (basta pagare!).

  7. roberto puzone

    Il sistema dei punti credo funzioni proprio perche inserisce una penalita “non pecuniaria”, evitando discriminazioni.
    ciò detto però il sistema attuale non ha provveduto a razionalizzare il codice, cosicche si perdono punti per infrazioni di pochissimo conto e spesso indispensabili per poter circolare (limiti di velocita incongruenti, divieti di sosta discrezionali, segnaletica orizzontale assurda). Ciò già determina una cronica perdita di punti per infrazioni che nulla hanno a che vedere con la sicurezza. Il sistema bonus agisce come correttore qui, limitarlo è del tutto assurdo.
    Se va fatta una riforma, prima vanno ridotti i casi in cui si perdono punti, evitando specificamente che vi rientrino comportamenti per i quli la normale multa pecuniaria e’ gia piu che sufficiente.
    In alternativa saranno solo gli avvocati a guadagnarci, il che e’ ben poco produttivo: ogni cosa costa, al di la degli usi propagandistici, e va usata per la sicurezza, quanto e dove serve.

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