La complessità dei prodotti non solo aggiunge costi non necessari, ma agisce anche come potente disincentivo al risparmio previdenziale. Semplificare il sistema contribuisce a una maggiore trasparenza e aiuta a chiudere un gap pensionistico sempre più preoccupante. Il problema investe paesi che da più tempo di noi hanno dato vita a un sistema di previdenza complementare. Se gli intermediari italiani pensano di poter riproporre le tipologie di prodotto e i livelli di commissioni del passato, il mercato non decollerà e per molti il futuro da pensionato sarà nero.

Come ha detto giustamente un recente rapporto inglese, la pensione è un concetto semplice che tutti hanno ben chiaro: è solo il mezzo con cui ci assicuriamo un reddito nell’età non lavorativa. (1) Questo concetto semplice è stato via via complicato dall’azione congiunta di produttori, distributori e delle stesse autorità di regolamentazione.

I danni della complessità

Il pericolo generale è che le famiglie non risparmino abbastanza per la propria pensione, o perché sovrastimano i redditi che potranno essere percepiti durante il periodo lavorativo. O perché sottostimano il rischio insito nei vari sistemi pensionistici e, all’interno di questi, in ciascuno dei prodotti disponibili. Dove si è cercato di misurare il fenomeno, si è scoperto che il rischio è tutt’altro che astratto. Il Fondo monetario internazionale, nel suo recente rapporto sulla stabilità finanziaria, ricorda che “there remains concern in some countries that households may not be adjusting their savings rates to achieve past or necessary replacement rates”. (2)
Paesi più avanti di noi nella previdenza complementare stanno costatando che la complessità dei prodotti previdenziali non solo aggiunge costi non necessari in un momento in cui la demografia sta ridiscutendo l’aritmetica delle pensioni, ma agisce anche come potente disincentivo al risparmio previdenziale. Di conseguenza, semplificare il sistema non solo contribuisce a raggiungere gli obiettivi di trasparenza, formalmente sempre perseguiti, ma aiuta anche a chiudere un gap pensionistico sempre più preoccupante. La semplicità dunque, non è un obiettivo in sé, ma lo strumento per raggiungere obiettivi di straordinario rilievo sociale.
In tutti i paesi, quindi anche in Italia, il mercato del risparmio gestito rischia di essere dominato dalla rete commerciale: i prodotti sono confezionati non in relazione alle esigenze effettive dei risparmiatori, ma alle valutazione dei distributori su quali saranno i prodotti più facilmente collocabili. Sembra il concetto del beauty contest di cui parlava Keynes, ma ancora più complicato (e dannoso per l’efficienza complessiva). Come afferma un altro rapporto inglese, il Myners Report, ciò riduce fortemente gli incentivi per i produttori a puntare sulle qualità intrinseche dei propri prodotti (rischio, rendimento, semplicità): piuttosto gli sforzi saranno diretti a convincere i distributori a vendere i propri prodotti a spese di quelli altrui e a seguire le indicazioni della rete commerciale. (3) Di conseguenza, (questa è una delle frasi-chiave del rapporto) “il vero cliente dell’intermediario che fornisce il prodotto finanziario è il consulente (cioè la rete di vendita), e non l’investitore”.
La conclusione fondamentale del Myners Report è molto importante. Date queste caratteristiche strutturali del mercato del risparmio gestito, la complessità dei prodotti, lungi dall’attenuarsi, tende ad aumentare nel corso del tempo e a dare origine a un circolo vizioso a tutto danno dei risparmiatori. È interessante che la conclusione di policy fondamentale del rapporto riguardi l’opportunità di individuare, per ciascuna categoria, prodotti caratterizzati dalla massima semplicità, regolamentati in modo standard e che possano essere venduti ai risparmiatori meno sofisticati anche in assenza di una consulenza specifica. La protezione dell’investitore sarebbe assicurata dalla regolamentazione di prodotto (come era un tempo per i fondi comuni) e non dalle regole di know your customer e suitability che sono alla base dell’attività di consulenza legata alla vendita di servizi di investimento.(4)

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La scelta del risparmiatore

Se questi sono i problemi che affliggono il risparmiatore inglese, che ha il vantaggio di vivere in un paese in cui la previdenza complementare è partita decenni prima di altri e in cui è forte l’attenzione alla semplicità e alla chiarezza, vengono i brividi a pensare a quello che può succedere da noi, quando la riforma da lungo attesa comincerà a entrare a regime. Le scelte dei risparmiatori rischiano di essere fatte nel migliore dei casi sulla base di due elementi. Il primo è la misura dei rendimenti lordi passati, magari riferiti solo all’ultimo anno. Il secondo è l’avversione al rischio che tipicamente porta a privilegiare i prodotti a basso rischio, rispetto a quelli che – secondo i presupposti della teoria – dovrebbero consentire i rendimenti attesi più elevati e che quindi sono più in grado di costituire i capitali necessari a una pensione complementare adeguata.
Per quanto riguarda il primo aspetto, occorre quindi garantire che il risparmiatore abbia una informazione piena e chiara in merito all’incidenza delle commissioni sia rispetto al rendimento lordo, sia rispetto ai versamenti che vengono periodicamente effettuati. Questo aspetto è fondamentale perché una semplice simulazione dimostra che le commissioni totali (total expense ratio o Ter) possono assorbire quote elevate delle somme versate: su un arco di tempo trentennale, ad esempio, un Ter compreso fra l’1,5 e il 2 per cento (valori frequenti nel settore) assorbe fra oltre un quarto e un terzo dei versamenti totali. In uno scenario a lungo termine di bassi tassi di interesse (e premio al rischio inferiore al passato) questo vuole dire per il futuro pensionato partire in salita. Se poi l’avversione al rischio spinge verso i prodotti monetari e obbligazionari (che hanno spese più basse, ma con un’incidenza maggiore sul rendimento lordo) la possibilità di costituire una pensione complementare adeguata si riduce al lumicino.
La prima sfida dell’industria del risparmio gestita è quindi quella di offrire prodotti semplici e a basso costo. Se gli intermediari ritengono di poter riproporre nel nuovo mondo del risparmio previdenziale le tipologie di prodotto e i livelli di commissioni del passato, non ci sarà riforma che tenga: il mercato non decollerà e per molti futuri pensionati si delinea un domani simile a quello dei vecchietti delle vignette di Altan.


(1) “A Simpler Way to Better Pensions”, An independent report by Alan Pickering , July 2002, pag. V, (traduzione italiana disponibile a cura della Covip)

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(2) Imf; Global Financial Stability Report. Market Development and Issues, Washington, April 2005, (pag.75).

(3) The Myners Review of Institutional Investment for HM Treasury, HM Treasury May 2000.

(4) “The (Myners) Review therefore recommends the introduction of a suite of simple and comprehensible products, the features of which would be sufficiently tightly regulated to ensure that, with certain additional safeguards, these could be purchased safely without regulated advice”.

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